Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4977 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2022, (ud. 27/01/2022, dep. 15/02/2022), n.4977

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 2094/2021 R.G., proposto da:

M.O., rappresentato e difeso in proprio ai sensi

dell’art. 86 c.p.c., con domicilio eletto in (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

S.G.A.O., rappresentato e difeso dall’avv.

Pompilio Giancarlo, con domicilio eletto in Roma, alla Via Francesco

Denza n. 16/D;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Catanzaro n. 1033/2020,

pubblicata in data 13.7.2020.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno

27.1.2022 dal Consigliere Giuseppe Fortunato.

 

Fatto

RAGIONI IN FATTO IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. La Corte d’appello di Catanzaro ha dichiarato la tardività del gravame proposto da S.O. avverso la pronuncia con cui il tribunale aveva respinto l’opposizione al decreto ingiuntivo n. 1201/2008, ottenuto dall’avv. M. a titolo di compensi professionali. La sentenza ha compensato le spese processuali, rilevando che, ai sensi del D.L. n. 132 del 2014, art. 16, comma 1, la durata della sospensione feriale dei termini processuali era stata ridotta a gg. 31 e che l’appello sarebbe stato tempestivo qualora fosse stata applicabile la disciplina anteriore, sicché, stante il sopravvenuto mutamento normativo, sussistevano i giusti motivi richiesti dall’art. 92 c.p.c., comma 2.

Avverso la sentenza propone ricorso l’avv. M.O. con ricorso affidato ad un unico motivo, cui resiste con controricorso l’avv. S.O..

Su proposta del relatore, secondo cui il ricorso, in quanto manifestamente inammissibile, poteva esser definito ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, il Presidente ha fissato l’adunanza in camera di consiglio.

1. L’unico motivo di ricorso denuncia la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, sostenendo che la compensazione poteva esser disposta solo in presenza di gravi ed eccezionali ragioni giustificative, secondo la previsione introdotta dal D.L. n. 134 del 2014, non potendo darsi rilievo all’entrata in vigore del nuovo regime della sospensione feriale dei termini.

Il motivo è inammissibile.

La causa di primo grado è stata introdotta prima dell’entrata in vigore della L. n. 69 del 2009 (4.7.2009), sicché il regime delle spese processuali era disciplinato dall’art. 92 c.p.c., comma 2.

La norma – nella formulazione applicabile ratione temporis consentiva la compensazione delle spese, oltre che in caso di soccombenza reciproca, anche in presenza di giusti motivi.

E’ perciò infondata la tesi del ricorrente circa la necessità che la compensazione fosse adottata solo in presenza di gravi ed eccezionali ragioni ai sensi della formulazione del D.L. n. 132 del 2014, art. 92 introdotta dal: tale ultima disposizione si applica ai soli procedimenti introdotti a decorrere dal trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione, per tali intendendosi i giudizi di primo grado, non quelli di appello.

La sussistenza di giusti motivi per la compensazione delle spese processuali appare – nello specifico – correttamente giustificata a causa dell’incertezza interpretativa riguardante l’immediata applicabilità ai procedimenti pendenti della norma che aveva ridotto il periodo di sospensione feriale dei termini, questione risultata – in concreto – decisiva ai fini della declaratoria di tardività del gravame. Il ricorso è quindi inammissibile, con aggravio delle spese processuali liquidate in dispositivo.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, pari ad Euro 200,00 per esborsi ed Euro 2000,00 per compensi, oltre ad accessori di legge e rimborso forfettario delle spese generali in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

 

 

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