Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5041 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. II, 16/02/2022, (ud. 25/11/2021, dep. 16/02/2022), n.5041

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 6252/2017 proposto da:

G.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA QUINTINO

SELLA 41, presso lo studio dell’avvocato ROSALBA BURRAGATO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

GI.AR., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA RE DI

ROMA 21, presso lo studio dell’avvocato ANGELO FIUMARA, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

G.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA QUINTINO

SELLA 41, presso lo studio dell’avvocato ROSALBA BURRAGATO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente al ricorso incidentale –

contro

G.R., G.F.;

– intimate –

avverso la sentenza n. 3844/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 15/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/11/2021 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.ssa

Dott. CERONI Francesca, che chiede l’accoglimento del ricorso

principale e dichiara l’inammissibilità o il rigetto di quello

incidentale.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1 Con citazione del 7.12.1999 G.R. convenne in giudizio Gi.La. per far accertare l’occupazione senza titolo dal 1984 di un locale con accesso da via del Trullio 125 (da lei acquistato iure hereditatis dai genitori G.P. e R.I.) e dell’annessa zona di distacco di mt. 4,00 x 26,00 e per ottenerne il rilascio previa riduzione in pristino dello stato dei luoghi, oltre al risarcimento dei danni.

Precisò l’attrice che nel 1987 Gi. aveva domandato il trasferimento dell’immobile ai sensi dell’art. 2932 c.c. e il giudizio si era concluso con esito per lui sfavorevole.

Il convenuto si oppose alla domanda chiedendo in via riconvenzionale, per quel che rileva in questa sede, l’accertamento del suo diritto di proprietà sugli immobili in contestazione per intervenuta usucapione.

Nel giudizio intervennero volontariamente gli altri eredi G., cioè S. e F., associandosi alle difese dell’attrice e chiedendo a loro volta il rilascio e il risarcimento dei danni.

Il Tribunale di Roma, con sentenza del 7788 dl 11.4.2008, respinta le domande principale proposta dall’attrice e dagli interventori volontari, accolse invece la domanda riconvenzionale del convenuto, dichiarandolo proprietario dell’immobile per intervenuta usucapione.

Proposero appello l’originaria attrice G.R. e l’interventore G.S., nonché, con atto separato, l’altra interventrice G.F., che dichiarò di voler aderire all’appello principale.

Anche il convenuto Gi. impugnò la sentenza di primo grado con appello incidentale nella parte relativa al rigetto della domanda risarcitoria e alla compensazione delle spese.

2 La Corte d’Appello di Roma, con sentenza del 15.6.2016, ha respinto tutte le impugnazioni sia quelle del G. che quella incidentale del Gi. e per giungere a tale conclusione ha osservato, per quanto ancora interessa in questa sede;

– che il convenuto aveva provato di aver posseduto il locale quanto meno dalla data di immissione in possesso in forza dell’acquisto con atto per notaio D. del 19.6.1972 (acquisto dai danti causa degli appellanti) e anche successivamente al ritrasferimento dello stesso bene ai G. – R. del 22.5.1973;

– che non poteva attribuirsi valore alla scrittura del 13.10.1984 (tra il dante causa degli appellanti G.P. il Gi.) circa il trasferimento del possesso, in quanto superato dalle prove raccolte e dal giudicato sulla mancanza di prova della scrittura;

– che il possesso a far data dal giugno 1972 rendeva irrilevante la questione dell’interruzione del termine di usucapione per effetto delle domande giudiziali tardive proposte dai G. nell’ambito del giudizio ex art. 2932 c.c., intrapreso dal G. per la non anteriorità della prima domanda “all’ottobre 2002” (così si legge testualmente, ndr.), sicché doveva ritenersi che alla suddetta data era maturato il termine minimo ventennale del possesso ad usucapionem;

– che l’accoglimento della riconvenzionale determinava l’assorbimento delle riconvenzionali subordinate oltre che il rigetto della domanda di revindica dei G. oggetto degli appelli proposti dai medesimi, delle connesse domande accessorie e il superamento di tutte le eccezioni preliminari sollevate dall’appellato.

2 Contro tale sentenza, G.S. ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi contrastati con controricorso da Gi.Ar. (quale erede di L.), che ha altresì spiegato ricorso incidentale condizionato sulla base di otto motivi.

In prossimità dell’udienza le parti hanno depositato memorie.

Il Procuratore Generale ha concluso per il l’accoglimento del ricorso

principale e l’inammissibilità o il rigetto di quello incidentale.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1 Col primo motivo il ricorrente denunzia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, l’omesso esame circa un fatto decisivo, la violazione degli artt. 1140,1158,1165,2943,2945 c.c. e art. 170 c.p.c., nonché, ai sensi dell’art. 132 c.p.c., n. 4, l’omessa motivazione, per avere la Corte d’Appello omesso di considerare la rilevanza dell’atto pubblico di vendita 22.5.1973 per notaio D. ai fini della individuazione del dies a quo del possesso ad usucapionem del Gi.. Evidenzia che all’art. 4 del contratto era contenuta apposita clausola di trasferimento del possesso dell’immobile “da oggi” agli acquirenti G., per cui il possesso del Gi. poteva iniziare il suo decorso solo a partire dal 23.5.1973. Si duole ancora del rigetto dell’eccezione di interruzione del termine per usucapire, fondata sulle domande di rilascio formulate in separato giudizio dai G..

1.2 Col secondo motivo si denunzia la violazione degli artt. 2700,2724,2725 e 1350 c.c., per avere la Corte d’Appello dato rilievo alla prova per testi anziché dichiararla inammissibile per contrarietà all’atto scritto del 22.5.1973 sul trasferimento del possesso ai G..

1.3 Col terzo motivo di ricorso si denunzia la violazione degli artt. 1140,1158 e 1165 c.c., per avere la Corte d’Appello negato valore interruttivo dell’usucapione alla domanda proposta dal Gi. nel 1987 ai sensi dell’art. 2932 c.c..

2 Il primo motivo di ricorso principale è fondato sotto il profilo dell’omesso esame circa un fatto decisivo.

L’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (cfr. Sez. U., Sentenza n. 8053 del 07/04/2014 Rv. 629831).

Nel caso in esame, il ricorrente ha segnalato, come fatto storico decisivo per individuare l’inizio del possesso ad usucapionem del Gi. il giorno successivo a quello di stipula dell’atto 22.5.1973 per notaio D. con il quale, all’art. 4, il Gi. medesimo aveva espressamente trasferito il possesso del bene agli acquirenti coniugi G. – R.: secondo il ricorrente, dunque, se il 22.5.1973 il possesso era stato trasferito ai predetti coniugi, il Gi. avrebbe potuto iniziare a sua volta a possedere solo dal giorno successivo, cioè dal 23.5.1973.

Di ciò si era discusso nel giudizio di appello (cfr. pag. 5 del ricorso, ove si sintetizzano i motivi di appello, tra i quali figura quello sull’errato computo dei termini ai fini dell’usucapione per la mancata valutazione di atti interruttivi da rilevarsi nelle domande riconvenzionali di G.S. e R.; cfr. altresì sentenza impugnata pag. 6).

A fronte della deduzione di un tale fatto storico, certamente decisivo, ai fini del corretto computo del ventennio, la Corte d’Appello ha invece ritenuto (v. pag. 6) che il possesso del Gi. fosse iniziato quanto meno dal 19.6.1972 (data in cui egli aveva acquistato dai G. – R.) e vi ha agganciato, senza soluzione di continuità, un possesso successivo al ritrasferimento del 22.5.1973.

Così facendo, però, la Corte d’Appello ha omesso di considerare che l’atto del 22.5.1973 conteneva la clausola (art. 4) di trasferimento del possesso ai G. – R. da quella data, e da tale elemento non ha tratto le debite conclusioni.

L’omessa considerazione della portata dell’art. 4 del contratto, e quindi la ritenuta datazione dell’inizio del possesso al mese di giugno 1972, ha spinto la Corte di merito, in una sorta di “effetto domino” a negare efficacia interruttiva del corso dell’usucapione alle domande di rilascio, seppur inammissibili, proposte nell’altro giudizio dai G. nell’ottobre del 1992 (e non nel “2002”, come si legge per un evidente refuso in sentenza a pag. 7).

Ora, considerato che le disposizioni relative alle cause di interruzione della prescrizione si osservano, in quanto applicabili, rispetto all’usucapione (art. 1165 c.c.), va richiamato in proposito il principio secondo cui la domanda, pur se inammissibile, ha effetti interruttivi della prescrizione (cfr. Sez. U., Sentenza n. 1516 del 27/01/2016 Rv. 638433; Sez. 2, Sentenza n. 23017 del 14/12/2012 Rv. 624455).

Si impone pertanto la cassazione con logico assorbimento dei restanti motivi e un nuovo esame sulla scorta del fatto decisivo trascurato e del principio di diritto esposto.

2.1 Passando all’appello incidentale condizionato spiegato dal Gi., col primo motivo si denunzia violazione degli artt. 347 e 165 c.p.c., per avere la Corte di merito omesso di dichiarare improcedibile l’appello di G.S. e R. non avendo costoro depositato entro i dieci giorni dalla notifica l’atto in originale.

2.2 Col secondo motivo si denunzia violazione degli artt. 342 e 163 c.p.c., per avere la Corte di merito omesso di dichiarare inammissibile l’appello per difetto di specificità dei motivi.

