Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 502 del 10/01/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 502 Anno 2013
Presidente: ROVELLI LUIGI ANTONIO
Relatore: SAN GIORGIO MARIA ROSARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
CHIACCHIARINI

Remo,

BALZANI

Nadia,

SBARASSA

Francesco,

elettivamente domiciliati in Roma, via Andrea Doria n. 48, presso
lo studio dell’Avvocato Ferdinando Emilio Abbate, dal quale sono
rappresentati e difesi per procura speciale a margine del ricorso;
– ricorrenti contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in

persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso, per legge, dall’Avvocatura generale dello
Stato;

1

Data pubblicazione: 10/01/2013

– intimato avverso il decreto della Corte d’appello di Perugia n. 424/11,
depositato in data 27 giugno 2011.
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza
del 22 novembre 2012 dal Consigliere relatore Dott.ssa Maria

udito, per i ricorrenti, l’Avvocato Ranieri Roda con delega;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale
Dott. Costantino Fucci, il quale ha chiesto il rigetto del
ricorso.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. – Con ricorso depositato presso la Corte d’appello di
Perugia, Remo Chiacchiarini e gli altri istanti indicati in
epigrafe hanno proposto, ai sensi della legge n. 89 del 2001,
domanda di equa riparazione del danno non patrimoniale sofferto a
causa della non ragionevole durata del giudizio di equa
riparazione introdotto dinnanzi alla Corte d’appello di Roma con
ricorso depositato nel mese di aprile 2005, concluso con decreto
di parziale accoglimento depositato nel mese di gennaio 2006 e
definito, a seguito di ricorso per cassazione notificato nel mese
di febbraio 2007, con sentenza depositata nel mese di novembre
2009.
L’adita

Corte

d’appello

ha

inammissibile, ritenendo non esperibile

dichiarato

la

domanda

il rimedio di cui alla

legge n. 89 del 2001 in relazione a procedimenti relativi alla
denunciata violazione della durata ragionevole dei giudizi di equa

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Rosaria San Giorgio;

riparazione, non discendendo tale proponibilità dalla Convenzione
europea dei diritti dell’uomo ed essendo l’eventuale ritardo nella
definizione dei procedimenti

ex lege n. 89 del 2001 compensabile

dal giudice del procedimento.
2. – Per la cassazione di questo decreto Remo Chiacchiarini e

sulla base di un unico motivo. L’intimata Amministrazione non si è
costituita.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. – Il collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione
semplificata nella redazione della sentenza.
2.

– Con l’unico mezzo i ricorrenti denunciano violazione e

falsa applicazione dell’art. 2 della legge n. 89 del 2001 e degli
artt. 6, 13 e 41 della CEDU, nonché dell’art. 111 Cost.,
richiamando numerosi decreti emessi dalla stessa Corte d’appello
di Perugia, con i quali l’eccezione di inammissibilità del rimedio

ex lege n. 89 del 2001 in relazione a procedimenti introdotti ai
sensi di tale legge è stata rigettata, rilevandosi che la citata
legge non consente in alcun modo di distinguere i procedimenti di
equa riparazione da quelli ai quali la medesima legge si applica e
di sottrarli quindi al regime di ragionevole durata, che discende
direttamente dalla Convenzione europea e dalla Costituzione
italiana.
3.

Il ricorso è fondato.

Questa Corte ha avuto modo di pronunciarsi più volte in ordine
alla applicabilità del procedimento disciplinato dalla legge n. 89

3

gli altri istanti indicati in epigrafe hanno proposto ricorso

del 2001 ai procedimenti introdotti sulla base della legge stessa,
per i quali deve ritenersi predicabile l’operatività del termine
ragionevole di durata e del conseguente regime indennitario in
caso di sua violazione.
Come affermato di recente (Cass. n. 5924 del 2012 e altre

le Corti d’appello ed eventualmente, in sede di impugnazione,
dinnanzi a questa Corte, è un ordinario processo di cognizione,
soggetto, in quanto tale, alla esigenza di una definizione in
tempi ragionevoli, esigenza, questa, tanto più pressante per tale
tipologia di giudizi, in quanto finalizzati proprio
all’accertamento della violazione di un diritto fondamentale nel
giudizio presupposto, la cui lesione genera di per sé una
condizione di sofferenza e un patema d’animo che sarebbe
eccentrico non riconoscere anche per i procedimenti

