Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5038 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 16/02/2022, (ud. 27/01/2022, dep. 16/02/2022), n.5038

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenz – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12201-2020 proposto da:

B.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GOLAMETTO 2,

presso lo studio dell’avvocato GIANFRANCO SQUILLACE, rappresentata e

difesa dall’avvocato TIZIANA MARIA CAPALBO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – DIREZIONE PROVINCIALE DI CATANZARO;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3101/1/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CALABRIA, depositata il 10/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 27/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. DELLI

PRISCOLI LORENZO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

la Commissione Tributaria Provinciale respingeva il ricorso della parte contribuente avverso una intimazione di pagamento per IRPEF relativo all’anno d’imposta 2000;

la Commissione Tributaria Regionale respingeva l’appello della parte contribuente affermando che la prescrizione per i crediti erariali è di dieci anni.

Avverso detta sentenza la parte contribuente proponeva ricorso per Cassazione affidato ad un unico motivo di impugnazione e in prossimità dell’udienza depositava memoria insistendo per l’accoglimento del ricorso mentre l’Agenzia delle entrate si costituiva affermando che per i tributi erariali (IRPEF, IRES, IRAP e IVA) la prescrizione si compie in dieci e chiedendo conseguentemente il rigetto del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

con il motivo d’impugnazione, la parte contribuente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 2953,2946 e 2945 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 3, in quanto nel caso di specie la prescrizione si compie in cinque anni e non si è verificata la cd. “conversione” di tale termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale, non essendosi in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo.

Il motivo è infondato.

Infatti, secondo questa Corte:

il diritto alla riscossione dei tributi erariali (IRPEF, IRES, IRAP ed IVA), in mancanza di un’espressa disposizione di legge, si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e non nel più breve termine quinquennale, non costituendo detti crediti erariali prestazioni periodiche, ma dovendo la sussistenza dei relativi presupposti valutarsi in relazione a ciascun anno d’imposta (Cass. n. 32308 del 2019; Cass. n. 15244 del 2020; Cass. n. 14346 del 2021);

il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della ìrretrattabìlìtà del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, aì sensi dell’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti – in ogni modo denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo (Cass. SU n. 23397 del 2016; Cass. n. 14346 del 2021).

La Commissione Tributaria Regionale si è attenuta aì suddetti principi laddove ha correttamente affermato che la prescrizione per i crediti erariali si compie in dieci anni, in quanto, pur non trattandosi di un titolo giudiziale, non si è verificata alcuna “conversione” di un termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale, dal momento che il termine di prescrizione per i tributi erariali è fin dall’origine stabilito in dieci anni.

E’ poi inammissibile, in quanto deve considerarsi domanda nuova, quella proposta dalla parte contribuente per la prima volta nella sua memoria, con la quale si afferma che per sanzioni ed interessi la prescrizione ha la durata non di dieci anni ma di soli cinque. Trattasi infatti di domanda nuova in quanto per un verso l’eccezione di prescrizione costituisce eccezione in senso stretto che può essere sollevata solo ad istanza di parte e per un altro verso di tale questione non vi è traccia né nella sentenza impugnata né nel ricorso in Cassazione (cfr. Cass. n. 315 del 2012, secondo cui la comparsa conclusionale assolve unicamente una funzione illustrativa delle domande e delle eccezioni ritualmente introdotte nel giudizio e sulle quali si sia instaurato il contraddittorio delle parti, non potendo di regola contenere domande o eccezioni nuove. Sicché, mentre è inammissibile l’eccezione di prescrizione in essa formulata per la prima volta, è invece ammissibile detta eccezione quando essa, già tempestivamente sollevata, sia stata soltanto estesa alla parte che abbia proposto un intervento innovativo in causa all’udienza di precisazione delle conclusioni).

Ritenuto pertanto che il motivo di impugnazione è infondato, il ricorso va conseguentemente rigettato; la condanna alle spese segue la soccombenza.

PQM

rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 1.100, oltre a spese prenotate a debito. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 27 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA