Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5017 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 16/02/2022, (ud. 10/01/2022, dep. 16/02/2022), n.5017

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – rel. Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. NICASTRO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 24035/2017 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato,

con domicilio in Roma, Via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

JARE IMMOBILIARE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa per procura speciale dall’Avv.

Pierpaolo Ciccarelli, con domicilio eletto presso lo studio

dell’Avv. Michel Martone in Roma, Lungotevere Arnaldo da Brescia n.

11;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Toscana n. 778/01/17, depositata il 22 marzo 2017.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 10 gennaio

2022 dal Consigliere Michele Cataldi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Jare Immobiliare s.p.a. ha presentato nel 2008 istanza di interpello con la quale ha chiesto la disapplicazione della disciplina delle cd. “società di comodo” di cui alla L. 23 dicembre 1994, n. 724, art. 30 il cui comma 4-bis disponeva che ” In presenza di oggettive situazioni che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi nonché del reddito determinati ai sensi del presente articolo, ovvero non hanno consentito di effettuare le operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto di cui al comma 4, la società interessata può interpellare l’amministrazione ai sensi della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 11, comma 1, lett. b), recante lo Statuto dei diritti del contribuente”.

Con la relativa istanza, la contribuente ha rappresentato l’oggettiva impossibilità di raggiungere i ricavi minimi previsti dalla norma, essendo già in corso (dal settembre 1999 in un caso e dal gennaio 2000 nell’altro) due locazioni a terzi di immobili (destinati alcuni ad uso uffici e locali tecnici ed altri ad uso industriale e magazzini) della società, in parte realizzati da quest’ultima, con relative predeterminazioni contrattuali dei canoni, assunti coerenti con i valori medi previsti dall’osservatorio del mercato immobiliare (o.m.i.) e, comunque, non modificabili nel breve periodo al fine di conseguire ricavi minimi superiori a quelli presunti dalla norma e superare il test di operatività.

L’Agenzia delle Entrate ha emesso parere negativo e, non essendosi la contribuente conformato al reddito minimo necessario per superare il test di operatività, applicando la L. n. 724 del 1994, art. 30 ha emesso cartella di pagamento D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ex art. 36 bis relativa all’Ires dell’anno d’imposta 2007; avviso d’accertamento, in materia di Irap ed Iva, relativa allo stesso anno, con il quale ha rettificato la dichiarazione della società e determinato il reddito imponibile; ed atto di contestazione di sanzioni per l’indebita compensazione di un credito Iva, alla quale la contribuente non aveva diritto per il mancato superamento del test.

Per quanto qui rileva, la contribuente ha impugnato separatamente l’avviso di accertamento e l’atto di contestazione di sanzioni dinnanzi alla Commissione tributaria provinciale di Pistoia che, dopo averli riuniti, ha accolto i due ricorsi.

L’Ufficio ha allora impugnato la sentenza di primo grado dinnanzi la Commissione Tributaria Regionale della Toscana che, con la sentenza n. 778/01/17, depositata il 22 marzo 2017, ha rigettato l’appello. Avverso la sentenza d’appello ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia, affidandolo a due motivi.

Si è costituita con controricorso la contribuente, proponendo ricorso incidentale, affidato a due motivi.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso principale l’Ufficio deduce la nullità della sentenza per la carenza assoluta della sua motivazione o comunque per la mera apparenza di quest’ultima, sia in ordine alla stessa individuazione del thema decidendum, solo genericamente ed astrattamente accennato; sia rispetto alle critiche mosse nell’appello erariale alla sentenza di primo grado, totalmente pretermesse.

Il motivo è ammissibile, a differenza di quanto eccepito dalla controricorrente, e fondato.

In disparte la natura processuale del vizio denunciato, che consente alla Corte l’accesso agli atti rilevanti, la ricorrente ha comunque trascritto nel ricorso la parte essenziale sia del proprio appello che della sentenza di primo grado.

Tanto premesso, la motivazione della sentenza resa dalla CTR si esaurisce nella seguente frase: “Il Collegio condivide il decisum di primo grado essendo evidente che la gestione di immobili è ed era specie in passato contrassegnata da molteplici rigidità che impediscono l’adeguamento delle entrate”.

La “condivisione” della decisione di primo grado, da parte della CTR, integra sostanzialmente una motivazione per relationem con la decisione appellata, ritenuta legittima da questa Corte, purché il giudice del gravame dia conto, sia pur sinteticamente, delle ragioni della conferma in relazione ai motivi di impugnazione ovvero della identità delle questioni prospettate in appello rispetto a quelle già esaminate in primo grado, sicché dalla lettura della parte motiva di entrambe le sentenze possa ricavarsi un percorso argomentativo esaustivo e coerente, mentre va cassata la decisione con cui la corte territoriale si sia limitata ad aderire alla pronunzia di primo grado in modo acritico senza alcuna valutazione di infondatezza dei motivi di gravame (Cass. 05/08/2019, n. 20883, ex plurimis). Nel caso di specie, l’apparenza della motivazione della sentenza d’appello si rivela laddove, accanto alla condivisione della sentenza di primo grado, difetta del tutto l’esame delle critiche che a quest’ultima aveva rivolto l’Amministrazione nei motivi d’appello, che la CTR non ha dato conto di aver tenuto in alcuna considerazione, neppure nella parte relativa allo svolgimento del processo.

In fattispecie simile, questa Corte ha già avuto occasione di chiarire che “Ricorre il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza allorquando il giudice di appello abbia sostanzialmente riprodotto la decisione di primo grado, senza illustrare – neppure sinteticamente – le ragioni per cui ha inteso disattendere tutti i motivi di gravame, limitandosi a manifestare la sua condivisione della decisione di prime cure” (Cass. 18/06/2018, n. 16057).

Nello stesso senso questa Corte ha deciso costantemente quando l’acritica condivisione della sentenza di primo grado è stata espressa dal giudice d’appello non riproducendo la decisione appellata, ma richiamandola per relationem:” In tema di ricorso per cassazione, è nulla, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, la motivazione solo apparente, che non costituisce espressione di un autonomo processo deliberativo, quale la sentenza di appello motivata “per relationem” alla sentenza di primo grado, attraverso una generica condivisione della ricostruzione in fatto e delle argomentazioni svolte dal primo giudice, senza alcun esame critico delle stesse in base ai motivi di gravame” (Cass. 25/10/2018, n. 27112; conforme Cass. 05/08/2019, n. 20883 del, ex plurimis).

Fermo restando che la mancanza totale di considerazione delle critiche dell’appellante è sufficiente a determinare, per le ragioni esposte, la nullità della sentenza d’appello impugnata, deve aggiungersi che quest’ultima è altresì comunque meramente apparente anche per il suo autonomo contenuto, essendo assolutamente generico e totalmente astratto da ogni comprensibile collegamento effettivo con il thema decidendum (in fatto ed in diritto), e con gli atti di causa, il riferimento alla “gestione di immobili”, alle “molteplici rigidità” ed alle “entrate”, che non consente di ricostruire il percorso argomentativo logico e giuridico che dovrebbe integrare la ratio decidendi.

Infatti “La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass., Sez. U, 07/04/2014, n. 8053; conforme, ex multis, Cass. 12/10/2017, n. 23940).

All’accoglimento del primo motivo consegue la cassazione con rinvio della sentenza impugnata.

2. Resta assorbito, per effetto dell’accoglimento del primo

motivo, il secondo motivo di ricorso principale, con il quale l’Agenzia denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o la falsa applicazione della L. n. 724 del 1994, art. 30, comma 4-bis.

3. Con il primo motivo di ricorso incidentale condizionato la contribuente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione dei principi comunitari di proporzionalità e di neutralità, nonché di difesa, assumendo che la L. n. 724 del 1994, art. 30 – imponendo alle società commerciali di dichiarare un determinato ammontare di ricavi e di reddito e di subire pertanto la relativa imposizione, a prescindere dal reddito effettivamente conseguito nel medesimo periodo d’imposta; ed invertendo l’onere della prova, nonché limitando l’oggetto della prova liberatoria a carico del contribuente – sacrificherebbe, al fine di contrastare l’evasione e l’elusione fiscale, in maniera sproporzionata il diritto del contribuente di svolgere attività imprenditoriale e quello di difesa, ponendo la disciplina nazionale in questione in contrasto con il diritto dell’Unione, anche per quanto riguarda i tributi non armonizzati.

4. Con il secondo motivo di ricorso incidentale condizionato la contribuente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o la falsa applicazione degli artt. 3,24 e 53 Cost..

Assume infatti la ricorrente che la L. n. 724 del 1994, art. 30 confliggerebbe con gli artt. 3 e 53 Cost. perché imporrebbe ad alcune società, sulla base della composizione del loro patrimonio, di dichiarare un reddito minimo superiore a quello che esse hanno effettivamente posseduto, non consentendo loro di provare quale sia stata l’effettiva entità del reddito che hanno conseguito, ma imponendo invece ad esse la prova di circostanze oggettive che avrebbero reso impossibile ottenere il reddito minimo presunto dalla norma.

4.1. Anche i due motivi di ricorso incidentale sono assorbiti dall’accoglimento del primo motivo di ricorso principale, atteso che la stessa delibazione della rilevanza, nel contesto di questo giudizio, delle questioni eccepite dalla contribuente dipende dalla decisione sul merito della pretesa impositiva, cassata perché priva, per le ragioni già esposte, di un’effettiva motivazione.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo di ricorso principale, dichiara assorbiti il secondo motivo di ricorso principale ed i motivi del ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Toscana, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 10 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA