Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4977 del 24/02/2021

Cassazione civile sez. trib., 24/02/2021, (ud. 26/11/2020, dep. 24/02/2021), n.4977

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. PERRINO A. Maria – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – rel. Consigliere –

Dott. CHIESI Gian A. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al numero 12058 del ruolo generale dell’anno

2013, proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Sangalli Vetro Manfredonia s.p.a., in persona del legale

rappresentante p.t., rappresentata e difesa, giusta procura speciale

in calce al ricorso, dall’avv.to Paolo Atttanasio, elettivamente

domiciliata presso lo studio dell’avv.to Donato Mondelli, in Roma,

Corso Trieste n. 109;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Puglia, sezione staccata di Foggia, n. 49/27/12,

depositata in data 19 marzo 2012, non notificata.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26 novembre 2020 dal Relatore Consigliere Dott.ssa Putaturo Donati

Viscido di Nocera Maria Giulia.

 

Fatto

RILEVATO

che:

-con sentenza n. 49/27/12, depositata in data 19 marzo 2012, non notificata, la Commissione tributaria regionale della Puglia, sezione staccata di Foggia, rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, in persona del Direttore p.t., nei confronti di Sangalli Vetro Manfredonia s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., avverso la sentenza n. 211/08/2008, della Commissione tributaria provinciale di Foggia che aveva accolto il ricorso proposto dalla suddetta società avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) con il quale l’Ufficio, del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, aveva contestato nei confronti di quest’ultima, esercente attività di lavorazione e trasformazione del vetro, maggiori ricavi non dichiarati, sopravvenienze attive non contabilizzate, costi indebitamente dedotti ai fini Irpeg, Irap Iva, oltre sanzioni, per l’anno 2003;

-la CTR, in punto di diritto, per quanto di interesse, ha osservato che: 1) l’accertamento in questione non era basato su elementi indiziari dotati dei requisiti di gravità, precisione e concordanza; 2) in particolare, l’Ufficio nel ricostruire i maggiori ricavi non contabilizzati aveva erroneamente incluso tra gli acquisti di materie prime n. 5.467 tonnellate di sabbia che, in quanto “beni viaggianti” alla data del 31 dicembre 2003, non potevano essere conteggiate nella produzione di vetro; 2) ugualmente l’Ufficio aveva commesso lo stesso errore quanto agli imballaggi acquistati il 31/12/2003 i quali erano considerati utilizzati per prodotti finiti e venduti nell’anno, il che significava “imballati e consegnati nello stesso giorno di acquisto dell’imballaggio”;

3) la maggiore quantità di prodotto vendibile rilevata dall’ufficio pari a 372 tonnellate (contro le 4.249 tonnellate originariamente accertate) concretava una differenza corrispondente allo 0,2% della quantità di prodotto finito risultante dalla contabilità, il che costituiva un dato poco significativo per giustificare la presunzione di ricavi non contabilizzati;

4) era illegittimo il recupero a tassazione della sopravvenienza attiva conseguente alla mancata asserita contabilizzazione della nota di credito di Euro 3.766,28, avendo la società respinto al mittente detta nota, in quanto diversamente pattuito, deducendosi Euro 9.156,00 per sopravvenienza passiva, a seguito di accordi transattivi; 5) erano stati correttamente dedotti dalla società i costi di Euro 6.018,00, alla voce “fiere e manifestazioni”, di Euro 3.834,00 e di Euro 1500,00, alla voce “mezzi pubblicitari”, trattandosi, non già di spese di rappresentanza come sostenuto dall’Ufficio, ma di spese di pubblicità, pertanto interamente deducibili (Cass. n. 7803/00);

– avverso la sentenza della CTR, l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi cui la società contribuente ha resistito con controricorso;

– il ricorso è stato fissato in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2, e dell’art. 380-bis.1 c.p.c., introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 112 c.p.c., per avere la CTR- confermando l’integrale annullamento dell’avviso di accertamento – omesso di pronunciarsi sulla censura proposta dall’Ufficio in sede di gravame circa la mancata considerazione da parte del giudice di prime cure che – quand’anche le n. 5.467 tonnellate di sabbia alla data del 31 dicembre 2003 non fossero ancora entrate nella disponibilità del ciclo produttivo del vetro (in quanto merci “viaggianti” a tale epoca)- ciononostante, in base al procedimento di calcolo seguito dall’ufficio, residuava, comunque, una maggiore quantità di prodotto finito vendibile (pari a 372 tonnellate) con conseguenti maggiori ricavi non dichiarati pari a Euro 86.034,00 (Euro 232,00 per tonnellata) e necessaria quantificazione della pretesa tributaria entro i limiti posti dalle parti trattandosi di un giudizio di impugnazione- merito;

– il motivo è infondato;

– nella specie, la CTR- confermando la decisione di primo grado- ha ritenuto che la differenza di quantità di prodotto vendibile pari a 372 tonnellate (a fronte delle 4.249 tonnellate originariamente accertate) residuata dopo avere tenuto conto della erronea inclusione nel conteggio delle materie prime di 5.467 tonnellate di sabbia (non risultanti nello stabilimento della società alla data del 31.12.2003), fosse, in quanto corrispondente allo 0,2% della quantità di prodotto finito risultante dalla contabilità, alquanto “poco significativa a giustificare una presunzione di ricavi non contabilizzati”;

– con il secondo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, art. 2697 c.c., del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), per avere la CTR confermato l’annullamento integrale dell’avviso di accertamento ritenendo insussistenti le condizioni legittimanti l’accertamento del citato D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. d) -nonostante le documentate irregolarità/incongruenze contabili rilevate dall’Ufficio; ciò senza considerare che, anche a volere sostenere che la rilevata maggiore quantità di materia prima acquistata non fosse ancora entrata nella disponibilità del ciclo produttivo del vetro, dai conteggi operati in sede di verifica, residuava, comunque, una differenza di prodotto finito vendibile pari a 372 tonnellate, con conseguente necessario esame, nel merito, della pretesa tributaria eventualmente riconducendola alla corretta misura trattandosi di un giudizio di impugnazione- merito;

– va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del motivo per difetto di autosufficienza, avendo l’Agenzia chiaramente aggredito la sentenza – debitamente riportata in ricorso- nella parte in cui il giudice di appello, confermando l’annullamento integrale dell’avviso, non ha rideterminato la pretesa tributaria avuto riguardo alla maggiore quantità di produzione (di 372 tonnellate) residuata (rispetto a quella originariamente accertata pari a 4.249 tonnellate) pure ammettendo l’erroneità di calcolo delle materie prime impiegate nel ciclo produttivo, per avere l’Ufficio incluso tra gli acquisti di sabbia del 2003 la quantità di 5.467 tonnellate alla data del 31/12/203, ancora “viaggiante”;

– il motivo- sotto entrambi i profili denunciati di violazione di legge e vizio motivazionale – è fondato nei sensi di seguito precisati;

– in punto di fatto, dalla sentenza impugnata si evince che, a fronte della ripresa dell’ufficio di maggiori ricavi non dichiarati (pari a Euro 985.768,00) fondata sull’accertamento di una maggiore quantità di prodotto finito vendibile (di vetro) pari ad 4.249 tonnellate, la CTR-confermando la decisione di primo grado- aveva rilevato l’erronea inclusione di 5.467 tonnellate nel conteggio delle materie prime utilizzate (trattandosi di materiale alla data del 31/12/2003 non ancora nello stabilimento della società), con conseguente residuale differenza di prodotto vendibile pari a 372 tonnellate, stimata dal giudice di appello, in quanto pari solo al 2% della quantità di prodotto finito risultante dalla contabilità, “poco significativa a giustificare la presunzione di ricavi non contabilizzati”;

– per giurisprudenza consolidata di questa Corte “II processo tributario non è diretto alla mera eliminazione giuridica dell’atto impugnato, ma ad una pronuncia di merito, sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente che dell’accertamento dell’ufficio. Ne consegue che il giudice tributario, ove ritenga invalido l’avviso di accertamento per motivi di ordine sostanziale (e non meramente formali), è tenuto ad esaminare nel merito la pretesa tributaria e a ricondurla, mediante una motivata valutazione sostitutiva, alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte” (Sez. 5 -, Sentenza n. 27560 del 30/10/2018; Sez. 5, 19 settembre 2014, n. 19750) avvalendosi degli ordinari poteri di indagine e di valutazione dei fatti e delle prove consentiti dagli artt. 115 e 116 c.p.c., senza che, da un lato, ciò costituisca attività amministrativa di nuovo accertamento e, da un altro, determini una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 25629 del 15/10/2018);

-nella specie, la CTR- a fronte di un accertamento analitico-induttivo dell’Ufficio fondato, quanto alla ripresa dei maggiori ricavi, sulla rilevata maggiore quantità di prodotto finito vendibile (pari a 4249 tonnellate)

– dopo avere ritenuto viziata la ricostruzione reddituale per l’erronea inclusione di 5.467 tonnellate di sabbia nel conteggio delle materie prime utilizzate nel ciclo produttivo, essendo residuata una differenza di maggiore prodotto finito vendibile pari a 372 tonnellate, non ha, in violazione dei suddetti principi, con riguardo a tale differenza, esaminato nel merito la pretesa tributaria – riconducendola, mediante una motivata valutazione sostitutiva, alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte- limitandosi ad affermare in merito- con una motivazione sul punto insufficiente ed affetta da vizi logici-giuridici

– che la stessa, in quanto corrispondente allo 0,2% della quantità di prodotto finito risultante dalla contabilità, fosse “poco significativa a giustificare una presunzione di ricavi non contabilizzati”;

– con il terzo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 109 TUIR e art. 2697 c.c. per avere la CTR ritenuto correttamente operata la deduzione dei costi (Euro 6.018,00 per biglietti di ingresso a teatro; Euro 1.500,00 per promozione pubblicitaria; Euro 3.834,00 per la sponsorizzazione di un congresso di nEurochirurgia) da parte della società ancorchè non inerenti, non avendo la società mai dimostrato alcuna correlazione tra tali spese e l’attività di impresa (lavorazione e produzione del vetro), nè tantomeno di competenza;

– il motivo è infondato;

– “in tema di redditi d’impresa, il criterio discretivo tra spese di rappresentanza e spese di pubblicità va individuato negli obbiettivi, anche strategici, perseguiti mediante le stesse, che, nella prima ipotesi, coincidono con la crescita d’immagine ed il maggior prestigio, nonchè con il potenziamento delle possibilità di sviluppo della società, mentre, nell’altra, consistono in una diretta finalità promozionale e di incremento commerciale, concernente la produzione realizzata in un determinato contesto” (Cass., Sez. 5, Sentenza n. 12676 del 23/05/2018); peraltro, questa Corte ha precisato che “in tema di redditi di impresa, i costi di partecipazione alle fiere, avendo la finalità di incrementare le vendite, rientrano nelle spese di pubblicità e, pertanto, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 108, comma 2 (nella formulazione, applicabile “ratione temporis”, novellata dal D.Lgs. n. 344 del 2003 ed antecedente alle modifiche apportate dal D.L. n. 244 del 2016 conv. in L. n. 19 del 2017), sono deducibili integralmente nell’esercizio nel quale sono stati sostenuti, ove il contribuente non scelga – mediante opzione immodificabile – di imputarle forfettariamente, in quote costanti, nell’esercizio stesso e nei quattro successivi” (Cass., sez. 5, n. 16223 del 20/06/2018);

– nella specie, la CTR, conformemente ai suddetti principi, ha correttamente qualificato come spese di pubblicità, interamente deducibili nell’esercizio 2003, quelle accertate in punto di fatto- con una valutazione insindacabile in questa sede- essere state sostenute (pari a 6.018,00) per “fiere e manifestazioni” avendo la finalità di incrementare le vendite; ugualmente ha correttamente qualificato spese di pubblicità quelle sostenute (pari a Euro 1834,00 e a Euro 1.500,00) nel 2003 – come risultanti, con un insindacabile apprezzamento in fatto, da relative fatture – per “mezzi pubblicitari” per l’apposizione da parte della società del proprio logo su striscioni, deplians, locandine e altro materiale divulgativo, con una diretta finalità promozionale e di incremento delle vendite;

– in conclusione, va accolto il secondo motivo, respinti i restanti; con cassazione della sentenza impugnata- in relazione al motivo accolto- e rinvio, alla Commissione tributaria regionale della Puglia, in diversa composizione, che provvederà al riesame, adeguandosi a principi sopra esposti, oltre a regolare le spese di lite.

PQM

La Corte: accoglie il secondo motivo, rigetta i restanti; cassa la sentenza impugnata, nel limite del motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Puglia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 26 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2021

 

 

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