Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4998 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. I, 15/02/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 15/02/2022), n.4998

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14335/2021 proposto da:

X.S., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avvocato Salvagnini Wally, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di

Bologna;

– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositato il

21/01/2021;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/01/2022 dal cons. CLOTILDE PARISE.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

1. Con Decreto n. 513/2020, comunicato il 14 aprile 2021, la Corte d’appello di Bologna, Sezione specializzata per i minorenni, ha rigettato il reclamo proposto da X.S., cittadino albanese, avverso la decisione con cui il Tribunale per i minorenni di Bologna aveva respinto la domanda dallo stesso proposta al fine di ottenere l’autorizzazione alla permanenza del territorio nazionale nell’interesse del figlio minore X.V., nato il (OMISSIS), ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3.

2. Avverso questo decreto X.S. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Bologna, che è rimasto intimato.

3. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis 1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. Il ricorrente denuncia: i) con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3., la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3, per avere la Corte d’appello dato un’interpretazione restrittiva del concetto di “gravi motivi” di cui alla norma citata, nella specie consistenti nell’interesse del minore a non essere separato dal padre, che, come evidenziato dai servizi sociali, è figura di rilievo per il figlio e vive stabilmente in Italia dal 2003; ad avviso del ricorrente, i suoi precedenti penali sono stati erroneamente valutati e la lettura interpretativa restrittiva fornita dalla corte di merito si pone in contrasto con le leggi nazionali e sovranazionali e con la giurisprudenza di questa Corte che diffusamente richiama; ii) con il secondo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3., la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 3 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e degli artt. 7 e 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 7 dicembre 2000, per essere la decisione impugnata in contrasto con la finalità di promuovere il benessere psicofisico del bambino e privilegiare l’assetto di interessi più favorevole a una sua crescita e maturazione equilibrata e sana.

2. I motivi, da esaminare congiuntamente per la loro connessione, sono inammissibili.

2.1. La corte territoriale, nel richiamare la sentenza delle sezioni Unite di questa Corte n. 15750/2019, ha esaminato la fattispecie sotto ogni profilo di rilevanza, non solo con riferimento ai precedenti penali del ricorrente, alla sua condotta in generale, alla sua influenza negativa sul figlio maggiore e alla sua capacità genitoriale, ma anche con riguardo alla relazione con il minore V., ritenendo, con adeguata motivazione, non dimostrato il ruolo fondamentale del padre.

Segnatamente, quanto ai precedenti penali e alla condotta di vita del ricorrente come descritta dagli assistenti sociali, la corte di merito, nel richiamare in dettaglio detti precedenti, ha affermato che: a) si tratta di reati gravi, riguardanti un arco temporale prolungato e ancora molto recente; b) l’ultimo episodio (ricettazione di armi che il reclamante minimizzava riferendo di aver custodito nel proprio garage le armi ricevute da un vicino di casa per mera leggerezza) stava ad evidenziare non solo la collaborazione, finanche riconosciuta, con altri soggetti tipica per l’appunto del reato di ricettazione, ma anche e soprattutto lo stabile inserimento del reclamante in un contesto di attività criminali, da cui traeva fonti di sostentamento (pag.5 decreto); c) l’assistente sociale, circa la condotta del padre, si era limitato a riferire che egli, ottenuto il primo permesso di soggiorno nel 1998, aveva svolto lavori precari alternati a periodi di disoccupazione e a periodi agli arresti domiciliari per procedimenti penali (pag. 3 decreto).

La corte d’appello ha poi escluso che X. avesse assolto all’onere di provare il suo ruolo determinante nella vita del figlio V.. In particolare, la corte di merito ha rilevato che la relazione dei Servizi Sociali per il Tribunale per i minori del 26-3-2000 non faceva alcun riferimento specifico all’importanza della figura paterna per la crescita del figlio e dunque non motivava né circostanziava l’assunto conclusivo, secondo cui l’allontanamento del ricorrente sarebbe stato fonte di un grave pregiudizio per il minore, e che, analogamente, la successiva relazione, dell’11-1-2021, che concludeva nel medesimo senso, non evidenziava alcun elemento dal quale desumere che il rimpatrio del genitore potesse provocare nel figlio un trauma superiore al normale disagio dovuto alla distanza.

La corte territoriale ha inoltre osservato che la tendenza a delinquere di X. aveva influito negativamente sulla condotta del primogenito, a cui carico risultavano procedimenti penali commessi quando era ancora minorenne e convivente con il proprio nucleo familiare, seguito sin dal 2003 dai Servizi Sociali di Piacenza anche per tale ragione.

Infine, la corte d’appello ha rimarcato che V., dopo l’allontanamento del padre, sarebbe rimasto adeguatamente assistito in Italia non solo dalla madre, autorizzata a permanere nel territorio nazionale, ma anche dalla sorella maggiore E. (che era stata sempre presente a suo supporto e fungeva da intermediatrice nei rapporti con le istituzioni e gli interlocutori esterni) e, soprattutto, dal servizio sociale e dagli operatori scolastici e che, secondo quanto risultava dalla relazione del 26 marzo 2020, il minore era stato in grado di superare le proprie difficoltà e proseguire il percorso scolastico senza problematicità, rivelandosi fra i migliori della sua classe, non per l’impegno del padre, ma piuttosto grazie all’insegnante di sostegno e alle sedute di psicomotricità e logopedia, oltre che al suo stesso impegno.

In definitiva, all’esito di esame circostanziato del caso concreto, i giudici d’appello, con puntuali argomentazioni, hanno da un lato ravvisato sussistente in concreto la pericolosità sociale dell’odierno ricorrente, e, dall’altro, escluso che questi costituisca un valido riferimento educativo per il minore, il cui interesse, pur tenuto conto del pregiudizio emotivo che gliene potrà derivare, e’, al contrario, tutelato dall’allontanamento del padre.

2.2. A fronte di tale articolato percorso motivazionale della corte del merito, che ha scrutinato ogni profilo di rilevanza attenendosi ai principi affermati dalle Sezioni Unite di questa Corte (Cass. S.U. 15750/2019), le censure del ricorrente sono svolte in modo del tutto generico e si risolvono in una mera riproposizione delle doglianze espresse con il reclamo, senza alcun confronto con il decisum.

Inoltre i motivi, benché rubricati ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, consistono in realtà nell’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, ovvero nella denuncia di un vizio di motivazione e, così riqualificati, si rivelano inammissibili perché privi dell’indicazione del fatto decisivo omesso che, ove considerato, avrebbe condotto all’accoglimento della domanda.

3. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile, senza pronuncia sulle spese perché rivolto avverso la Procura Generale della Repubblica, peraltro non costituitasi.

Rilevato che dagli atti il processo risulta esente, non si applica del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.

Va disposto che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi delle parti e degli altri soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dispone che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi delle parti e degli altri soggetti in essa menzionati.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Prima Sezione Civile, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

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