Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5010 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 16/02/2022, (ud. 15/12/2021, dep. 16/02/2022), n.5010

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 25013/13 r.g. proposto da:

AGENZIA delle ENTRATE, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato presso i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi

12 elettivamente domiciliata.

– ricorrente –

contro

V.G., elettivamente domiciliata in Roma, via Pietro da

Cortona n. 8 presso lo studio dell’Avv. Salvatore Mileto che la

rappresenta e difende, giusta procura in calce al controricorso,

unitamente all’Avv. Massimo Capirossi.

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 27/1/13 della Commissione tributaria regionale

del Piemonte, depositata il 25.03.2013;

e sul ricorso proposto da:

V.G., rappresentata e difesa, giusta procura in calce al

ricorso, dall’Avv. Massimo Capirossi.

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato presso i

cui uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12 è elettivamente

domiciliata.

– controricorrente –

avverso l’atto di diniego della definizione agevolata della

controversia tributaria n. protocollo 159877/2019.

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 15 dicembre

2021 dal Consigliere Dott.ssa Roberta Crucitti.

 

Fatto

RILEVATO

che:

V.G. impugnò la cartella di pagamento, notificatale a seguito di avviso di accertamento Irpef, dell’anno di imposta 2003, divenuto definitivo per mancata impugnazione, e relativo a rettifica dei redditi dichiarati a seguito di avviso di accertamento, portante IRAP e IVA emesso nei confronti della Autopitagora s.n.c. di P. & C. s.n.c., di cui la contribuente era socia.

La Commissione tributaria provinciale dichiarò il ricorso inammissibile, rilevando che le eccezioni di merito avrebbero dovuto essere sollevate avverso l’avviso di accertamento che, invece, non era stato impugnato.

La decisione, appellata dalla contribuente, è stata integralmente riformata, con la sentenza indicata in epigrafe, dalla Commissione tributaria regionale del Piemonte (d’ora in poi C.T.R.).

Il Giudice di appello, sulla base della considerazione, svolta in via preliminare, che l’annullamento dell’atto illegittimo (n.d.r. avviso di accertamento nei confronti della Società) comportava automaticamente l’annullamento degli atti ad esso conseguenziali, ha ritenuto che le sentenze della C.T.P. che avevano annullato gli avvisi di accertamento, emessi nei confronti della AutoPitagora s.n.c. ai fini IVA ed IRAP per gli anni 2003 e 2004, andassero confermate. Conseguentemente le sentenze che avevano dichiarato inammissibili i ricorsi dei contribuenti P.D. e V.G. andavano riformate, in quanto relative a iscrizioni a ruolo di tributi conseguenti alla rettifica del reddito da partecipazione societaria, operata sulla base dell’avviso di accertamento del reddito della società poi annullato.

Avverso la sentenza l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso articolato su otto motivi.

V.G. ha resistito con controricorso e, con istanza del 7 giugno 2019, ha chiesto la sospensione del processo, avendo aderito alla definizione agevolata di cui al D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6 convertito, con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2018, n. 136, allegando la relativa domanda e ove risulta indicato quale oggetto non la cartella ma l’avviso di accertamento n. 174/18/10.

L’Agenzia delle entrate, rilevato che, dalle verifiche effettuate, la domanda di definizione agevolata aveva, in realtà, ad oggetto la cartella di pagamento n. (OMISSIS) con cui l’agente della riscossione aveva provveduto a riscuotere le imposte accertate con l’avviso (OMISSIS), divenuto definitivo per omessa impugnazione, con atto di diniego, riteneva non accogliibile la domanda, trattandosi di controversia avente ad oggetto la mera riscossione delle maggiori imposte, e non un atto con il quale l’Amministrazione aveva accertato, per la prima volta, una pretesa impositiva.

Avverso il diniego V.G. ha proposto impugnazione cui resiste, con controricorso, l’Agenzia delle entrate.

I ricorsi sono stati avviati alla trattazione, ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c., in camera di consiglio, in prossimità della quale la controricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.Fer ragioni di ordine logico giuridico va trattata, da prima, l’impugnazione dell’atto di diniego della definizione agevolata.

La contribuente eccepisce, in primo luogo, l’inammissibilità dell’opposto provvedimento di diniego perché non validamente notificato entro il termine perentorio del 31 luglio 2020. Lo stesso, infatti, secondo la prospettazione difensiva era stato notificato alla parte personalmente e non presso il difensore, ove la contribuente aveva eletto domicilio. Nel merito, la ricorrente in impugnazione, premesso il contenuto della sentenza della C.T.R., oggetto dell’odierno ricorso, rileva come tale pronuncia avesse annullato la cartella ravvisando l’inesistenza del suo presupposto, ovvero l’avviso di accertamento Irpef a sua volta annullato in conseguenza dell’annullamento dell’avviso di accertamento emesso nei confronti della Società. Ritiene, pertanto, che l’Agenzia delle entrate, nell’opporre diniego, non avesse percepito che l’oggetto del giudizio, del quale era stata chiesta la definizione agevolata, era, pure, l’avviso di accertamento Irpef. Chiede, pertanto, che questa Corte voglia dichiarare nullo, e comunque, totalmente infondato il diniego della definizione agevolata della controversia tributaria avente ad oggetto sia l’avviso di accertamento sia la cartella di pagamento.

1.1. In controricorso, l’Agenzia delle entrate deduce di avere regolarmente notificato l’atto di diniego alla contribuente, presso la sua residenza, con lettera raccomandata, ricevuta il 12.11.2019, e tramite p.e.c., il 10.6.2020, all’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore, indicato come domiciliatario nel giudizio di cassazione.

1.2 In memoria, il difensore ha parzialmente mutato l’eccezione affermando che la notificazione dell’atto di diniego non è stata effettuata presso il domicilio eletto (collega-codifensore domiciliatario Avv. Salvatore Mileto in Roma) in controricorso del giudizio generale.

1.3. L’eccezione va respinta.

Risulta in atti che l’atto di diniego è stato ritualmente notificato alla parte, ben prima del 31 luglio 2020, e specificamente il 12.11.2019, mentre, in seno al controricorso del giudizio principale, vi è espressa dichiarazione del difensore Avv. Massimo Capirossi di volere ricevere le comunicazioni e le notificazioni mediante posta certificata al suo indirizzo p.e.c..

1.4. L’impugnazione del diniego non appare meritevole di accoglimento neppure nel merito. E’ pacifico, in atti, che l’attuale controversia, per la quale è stata avanzata la domanda di definizione agevolata, ha a oggetto l’impugnazione di una cartella di pagamento che è stata emessa dall’agente della riscossione, a seguito di iscrizione a ruolo dell’importo portato dall’avviso di accertamento, relativo a Irpef a carico della socia e che, pacificamente, non è stato mai impugnato innanzi alle Commissioni tributarie che si sono occupate delle varie vicende processuali che hanno visto protagonista la società in nome collettivo. Ne’ la contribuente ha mai sostenuto di non avere ricevuto la notificazione di detto avviso. Piuttosto, secondo la ricostruzione difensiva, traente forza anche dal contenuto della motivazione della sentenza oggi impugnata, l’avviso di accertamento portante irpef è venuto meno conseguenzialmente in forza dell’annullamento disposto per gli avvisi emessi nei confronti della Società.

Sta di fatto che, in realtà, l’avviso di accertamento a carico personale della socia, è stato a questa notificato e non impugnato né nei motivi di ricorso, avverso la cartella, è stato mai dedotta la mancata notificazione del prodromico avviso di accertamento.

1.5 Ne consegue che la cartella in oggetto è mero atto di riscossione, come tale non rientrante tra gli atti definibili ai sensi del D.L. n. 118 del 2019 citato, art. 6 e che l’atto di diniego è legittimo. Invero, anche, la recentissima Sez. U. n. 18298 del 25/06/2021 nel sancire il principio secondo cui “In tema di definizione agevolata, anche il giudizio avente ad oggetto l’impugnazione della cartella emessa in sede di controllo automatizzato D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis con la quale l’Amministrazione finanziaria liquida le imposte calcolate sui dati forniti dallo stesso contribuente, dà origine a una controversia suscettibile di definizione ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6 conv. dalla L. n. 136 del 2018, qualora la predetta cartella costituisca il primo ed unico atto col quale la pretesa fiscale è comunicata al contribuente, essendo come tale impugnabile, D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 19 non solo per vizi propri, ma anche per motivi attinenti al merito della pretesa impositiva” si occupa esclusivamente delle cartelle emesse D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36-bis escludendo dall’ambito di applicazione della norma condonistica le cartelle, come quella in esame, di mera riscossione.

1.6. L’impugnazione del diniego va, quindi, rigettata e può procedersi alla trattazione del ricorso per cassazione.

2.Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3, art. 14, comma 6 e art. 21, comma 1, nonché la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c..

Il giudice di appello, secondo la prospettazione difensiva, aveva errato nel decidere, pronunciando extra petita, anche sull’accertamento notificato alla società di persone, laddove il ricorso riguardava unicamente la cartella emessa in danno della socia, a seguito della definitività dell’accertamento IPERF emesso nei confronti di quest’ultima. Con l’ulteriore conseguenza che la C.T.R. aveva, altresì, errato nel ritenere illegittima la cartella per l’annullamento dell’atto prodromico.

2.1. La censura è fondata. Appare evidente dalla motivazione della sentenza impugnata e dal contenuto degli atti del giudizio, come emergenti dagli scritti difensivi di entrambe le parti, che l’avviso di accertamento, relativo a IRPEF, fu notificato alla socia ma da questa non impugnato in termini.

Vennero impugnati, a quanto risulta, gli avvisi di accertamento emessi a carico della Società che vennero annullati dalla C.T.P., con sentenze confermate dalla C.T.R..

Il Giudice di appello, innanzi al quale pendevano contestualmente i relativi giudizi, anziché disporre la riunione delle cause, ha lasciato separate le varie impugnazioni, per poi, confezionare una unica motivazione riguardanti le varie sentenze di primo grado.

Dalla conferma dell’annullamento degli avvisi a carico della società ha, quindi, fatto conseguire l’annullamento degli avvisi di accertamento personali dei soci, senza che questi fossero stati impugnati, e, quindi, l’annullamento della cartella oggi impugnata.

2.2.A parte la considerazione che, nel caso in esame, non è ravvisabile alcun giudicato che possa ripercuotersi favorevolmente sugli accertamenti dei soci, in quanto le sentenze favorevoli alla società sono state gravate da ricorso per cassazione, va, ancor prima, rilevato che, nel giudizio al suo esame (opposizione a cartella di pagamento) la C.T.R. si è pronunciata extra petita.

Sia nel ricorso originario che nell’atto di appello non risulta che la contribuente abbia mai contestato la mancata notificazione dell’atto prodromico né specificamente contestato la definitività, per mancata impugnazione dell’avviso, alla stessa notificato.

3.L’accoglimento del motivo assorbe l’esame dei restanti, volti a censurare, nel merito, la decisione del Giudice di appello in ordine agli avvisi di accertamento nei confronti della Società.

4.Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata senza rinvio, ai sensi dell’art. 382 c.p.c., u.c., in quanto, come correttamente statuito nella sentenza di primo grado, la causa non poteva essere proposta per essere il ricorso introduttivo inammissibile.

5. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

PQM

Rigetta l’impugnazione avverso l’atto di diniego della definizione agevolata della controversia.

In accoglimento del primo motivo del ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate, assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata senza rinvio.

Condanna V.G. alla refusione in favore dell’Agenzia delle entrate delle spese liquidate in complessivi Euro 3.500,00 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 15 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

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