Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4990 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 15/02/2022, (ud. 13/01/2022, dep. 15/02/2022), n.4990

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5846-2019 proposto da:

D.M.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GERMANICO

172, presso lo studio dell’avvocato SERGIO NATALE EDOARDO GALLEANO,

rappresentato e difeso dall’avvocato DOMENICO MESITI;

– ricorrente –

contro

ENTE AUTONOMO VOLTURNO S.R.L., già Metrocampania Nordest S.R.L., in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DEGLI AVIGNONESI 5, presso lo studio

dell’avvocato ENRICO SOPRANO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3920/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 07/08/2018 R.G.N. 3606/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/01/2022 dal Consigliere Dott.ssa PICCONE VALERIA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Con sentenza n. 3920 del 7 agosto 2018, la Corte d’appello di Napoli, in accoglimento dell’impugnazione proposta dall’Ente Autonomo Volturno s.r.l., ha respinto la domanda avanzata da D.M.M. volta ad ottenere l’accertamento del proprio diritto all’immediata assunzione nella pianta organica della società convenuta con inquadramento nel profilo di Ausiliario, IV Area Professionale, e conseguente condanna alla immediata assunzione nonché al risarcimento del danno ex art. 2043 c.c.;

in particolare, la Corte, andando di contrario avviso rispetto al Tribunale, che aveva parzialmente accolto la domanda, ha ritenuto corretta la negazione dell’assunzione da parte della società, sul presupposto dell’applicazione alla specie del R.D. n. 148 del 1931, art. 10, allegato A, concernente l’assunzione in prova presso le Pubbliche Amministrazioni ed in particolare alla luce della ritenuta insussistenza dei connessi requisiti di buona condotta morale, civile, militare e politica come evidenziati dai certificati del Casellario giudiziale e dei carichi pendenti;

per la cassazione della sentenza propone ricorso, assistito da memoria, D.M.M., affidandolo a quattro motivi;

resiste, con controricorso, l’Ente Autonomo Volturno s.r.l..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Con il primo motivo di ricorso si deduce la violazione del giudicato ai sensi dell’art. 2909 c.c.;

con il secondo motivo si allega la violazione della L. n. 1369 del 1960, art. 1, del D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 27 e 29 e al R.D. n. 148 del 1931, art. 10 comma 1, n. 3 Regolamento allegato, nonché, ancora, dell’art. 2909 c.c.;

si duole, in particolare, il ricorrente dell’erronea applicazione del R.D. n. 148 del 1931, art. 10 ad un rapporto che avrebbe dovuto essere considerato come costituito ab origine con l’imprenditore appaltante; con il terzo motivo si allega ancora la violazione e/o falsa applicazione del R.D. n. 148 del 1931, art. 10, comma 3, Regolamento allegato “A”, sotto il profilo dell’attribuzione di effetti alla norma non solo nella fase genetica del rapporto di lavoro ma anche in quella susseguente;

con il quarto motivo si censura la decisione impugnata per violazione degli artt. 2,3,17,18,19,20,21 e 22 Cost., in relazione al R.D. n. 148 del 1931, art. 10 comma 1, n. 3 del Regolamento Allegato “A”, allegandosi il contrasto dell’interpretazione offerta del mentovato art. 10 con quella costituzionalmente orientata offerta dal Giudice delle leggi; il primo motivo è inammissibile;

giova premettere, al riguardo, che, affinché il giudicato esterno possa fare stato nel processo è necessaria la certezza della sua formazione, che deve essere provata, pur in assenza di contestazioni, attraverso la produzione della sentenza munita del relativo attestato di cancelleria (fra le tante, Cass. n. 26310 del 2021); nella specie, parte ricorrente, in violazione di quanto previsto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4 (su cui, fra le tante, Cass. n. 321 del 2021), pur sostenendo essersi formato il giudicato sulla statuizione afferente all’esistenza di una interposizione di manodopera vietata e, quindi, in ordine alla sussistenza di un rapporto lavorativo ab origine con la Circumvesuviana (oggi Ente Autonomo Volturno s.r.l.) nulla ha allegato al riguardo;

parte controricorrente, nel costituirsi, ha dedotto, invece, l’attuale pendenza in sede di legittimità della impugnazione della relativa pronunzia, rubricata con il numero R.G. 12573/2015;

nonostante, pertanto, questo ufficio abbia avuto successiva, autonoma contezza dell’intervenuta definizione della vicenda de qua con decisione n. 21431 del 30 aprile 2019 il motivo non può trovare accoglimento;

il secondo motivo è fondato per quanto di ragione;