ex lege n. 89

del 2001. Né appare condivisibile l’assunto che il giudizio
dinnanzi alla Corte d’appello e l’eventuale giudizio di
impugnazione costituiscano una fase necessaria di un unico
procedimento destinato a concludersi dinanzi alla Corte europea,
nel caso in cui nell’ordinamento interno la parte interessata non
ottenga una efficace tutela all’indicato diritto fondamentale,
atteso che il procedimento interno rappresenta una forma di tutela
adeguata ed efficace, sempre che, ovviamente, si svolga esso

stesso nell’ambito di una ragionevole durata.
Quanto alla determinazione della ragionevole durata di un
procedimento di equa riparazione, nelle numerose sentenze emesse

4

conformi), il giudizio di equa riparazione, che si svolge presso

nel 2012 (vedi, segnatamente, la n. 5924, cit.), questa Corte ha
ritenuto che ove, come nel caso di specie, venga in rilievo un
giudizio “Pinto” svoltosi anche dinnanzi alla Corte di cassazione,
la durata complessiva dei due gradi debba essere ritenuta
ragionevole ove non ecceda il termine di due anni.

decisione della Corte territoriale che ha ritenuto inammissibile
il procedimento di equa riparazione per la irragionevole durata di
un procedimento di equa riparazione relativamente a giudizio
presupposto di altra natura.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la
causa può essere decisa nel merito.
Nel caso di specie, infatti, risulta che il ricorso è stato
depositato presso la Corte d’appello di Roma nel mese di aprile
2005; che l’unico grado di giudizio di merito si è concluso con
decreto depositato nel mese di gennaio 2006; che il giudizio di
cassazione è stato introdotto con ricorso notificato nel mese di
febbraio 2007 ed è terminato con sentenza depositata nel mese di
novembre 2009. La durata complessiva del procedimento di equa
riparazione è stata dunque di circa quattro anni e sette mesi.
Detratto il termine ragionevole, stimato in due anni, nonché il
termine di undici mesi intercorso tra il deposito del decreto e la
proposizione della impugnazione, ulteriore rispetto al termine
breve previsto per il ricorso per cassazione, la durata non
ragionevole risulta essere stata di circa un anno e otto mesi.

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4. – Il ricorso deve quindi essere accolto, essendo erronea la

Alla luce dell’accertata irragionevole durata del giudizio, a
ciascuno dei ricorrenti spetta un indennizzo che va liquidato
sulla base di euro 750 per anno, e quindi in complessivi euro
1250, oltre interessi legali dalla data della domanda al saldo.
Ai ricorrenti compete altresì il rimborso delle spese

indicata in dispositivo.
Le spese devono essere distratte in favore dei difensori dei
ricorrenti, dichiaratisi antistatari.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte
decidendo

accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e,

nel merito,

il Ministero della giustizia al

condanna

pagamento, in favore di ciascuno dei ricorrenti, della somma di
euro 1250, oltre interessi legali dalla data della domanda al
saldo;

condanna

il Ministero alla rifusione delle spese

dell’intero giudizio che liquida, per il giudizio di merito, in
euro 806, di cui euro 50 per esborsi, 311 per diritti e 445 per
onorari, oltre alle spese generali e agli accessori di legge, e,
per il giudizio di legittimità in euro 606,25, di cui euro 506,25
per compensi ed euro 100 per esborsi, oltre agli accessori di
legge.

Dispone la distrazione delle spese del giudizio di merito

in favore dei difensori dei ricorrenti, Avvocati Giovanbattista
Ferriolo e Ferdinando Emilio Abbate, dichiaratisi antistatari, e

quelle del giudizio di

legittimità in favore del solo Avvocato

Abbate, dichiaratosi antistatario.

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dell’intero giudizio, liquidate complessivamente nella misura

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda
Sezione Civile della Corte suprema di Cassazione, il 22 novembre

2012.

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