Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5022 del 01/03/2011

Cassazione civile sez. lav., 01/03/2011, (ud. 04/02/2011, dep. 01/03/2011), n.5022

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FOGLIA Raffaele – Presidente –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 24838-2008 proposto da:

INNOVA BUSINESS INNOVATION CENTRE INNOVABIC S.P.A., in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA FILIPPO CIVININI 49, presso lo studio dell’avvocato LUNARI,

rappresentato e difeso dall’avvocato AMAGLIANI ROBERTO, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

contro

R.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VALADIER 36,

presso lo studio dell’avvocato PROIETTI SEMPRONI ALMERINDO, che lo

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 956/2007 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 22/10/2007 R.G.N. 791/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/02/2011 dal Consigliere Dott. ARIENZO Rosa;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CESQUI Elisabetta che ha concluso per l’estinzione del ricorso.

Fatto

La Corte di Appello di Messina, con sentenza resa in data 22.10.2007, rigettava il gravame proposto dalla spa Innova Business Innovation Centre avverso la sentenza del Tribunale di Messina, con la quale, in accoglimento della domanda proposta da R.P., era stata dichiarata la nullità del licenziamento intimato al predetto, con condanna della società al pagamento di tutte le retribuzioni fino alla scadenza biennale del contratto nonchè al pagamento, a titolo di differenze retributive per straordinario, della somme di Euro 9.838,67, oltre accessori di legge.

Sosteneva in sintesi la corte territoriale che, sebbene la norma contrattuale invocata non risultava prodotta in primo grado, era altrettanto vero che la resistente in quella sede non ne aveva contestato l’esistenza, accettando il contraddittorio sul punto.

Ininfluente era, poi, la circostanza che l’indicazione numerica della norma contrattuale (art. 146 in luogo dell’art. 153) fosse errata, dal momento che la norma esisteva, era stata individuata nel suo esatto contenuto, tant’è che la società Innova, per superare l’eccezione di tardività del licenziamento, aveva invocato l’applicazione dei termine più lungo previsto dal comma 2 per esigenze dovute a difficoltà nella fase di valutazione delle controdeduzioni e di decisione di merito. Quanto alla natura del termine – osservava – non rilevava la circostanza che esso fosse previsto dalla contrattazione collettiva e non da una norma di legge, stante il carattere vincolante per le parti della relativa disciplina, per cui, una volta spirato senza che ricorressero le condizioni legittimanti la proroga, il soggetto perdeva il diritto ad intimare il licenziamento. Il termine per le giustificazioni del dipendente doveva poi considerarsi libero, nè era stato provato che il termine di 15 gg. fosse eccessivamente breve in relazione al caso in esame. Con riguardo alle risultanze probatorie, il primo giudice ne aveva fatto una corretta valutazione, onde veniva confermata la decisione in tema di straordinario riconosciuto; non poteva, poi, dedursi solo in sede di gravame la natura dirigenziale dell’attività espletata dal R. al fine di escludere la retribuzione per straordinario.

Propone ricorso per cassazione la società, affidando l’impugnazione a quattro motivi. Resiste la società con controricorso.

Diritto

Posto quanto sopra, rileva il Collegio che la società ricorrente, con atto in data 1.2.2011, sottoscritto dal legale rappresentante, Amministratore Unico della stessa e dal proprio legale, ha rinunciato al ricorso proposto e che R.P. ha proceduto all’accettazione di tale rinunzia – con sottoscrizione dell’atto anche da parte del proprio difensore.

L’atto, inviato via fax e pervenuto a questa Corte che ne ha certificato l’avvenuto deposito, reca in calce nella copia ricevuta dal resistente, una firma per autentica del difensore, che ben può ritenersi quale attestazione di conformità dello stesso all’originale, onde non v’è motivo per dubitare della sua autenticità.

In definitiva, deve dichiararsi l’estinzione del giudizio, per effetto delle intervenuta rinunzia e della conseguente accettazione, ricorrendo le condizioni di cui agli artt. 390 e 391 c.p.c.; non va adottata alcuna statuizione sulle spese, attesa l’applicabilità dell’art. 391 c.p.c., comma 4, che prevede l’esonero dalla condanna alle spese della parte che abbia dato causa all’estinzione del processo, in caso di adesione della controparte alla rinunzia.

P.Q.M.

Dichiara l’estinzione del giudizio. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 4 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 1 marzo 2011

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