2.3 Col terzo motivo si denunzia violazione degli artt. 343 e 166 c.p.c., per avere la Corte d’Appello omesso di dichiarare l’inammissibilità dell’appello incidentale di G.F., proposto con comparsa di costituzione 1.4.2009 mentre il termine di costituzione scadeva in data 27.3.2009 (venti giorni prima dell’udienza di comparizione fissata per il 16.4.2009).

2.4 Col quarto motivo si denunzia violazione dell’art. 333 c.p.c., per avere omesso la Corte d’Appello di dichiarare inammissibile per tardività l’impugnazione di G.F. contenuta nell’atto di citazione notificato il 18.3.2009: secondo il ricorrente incidentale, essendole stato notificato l’appello in data 8.1.2009 da G.S. e R., G.F. avrebbe dovuto proporre l’impugnazione incidentale nello stesso processo e non promuovere un autonomo giudizio. Rileva inoltre che la notifica dell’impugnazione equivale a notifica della sentenza, per cui la stessa avrebbe dovuto tutt’al più impugnare nei trenta giorni dalla notifica della sentenza, quindi entro il 7.2.2009.

2.5 Col quinto motivo si denunzia violazione degli artt. 99 e 100 c.p.c., per avere la Corte di merito omesso di esaminare l’eccezione di carenza di legittimazione attiva del G. che era stata sollevata nel corso del giudizio e ribadita anche in secondo grado.

2.6 Col sesto motivo si denunzia violazione degli artt. 105,167 e 267 c.p.c., per avere la Corte d’Appello omesso l’esame della censura sulla legittimità dell’intervento di G.S. e sulla qualificazione dello stesso.

2.7 Col settimo motivo si denunzia violazione degli artt. 1418,1414 c.c., per omesso esame dell’eccezione di nullità dell’atto 22.5.1973.

2.8 Con l’ottavo motivo (per un mero refuso di scritturazione, nella rubrica la censura è distinta col n. 9) si denunzia, infine, ai sensi dell’art. 132 c.p.c., n. 4, la nullità della sentenza per omessa motivazione nella parte in cui la Corte d’Appello ha ritenuto superate tutte le eccezioni subordinate del convenuto.

L’impugnazione incidentale è inammissibile.

Come costantemente affermato da questa Corte, il ricorso incidentale per cassazione, anche se qualificato come condizionato, presuppone la soccombenza e non può, quindi, essere proposto dalla parte che sia risultata completamente vittoriosa nel giudizio di appello; quest’ultima, del resto, non ha l’onere di riproporre le domande e le eccezioni non accolte o non esaminate dal giudice d’appello, poiché l’eventuale accoglimento del ricorso principale comporta la possibilità che dette domande o eccezioni vengano riesaminate in sede di giudizio di rinvio (cfr. Sez. 2 -, Sentenza n. 134 del 05/01/2017 Rv. 642189; Sez. 3, Sentenza n. 25821 del 10/12/2009 Rv. 610470).

E ancora: in tema di giudizio di cassazione, è inammissibile per carenza di interesse il ricorso incidentale condizionato allorché proponga censure che non sono dirette contro una statuizione della sentenza di merito bensì a questioni su cui il giudice di appello non si è pronunciato ritenendole assorbite, atteso che in relazione a tali questioni manca la soccombenza che costituisce il presupposto dell’impugnazione, salva la facoltà di riproporre le questioni medesime al giudice del rinvio, in caso di annullamento della sentenza (cfr. Sez. 5 -, Sentenza n. 22095 del 22/09/2017 Rv. 645632; Sez. 1, Sentenza n. 3796 del 15/02/2008 Rv. 602188).

Nel caso in esame, a ben vedere, tutte le questioni che oggi si ripropongono con il ricorso incidentale condizionato hanno ad oggetto eccezioni preliminari e qualche questione di merito in ordine alle impugnazioni proposte dai G., impugnazioni che però sono state integralmente respinte, con dichiarazione assorbimento (“superamento”, secondo l’espressione della Corte d’Appello) “di tutte le eccezioni preliminari sollevate dall’appellato”: cfr. sentenza impugnata pag. 8). In relazione a tali impugnazioni, dunque, il Gi. è risultato completamente vittorioso, essendo stato così confermato il rigetto “delle domande attoree, principali e accessorie”, mentre l’appello incidentale da lui proposto (e respinto) riguardava solo i danni e le spese e quindi non rileva in questa sede.

In conclusione, la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto, con logico assorbimento dei restanti.

Il giudice di rinvio, che si individua nella Corte d’Appello di Roma in diversa composizione, pronuncerà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Sussistono l’presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, da parte del ricorrente incidentale soccombente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

la Corte accoglie il primo motivo di ricorso principale e dichiara assorbiti i restanti; dichiara inammissibile il ricorso incidentale; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente incidentale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 25 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

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