Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4991 del 24/02/2021

Cassazione civile sez. trib., 24/02/2021, (ud. 03/12/2020, dep. 24/02/2021), n.4991

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – rel. Consigliere –

Dott. FRAULINI Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 8770/2016 R..G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio ex lege in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

Fallimento (OMISSIS) s.r.l. n. 1078/2014, in persona del legale

rappresentante p.t., con l’avv. Claudio Magnanti, con domicilio

eletto presso il suo studio in Roma, via Livorno n. 20;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale per il

Lazio – Roma n. 7031/38/2015, pronunciata in data 14 ottobre 2015 e

depositata il 22 dicembre 2015, notificata in data 27 gennaio 2016;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 03 dicembre

2020 dal Cons. Marcello M. Fracanzani.

 

Fatto

RILEVATO

1. La società contribuente, operante nel settore dell’autonoleggio, era attinta da un avviso di accertamento, anno d’imposta 2004, facente seguito ad un’indagine compiuta dalla Guardia di Finanza di Verona e con il quale veniva contestata l’emissione di fatture relative a operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti nei confronti di Wolkswagen Group Italia s.p.a nonchè l’utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti emesse dalla società Pubbli 3001 s.r.l., con conseguente recupero a tassazione ai fini IRES, IRAP e IVA.

A seguito di ulteriore indagine compiuta dalla Polizia tributaria di Roma, l’Ufficio notificava un secondo avviso di accertamento con cui si contestava alla contribuente l’utilizzo di ulteriori fatture per operazioni oggettivamente inesistenti emesse dalla società Pubbli 3001 s.r.l. nonchè l’indebita deduzione di costi relative ad operazioni altrettanto inesistenti e di cui ad una fattura emessa da Es Globe s.r.l..

2. Il giudice di prossimità, adito dalla contribuente con due distinti ricorsi, annullava il primo avviso ritenendo che i rilievi ivi espressi fossero in parte stati travolti dalle indagini compiute dalla Guardia di Finanza capitolina. Rispetto al secondo, invece, affermava, che gli elementi addotti per contestare le fatture della società Pubbli 3001 s.r.l. erano insufficienti a giustificare l’addebito, facendo salve solo quelle rivolte alla fattura di Es Globe s.r.l..

3. L’Amministrazione finanziaria insorgeva con distinti ricorsi in appello che, riuniti, venivano rigettati dalla Commissione tributaria regionale, stante l’assenza di profilo di antieconomicità e fittizietà delle operazioni di vendita compiute dalla società, medio tempore dichiarata fallita.

4. Ricorre per la cassazione della sentenza l’Avvocatura dello Stato l’Agenzia delle Entrate con due motivi di ricorso limitatamente ai rilievi con cui è stata contestata l’indebita detrazione dei costi della società Pubbli 3000 s.r.l., cui resiste il Fallimento con tempestivo controricorso, depositando altresì memoria in prossimità dell’udienza.

Diritto

CONSIDERATO

1. Con il primo motivo la difesa erariale prospetta il vizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, di nullità della sentenza per carenza di motivazione o motivazione apparente, oltre alla violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4.

In buona sostanza contesta alla CTR di aver omesso di prendere posizione sugli specifici presupposti di fatto, richiamati a fondamento della ripresa a tassazione, e concernenti l’indebita detrazione dei costi di cui alle fatture della società Pubbli ovvero delle circostanze dedotte a supporto della contestata inesistenza oggettiva delle operazioni eseguite.

Il motivo è fondato.

2. In via preliminare occorre ricordare che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, sussiste il vizio di motivazione apparente quando essa risulta fondata su una mera formula di stile, riferibile a qualunque controversia, disancorata dalla fattispecie concreta e sprovvista di riferimenti specifici, del tutto inadeguata a rivelare la “ratio decidendi” e ad evidenziare gli elementi che giustifichino il convincimento del giudice e ne rendano dunque possibile il controllo di legittimità, ovvero caratterizzata da un “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e da “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (v. Cass. SS.UU. n. 8053 del 2014, Cass. n. 25216 del 2018).

3. Ciò premesso, parte ricorrente argomenta il motivo di ricorso trascrivendo le censure svolte innanzi ai giudici di merito, rimaste inascoltate. Segnatamente rinnova una prima doglianza nella parte in cui, riportando in parte qua il pvc emesso dalla Polizia tributaria di Roma, evidenziava come l’indagine romana avesse integrato e non annullato gli esiti delle verifiche condotte dal Comando di Verona, sicchè alle conclusioni tratte da quest’ultimo dovevano essere affiancati (e non sostituiti) i rilievi della polizia capitolina. Parimenti, riporta una seconda doglianza ove venivano indicate le plurime circostanze sottese all’indebita deduzione dei costi di cui alle fatture della società Pubbli 3001 srl quali, ad esempio, il fatto che si trattasse di società di comodo evasore totale, trasferita in Romania, e che vi fosse una interposizione fittizia di persona, peraltro indagato.

3.1 A fronte di tali argomentazioni, riferite a circostanze precise e puntuali, la Commissione tributaria regionale ha concluso affermando semplicemente che il pvc reso dalla Polizia tributaria di Roma non sarebbe stato di supporto alle ipotesi formulate dal comando veronese e ciò sia con riguardo al soggetto interposto, sia alle operazioni fittizie, rendendo così impossibile comprendere quali siano le effettive e concrete ragioni che hanno condotto i giudici di merito a rigettare i motivi svolti. In buona sostanza, il Collegio di merito si è limitato ad affermare che il pvc emesso dalla GdF di Roma conterrebbe degli elementi incapaci di supportare le conclusioni della GdF di Verona senza però illustrarli e, ancor meno, menzionarli. Ancor meno ha preso posizione su quanto evidenziato dalla difesa erariale nella prima censura, ove venivano richiamati gli stralci del secondo p.v.c. relativi agli accertamenti “ulteriori” (e quindi in aggiunta) rispetto a quelli eseguiti dal Comando veronese.

La motivazione della sentenza è quindi meramente apparente, poichè non consente a questa Corte di comprendere se il giudice d’appello sia pervenuto all’impugnata decisione attraverso l’esame e la valutazione effettiva delle allegazioni difensive, degli elementi di prova e dei motivi di appello (v. Cass., VI – 5, n. 22022 del 2017).

Il motivo è quindi fondato e va accolto.

4. Con il secondo motivo, e in via subordinata, parte ricorrente lamenta la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. per travisamento delle prove in parametro all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4.

La difesa erariale denunzia, in particolare, il travisamento di quanto riportato al foglio n. 65 del secondo p.v.c. laddove sono evidenziate le ulteriori fatture contabilizzate e contestate della società Pubbli 3001 s.r.l. e per le quali la GdF capitolina aveva proposto un “ulteriore” recupero a tassazione.

La censura, relativa alle medesime circostanze di cui al punto precedente, è stata svolta in via subordinata, sicchè rimane assorbita dall’accoglimento del primo motivo.

In conclusione, il ricorso merita accoglimento nei limiti di cui al motivo accolto.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla CTR per il Lazio – Roma, in diversa composizione, cui demanda anche la regolazione del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 3 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2021

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