Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5002 del 24/02/2021

Cassazione civile sez. VI, 24/02/2021, (ud. 02/12/2020, dep. 24/02/2021), n.5002

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26642-2019 proposto da:

T.T., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COLA DI

RIENZO 212, presso lo studio dell’avvocato LEONARDO BRASCA,

rappresentato e difeso dall’avvocato SERGIO LALLI;

– ricorrente –

contro

M.A., titolare della ditta individuale SERIGRAFICA

M.A., elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI GRACCHI

130, presso lo studio dell’avvocato ELISA NERI, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARGHERITA RINDI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 192/2019 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 07/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. ALFONSINA

DE FELICE.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

la Corte d’appello di Firenze, a conferma della sentenza del Tribunale di Prato, ha rigettato l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta da T.T., dipendente della ditta M. Serigrafica di M.A., avendo accertato la natura di riconoscimento del debito della scrittura privata del (OMISSIS), sottoscritta dal lavoratore, con cui, elencati i debiti contratti da questi verso il titolare della ditta, se ne differiva l’adempimento alla data di cessazione del rapporto di lavoro;

la Corte territoriale ha escluso che l’atto contenesse una transazione avente ad oggetto i diritti inderogabili del lavoratore, nè tanto meno una rinunzia, da parte dello stesso, ai ratei del t.f.r. non ancora maturati;

dagli atti era risultato come l’appellante fosse perfettamente a conoscenza del debito a suo carico e, che pertanto, la sottoscrizione per accettazione, in mancanza dell’emersione di elementi in senso contrario, dovesse intendersi riferita all’intero contenuto dell’accordo;

la cassazione della sentenza è domandata da T.T. sulla base di un unico motivo;

la ditta M. Serigrafica di M.A. ha depositato controricorso;

è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

l’unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, denuncia “Violazione dell’art. 1418, comma 2, degli artt. 1362 e 1367 c.c., per avere la Corte d’appello qualificato come riconoscimento del debito, anzichè di rinuncia a un diritto futuro, l’accordo, concluso durante il pieno svolgimento del rapporto di lavoro, contenuto nella scrittura privata del (OMISSIS);

sostiene che l’espressione adoperata nell’atto “all’estinzione del rapporto di lavoro tale cifra verrà tolta…” ricondotta dalla Corte d’appello alla fattispecie del riconoscimento del debito anzichè a quella della rinuncia ad un diritto futuro (nella specie il t.f.r. non ancora maturato) violerebbe espressamente i criteri interpretativi contenuti negli artt. 1362 – 1367 c.c.;

il motivo è inammissibile;

la Corte d’appello, condividendo il giudizio espresso dal Tribunale, ha ritenuto che la scrittura privata sottoscritta in data (OMISSIS) contenesse un riconoscimento di debito con pagamento differito al momento della cessazione del rapporto e che non potesse essere qualificata come rinuncia o transazione avente ad oggetto il trattamento di fine rapporto non ancora maturato;

a tale interpretazione il giudice del merito è pervenuto analizzando la lettera dell’accordo e dando rilievo alla volontà delle parti come dalla stessa emergente, non senza aver specificamente valutato l’assenza di elementi contrari all’espressione dell’autentica volontà in capo al lavoratore, di accettare il contenuto dell’accordo, resa validamente mediante la sottoscrizione della scrittura privata;

a fronte di tale giudizio, il ricorrente si è limitato ad opporre una sua diversa interpretazione, senza invece assolvere l’onere di specificare quale dei criteri legali di interpretazione dei contratti sarebbe stato violato, a fronte, peraltro, di due pronunce di merito che hanno attribuito alla scrittura privata del (OMISSIS) valore di riconoscimento del debito;

l’orientamento pacifico espresso da questa Corte ritiene che la semplice contrapposizione dell’interpretazione proposta dal ricorrente a quella accolta nella sentenza impugnata non rilevi ai fini dell’annullamento di quest’ultima (Cass. n. 6641 del 2012; Cass. n. 14318 del 2013);

anche nel caso in esame va, dunque, ribadito che la denuncia della violazione delle regole di ermeneutica esige la specifica indicazione del modo attraverso il quale si è realizzata l’anzidetta violazione, non potendo la censura risolversi nella mera contrapposizione di un’interpretazione diversa da quella propugnata nel provvedimento gravato;

in definitiva, il ricorso va dichiarato inammissibile;

le spese, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza;

in considerazione del rigetto del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente, che liquida in Euro 200 per esborsi, Euro 2.500,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15 per cento ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 2 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2021

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