Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5038 del 02/03/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 5038 Anno 2018
Presidente: DORONZO ADRIANA
Relatore: GHINOY PAOLA

ORDINANZA INTERLOCUTORIA
sul ricorso 10154-2016 proposto da:
INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA
SOCIALE, in persona del legale rappresentante, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso
l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e
difeso dagli avvocati MAURO RICCI, EMANUELA CAPANNOLO,
CLEMENTINA

– ricorrente contro
LATELLA FILIPPO ANTONIO, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA CARLO POMA 2, presso lo studio dell’avvocato
GIUSEPPE SANTE ASSENNATO, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato SIINIA ASSENNATO;

– con troricorrente –

Data pubblicazione: 02/03/2018

avverso la sentenza n. 1240/2015 della CORTE D’APPELLO di
MESSINA, emessa 1’1/10/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 19/12/2017 dal Consigliere Dott. PAOLA GHINOY;
rilevato:

Tribunale della stessa città che aveva condannato l’Inps
corrispondere a La Jella Filippo Antonio l’assegno ordinario di
invalidità ex art. 1 della legge n. 222 del 1984 a decorrere dal marzo
2010 e la pensione di invalidità ex art. 2 della stessa legge n. 222 del
1984 dal novembre 2011;
2. che l’Inps ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza,
a fondamento del quale formula due motivi con i quali deduce la
violazione e falsa applicazione dell’art. 4 della legge 222 del 1984,
dell’art. 7 della legge n. 533 del 1973, dell’art. 47 del d.p.r. n. 639 del
1970, dell’art. 443 c.p.c., dell’articolo 112 c.p.c. e lamenta che la Corte
d’appello abbia omesso di pronunciarsi sul motivo d’appello
dell’Istituto inerente la mancata pronuncia da parte del primo giudice
sull’assenza della domanda amministrativa per la pensione d’ inabilità,
in quanto la domanda era stata presentata soltanto per l’assegno.
Sostiene che nella domanda formulata per il solo assegno non
potrebbe essere implicitamente ricompresa la domanda di pensione,
poiché questa seconda provvidenza richiede che siano accertati oltre al
requisito contributivo e sanitario la cessazione dell’attività lavorativa e
il venir meno dei redditi da lavoro;
3. che Filippo Antonio Latella ha resistito con controricorso ed
entrambe le parti hanno depositato anche memoria ex art. 380 bis
comma 2 c.p.c.;

Ric. 2016 n. 10154 sez. ML – ud. 19-12-2017
-2-

1. che la Corte d’appello di Messina confermava la sentenza del

4. che il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione in
forma semplificata.
Considerato:
1. che si registrano nella giurisprudenza di questa Corte decisioni
contrastanti quanto alle prestazioni costituite dall’assegno di invalidità e

caso che soltanto la prima sia stata oggetto di domanda amministrativa;
2. che per alcune decisioni, infatti (vedi Cass. n. 4782 del
17/5/1999, n. 6615 del 23/7/1996 , n. 20664 del 07/10/2011 e, da
ultimo, Cass. n. 12445 del 16/06/2015, che ha applicato gli stessi
principi in tema di prestazioni d’invalidità civile) solo se abbia
presentato all’INPS domanda della pensione di inabilità, l’assicurato
può chiedere in giudizio l’assegno di invalidità. Ciò per la ragione che
tra le due prestazioni, relative a un diverso grado di compromissione
della capacità lavorativa, ma presupponenti gli stessi requisiti
assicurativi e contributivi, è da ravvisare un necessario rapporto di
continenza – si che nella domanda amministrativa della pensione di
inabilità deve ritenersi implicitamente inclusa quella di attribuzione
dell’assegno di invalidità – mentre non è vero il contrario, dal momento
che per la pensione di inabilità, il procedimento amministrativo (aperto
dalla domanda dell’assicurato) è preordinato alla verifica di condizioni
ulteriori rispetto a quelle sanitarie (L. n. 222 del 1984, art. 2, comma 2)
a salvaguardia dell’esigenza che una prestazione – come la
pensione di inabilità – sia attribuita solo in caso di cancellazione
dell’assicurato da elenchi e albi che consentono di esercitare attività
lavorativa e di rinuncia del medesimo a qualsiasi trattamento
previdenziale sostitutivo o integrativo della retribuzione. In definitiva,
secondo questo orientamento, il soggetto che in sede amministrativa

Ric. 2016 n. 10154 sez. ML – ud. 19-12-2017
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dalla pensione di inabilità disciplinate dalla L. n. 222 del 1984, per il

ha chiesto soltanto l’assegno di invalidità non può poi chiedere in
giudizio la pensione di inabilità;
3.

che

secondo

altro

orientamento

(v.

Cass.

n. 12658 del 08/07/2004, Cass. n. 4385 del 27/03/2001), la domanda
amministrativa di attribuzione del (solo) assegno di invalidità non

domanda di pensione di inabilità quando, in tale giudizio, sia stata
accertata a suo carico la sussistenza di aggravamenti o nuove infermità
tali da escluderne la capacità di svolgere una qualunque attività
lavorativa. Le decisioni in questione giustificano il principio
richiamando l’art.149 disp. att. c.p.c. e sottolineando che, in caso di sua
mancata applicazione, l’assicurato, secondo quanto dispone la L. n. 222
del 1984, art. 11, sarebbe costretto ad attendere l’esito del giudizio e
a ricominciare successivamente l’iter amministrativo, con l’ oggettiva
preclusione della piena tutela di diritti fondamentali, quali quelli
garantiti dagli artt. 3, 24 e 38 Cost.;
4. che il Collegio ritiene che non sussistano pertanto le condizioni
previste dall’articolo 375, primo comma, numeri 1) e 5), per la
trattazione del ricorso in camera di consiglio
P.Q.M.
visto l’art. 380 bis u.c. c.p.c., dispone la rimessione della causa alla
IV Sezione per l’udienza pubblica.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 19.12.2017
Adriana Doronzo, Presidente

preclude all’assicurato di avanzare nel corso del successivo giudizio

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