Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5006 del 16/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 16/02/2022, (ud. 11/11/2021, dep. 16/02/2022), n.5006

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. ROSSI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 5096/2015 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del direttore p.t., rappresentata e

difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici

domicilia in Roma alla via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

L.S., rappresentato e difeso dall’avv. Luca Ruggiero,

presso cui elettivamente domicilia in Genova, alla via Porta degli

Archi n. 10;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 5099/2014 della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, pronunciata in data 5 maggio 2014,

depositata in data 30 settembre 2014 e non notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio dell’11 novembre

2021 dal consigliere Andreina Giudicepietro.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

l’Agenzia delle entrate ricorre con due motivi avverso L.S. per la cassazione della sentenza n. 5099/2014 della Commissione tributaria regionale della Lombardia, pronunciata in data 5 maggio 2014, depositata in data 30 settembre 2014 e non notificata, che, a seguito dell’appello del contribuente e dell’appello incidentale dell’ufficio, ha rideterminato il “valore della cessione in Euro 101.000,00”, in controversia concernente l’impugnativa dell’avviso di accertamento relativo a maggiori Irpef ed Irap per l’anno di imposta 2007, sulla plusvalenza realizzata con la cessione di azienda da parte del contribuente (parrucchiere);

a seguito del ricorso, L.S. resiste con controricorso e spiega ricorso incidentale affidato a tre motivi;

il ricorso veniva fissato per la camera di consiglio dell’11 novembre 2021, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197;

il contribuente ha depositato memoria telematica.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

con il primo motivo del ricorso principale, l’Agenzia delle entrate denunzia la nullità della sentenza per la violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4;

secondo la ricorrente, la C.t.r., nel determinare il prezzo della cessione in Euro 101.000,00, avrebbe pronunciato ultra petita, in quanto lo stesso contribuente aveva dichiarato un prezzo di cessione superiore, pari a 111.000,00 Euro;

con il secondo motivo del ricorso principale, l’Agenzia delle entrate denunzia la nullità della sentenza per la violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36 e dell’art. 132 c.p.c., e art. 118 disp. att. c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4;

la ricorrente rileva che la C.t.r., ritenendo “di dover parzialmente riformare la decisione impugnata”, ha determinato “il valore della cessione in Euro 101.000,00”;

secondo la ricorrente, il giudice di appello era pervenuto alla suddetta determinazione in base ad un ragionamento “del tutto arbitrario e privo di senso logico”, sottraendo l’importo di Euro 30.000,00 dalla determinazione del valore della cessione effettuata dai giudici di primo grado, pari ad Euro 131.000,00;

la ricorrente evidenzia che la determinazione contenuta nella pronuncia di primo grado, assunta a parametro dal giudice di appello, non risultava motivata in maniera adeguata ed era stata oggetto di ricorso sia da parte dell’ufficio, sia da parte del contribuente;

afferma la ricorrente che la C.t.r., senza in alcun modo esaminare le doglianze delle parti sulla quantificazione effettuata dal giudice di prime cure, aveva apoditticamente assunto le determinazioni della C.t.p. a base di calcolo, sottraendo da tale importo la somma di Euro 30.000,00, corrispondente ad un versamento effettuato sul conto corrente del contribuente mediante assegno bancario, emerso a seguito dell’indagine finanziaria;

secondo la ricorrente, era evidente l’incongruenza della decisione della C.t.r., la quale, dopo avere ritenuto idoneamente documentato ed estraneo alla cessione dell’azienda il citato versamento, ha proceduto a scomputarne l’importo dalla determinazione del valore di cessione in precedenza operata dalla C.t.p., pervenendo ad un valore minore di quello dichiarato dallo stesso contribuente;

ritiene la ricorrente che il valore dell’assegno era già stato considerato dalla sentenza di primo grado, tanto che la C.t.r. non avrebbe dovuto prendere a base di riferimento l’importo rideterminato dal primo giudice e scomputare per intero l’assegno, sottraendo per la seconda volta il medesimo elemento;

ciò aveva dato luogo ad un’incongruenza logica intrinseca che determinava la nullità della pronuncia;

i motivi, da esaminare congiuntamente perché connessi, sono fondati e vanno accolti;

risulta pacifico che il contribuente avesse dichiarato il valore della cessione in Euro 111.000,00;

pertanto, il giudice di appello è incorso nella denunziata ultrapetizione, nonché nel vizio di illogicità intrinseca della decisione, avendo determinato il prezzo della cessione in misura addirittura inferiore rispetto a quanto dichiarato dallo stesso contribuente;

né è possibile ritenere che il giudice di appello sia incorso in un mero errore materiale, in quanto la determinazione del prezzo di vendita corrisponde all’importo effettivamente voluto dalla C.t.r., sulla base della motivazione adottata;

invero, l’ufficio aveva imputato al prezzo di vendita il versamento, il giorno successivo a quello della stipula, dell’assegno di 30.000,00 Euro, che la parte giustificava quale prestito infruttifero ricevuto da tale A.M. e che non aveva mai restituito, nonostante dalle indagini bancarie risultasse la liquidità sufficiente per estinguere il debito;

i giudici di appello, ritenendo, invece, che l’assegno trovasse una diversa giustificazione e non fosse ricollegabile alla vendita, in quanto emesso da un soggetto estraneo alla cessione, hanno sottratto dall’importo determinato dai primi giudici quello relativo all’assegno suddetto;

così facendo, sono incorsi nella denunciata illogicità manifesta della decisione e nel vizio di ultrapetizione, non avendo in alcun modo giustificato la complessiva quantificazione del prezzo di cessione, peraltro in un importo minore rispetto a quello dichiarato dallo stesso contribuente;

passando al ricorso incidentale, il primo motivo, relativo alla nullità della sentenza di appello per omessa pronuncia sulla nullità dell’avviso di accertamento impugnato, è infondato, una volta riconosciuta la manifesta illogicità della decisione impugnata, che, come si è detto, ha determinato il prezzo della cessione in un importo minore rispetto a quello dichiarato;

il secondo ed il terzo motivo di ricorso incidentale, che riguardano la violazione dell’art. 91 c.p.c. e art. 92 c.p.c., comma 2, (applicabile ratione temporis dal 4/7/2009 all’11/12/2014), sulla compensazione delle spese in grado di appello, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, rimangono assorbiti dall’accoglimento dei due motivi del ricorso principale, con il conseguente rinvio alla C.t.r. della Lombardia, in diversa composizione, che provvederà anche alla disciplina delle spese processuali, comprese quelle del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso principale, rigettato il primo motivo del ricorso incidentale ed assorbiti i rimanenti; cassa la sentenza impugnata in relazione ai due motivi accolti del ricorso principale e rinvia alla C.t.r. della Lombardia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 11 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2022

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