Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4974 del 22/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2022, (ud. 27/01/2022, dep. 15/02/2022), n.4974

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 8035/2021 R.G., proposto da

G.A., rappresentata e difesa dall’avv. Fioravante

Orlando, con domicilio eletto in Roma, Viale Tiziano n. 18, presso

l’avv. Allocca Sonia;

– ricorrente –

contro

BANCA D’ITALIA, in persona del Governatore p.t., rappresentata e

difesa dagli avv.ti De Troia Maria Patrizia, Di Pietropaolo Marco e

Messineo Donato, con domicilio eletto in Roma, alla Via Nazionale

91;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte Suprema di Cassazione n. 19559/2020,

pubblicata in data 13.7.2020.18.9.2020.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno

27.1.2022 dal Consigliere Giuseppe Fortunato.

 

Fatto

RAGIONI IN FATTO IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. G.A. propone istanza di revocazione, sulla base

di un unico motivo, della sentenza di questa Corte di legittimità n. 19559/2020, con cui è stata respinto il ricorso avverso la decisione della Corte territoriale di Roma che ha confermato le sanzioni irrogate alla ricorrente, quale componente del Consiglio di amministrazione della Cassa di mutualità M. s.c.r.l. nel triennio 20007-2010, per violazione del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 112 e art. 106, comma 6, e della Circolare della Banca d’Italia 5 gennaio 2009, n. 273.

La Banca d’Italia resiste con controricorso.

Su proposta del relatore, secondo cui il ricorso, in quanto manifestamente inammissibile, poteva esser definito ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, il Presidente ha fissato l’adunanza in camera di consiglio.

1. L’unico motivo di ricorso denuncia la violazione dell’art. 395,

n. 4 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, sostenendo che, nell’esaminare il primo motivo di ricorso, la Corte distrettuale non avrebbe rilevato il vizio di omessa notifica del provvedimento sanzionatorio nei confronti dei componenti del consiglio di amministrazione, circostanza emergente dal corpo del provvedimento notificato alla Gramazio.

Si assume che: a) se il giudice di legittimità si fosse avveduto di tale omissione, avrebbe dovuto cassare la sentenza impugnata; b) la ricorrente avrebbe potuto compiutamente esercitare il diritto di difesa solo ove la sanzione fosse stata notificata agli amministratori dell’istituto di credito; c) la Banca d’Italia avrebbe potuto riaprire i termini anche con un semplice verbale di mera acquisizione di un fascicolo o di altro materiale contabile.

Il motivo è inammissibile.

La violazione dell’art. 395 c.p.c., n. 4, esige che la decisione sia fondata, in tutto o in parte, sull’affermazione di esistenza o inesistenza di un fatto che, per converso, la realtà documentata in atti induca, rispettivamente, ad escludere od affermare, a condizione che il fatto oggetto di un’erronea percezione sia stato posto a fondamento dell’argomentazione logico-giuridica adottata dal giudice di legittimità e che esso non abbia costituito un punto controverso tra le parti, cui la sentenza abbia dato soluzione (Cass. 16447/2009).

Ove sia impugnata per revocazione una pronuncia di legittimità, il vizio disciplinato dall’art. 295 c.p.c., n. 4, assume quindi rilevanza solo se riguarda gli atti interni al giudizio di legittimità, che la S.C. può esaminare direttamente, con propria indagine di fatto, nell’ambito dei motivi di ricorso e delle questioni rilevabili d’ufficio, e deve avere carattere autonomo, nel senso di incidere esclusivamente sulla sentenza di legittimità (Cass. 26643/2018).

Nel caso in esame, né i motivi di opposizione né quelli del ricorso di legittimità avevano sollevato contestazioni fondate sulla mancata notifica del provvedimento sanzionatorio nei confronti dei membri del Consiglio di amministrazione della C..

Su tale specifico profilo – del tutto legittimamente – questa Corte non ha pronunciato, né ha assunto altre statuizioni fondate su fatti o circostanze decisive, ma erroneamente percepite.

In particolare, con riferimento primo motivo del ricorso, la sentenza di legittimità ha negato escluso che – come sostenuto dalla ricorrente – il giudice territoriale avesse riconosciuto una responsabilità dei sindaci per il compimento di attività gestorie, evidenziando che “il compito affidato al collegio sindacale consiste in un controllo non meramente formale, bensì sostanziale, destinato ad estrinsecarsi anche con l’adozione di iniziative idonee a realizzare la funzionalità del complessivo sistema di controlli interni e che i sindaci, pur non dotati di un potere di surroga nei confronti del consiglio di amministrazione che si mostri impermeabile ai rilievi dell’organo di controllo, non si devono imitare a formulare tali rilievi, ma devono costantemente vigilare, per verificare se le criticità riscontrate siano state rimosse”.

In definitiva, la decisione di legittimità non è inficiata in alcun modo dall’errore di aver ritenuto regolare (o comunque effettuata) la notifica del provvedimento sanzionatorio ai consiglieri di amministrazione ed anzi la censura, lamentando l’omesso rilievo del vizio di notifica, prospetta un ipotetico errore di diritto (neppure sussistente), che attiene a questioni non rilevabili d’ufficio e non sollevate in giudizio, dovendo ribadirsi che l’opposizione alle sanzioni amministrative investe i soli profili oggetto dei motivi di ricorso, con il divieto per il giudice di rilevare eventuali patologie del provvedimento non esplicitamente denunciate, fatta salva la sola inesistenza giuridica del provvedimento stesso (Cass. 18258/2020; Cass. 24037/2020; Cass. 22637/2013; Cass. 18288/2010).

Il ricorso è – per tali ragioni – inammissibile, con aggravio delle spese liquidate in dispositivo.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, pari ad Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4000,00 per compensi, oltre ad accessori di legge e rimborso forfettario delle spese generali in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

 

 

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