e’ noto, infatti, che la violazione del divieto di intermediazione nell’assunzione di lavoratori subordinati, posto dalla L. n. 1369 del 1960, art. 1, comporta la conversione legale del rapporto in capo all’effettivo titolare, ovvero la novazione legale del rapporto mediante la sostituzione soggettiva dell’interponente all’interposto, e quella oggettiva del contenuto economico e normativo tipico dei contratti di lavoro dell’imprenditore reale, per cui il rapporto si considera costituito fin dall’inizio con l’imprenditore appaltante e non con l’appaltatore, e deve ritenersi a tempo indeterminato (cfr., sul punto, Cass. n. 7687 del 2004; Cass. n. 14297 del 2017; Cass. n. 17164 del 2020); nondimeno, nel caso di specie, tutto l’iter motivazionale della sentenza di secondo grado si è incentrato esclusivamente sulla mancata costituzione del rapporto di lavoro alla luce della ritenuta applicabilità alla fattispecie del R.D. n. 148 del 1931 e, pertanto, in considerazione dei carichi pendenti sulla persona del ricorrente, addotti dalla società a sostegno della mancata assunzione, in realtà del tutto inconferenti rispetto alla fattispecie;

giova evidenziare, al riguardo, che il Tribunale aveva dichiarato “l’intercorrenza di un rapporto di lavoro subordinato tra il ricorrente e la Metrocampania Nordest s.r.l. con diritto del ricorrente all’inquadramento dall’1.1.2000 con mansioni di guardiabarriere e profilo di ausiliario di stazione (sentenza n. 17086 del 2010)”; ne consegue che il rapporto deve considerarsi costituito fin dall’inizio con l’imprenditore appaltante e non con l’appaltatore, e deve ritenersi a tempo indeterminato ab origine e secondo l’inquadramento indicato dal Tribunale (cfr., sul punto, Cass. n. 7687 del 2004; Cass. n. 14297 del 2017; Cass. n. 17164 del 2020 cit.);

il ricorrente, messa in mora la società, si è visto opporre un rifiuto fondato sull’applicazione alla specie del disposto di cui al R.D. n. 148 del 1931, art. 10, senza che in alcun conto venisse tenuta la circostanza che il rapporto doveva reputarsi già costituito, ab origine, con la società appaltante in considerazione dell’intervenuto accertamento di una interposizione fittizia di manodopera;

invero, come statuito dalle Sezioni Unie di questa Corte, la declaratoria di nullità dell’interposizione di manodopera per violazione di norme imperative e la conseguente esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato determina, nell’ipotesi in cui per fatto imputabile al datore di lavoro non sia possibile ripristinare il predetto rapporto, l’obbligo per quest’ultimo di corrispondere le retribuzioni al lavoratore a partire dalla messa in mora decorrente dal momento dell’offerta della prestazione lavorativa, in virtù dell’interpretazione costituzionalmente orientata del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, che non contiene alcuna previsione in ordine alle conseguenze del mancato ripristino del rapporto di lavoro per rifiuto illegittimo del datore di lavoro e della regola sinallagmatica della corrispettività, in relazione agli artt. 3,36 e 41 Cost. (SU 07/02/2018, n. 2990);

orbene, proposta dal D.M. una nuova azione di accertamento e condanna, alla luce della mancata ottemperanza della società al decisum, tutta la susseguente trattazione in sede di appello si è erroneamente incentrata sulla applicabilità alla specie del disposto di cui al R.D. n. 148 del 1931, art. 31, palesemente irrilevante, invece, in quanto non solo prima facie afferente ad altra ipotesi (rapporto in prova con la P.A.), ma, vieppiù, escluso in radice dalla intervenuta dichiarazione di intercorrenza del rapporto di lavoro con la Volturno s.r.l.;

la Corte d’appello, quindi, muovendo da un’azione con la quale era stato richiesto “accertarsi e dichiararsi il diritto all’assunione”, assunzione in realtà già effettiva ope legis in virtù della sentenza del Tribunale che aveva ritenuto sussistente una ipotesi di interposizione fittizia di manodopera, è giunta a respingere la domanda;

ne consegue che, per un errore di sussunzione, la fattispecie è stata ritenuta riconducibile nell’alveo del R.D. n. 148 del 1931, art. 10, e tale interpretazione ha originato, quindi, una violazione di legge che impone la cassazione, sul punto, della sentenza;

alla luce delle suesposte argomentazioni, il secondo motivo di ricorso deve essere accolto per quanto di ragione ed il terzo e quarto motivo possono ritenersi assorbiti;

la sentenza va cassata in relazione al motivo accolto e la causa rimessa alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, anche con riguardo alle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso; accoglie il secondo per quanto di ragione, assorbiti il terzo e il quarto. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione anche in ordine alle spese relative al giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 13 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

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