Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4974 del 02/03/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 4974 Anno 2018
Presidente: DI CERBO VINCENZO
Relatore: CURCIO LAURA

ORDINANZA

sul ricorso 19645-2011 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIALE MAllINI 134, presso lo
studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI, che la
rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente contro
2017
3625

PASQUARIELLO CARMELA, elettivamente domiciliata in
ROMA, PIAZZALE DELLE BELLE ARTI l, presso lo studio
dell’avvocato GIAMPAOLO DICKMANN, rappresentato e
difeso dall’avvocato DARIO DE LANDRO, giusta delega
in atti;

Data pubblicazione: 02/03/2018

- controricorrente –

avverso la sentenza n. 2813/2010 della CORTE
D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 20/07/2010 r.g.n.

9883/2006.

RG.N.19645/2011

RILEVATO
che con sentenza in data 8.4.2010 la Corte di Appello di Napoli ha

riformato la sentenza del Tribunale di Napoli che aveva respinto il
ricorso di Carmela Pasquariello ed ha dichiarato l’illegittimità del
termine apposto al contratto intercorso tra la lavoratrice e Poste
Italiane s.p.a. per il periodo dal 1.7.2002 al 30.9.2002 la cui causale

carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, ivi
comprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul
territorio , anche derivanti da innovazioni tecnologiche , ovvero
conseguenti all’introduzione di nuove tecnologie , prodotti o servizi
nonché all’attuazione delle previsioni di cui agli accordi del 17,18,23
ottobre , 11 dicembre 2001,11 gennaio 2012 … congiuntamente alla
necessità di espletamento del servizio di ferie dovute al personale nel
periodo estivo.”, condannando Poste spa al risarcimento del danno
pari alle retribuzioni maturate dalla messa in mora al ripristino del
rapporto con gli accessori dovuti per legge.
che

la Corte ha ritenuto che le causali indicate in contratto non

fossero generiche o contraddittorie, ma che era mancata in sede
giudiziale larMa rispondenza della clausola appositiva del termine
alle previsioni autorizzative legali, non avendo la società datrice di
lavoro provato in concreto le esigenze indicate nella causale.
che avverso tale sentenza Poste s.p.a. ha proposto ricorso affidato a

quattro motivi, chiedendo, in subordine, l’applicazione dello

jus

superveniens;cui ha opposto difese la Pasquariello con controricorso.

CONSIDERATO
Che

con il ricorso la società ricorrente lamenta :1) la violazione e

falsa applicazione dell’ art. 1 ,2,4 comma 2 °del Dlgs n. 368 del 2001
e degli artt. 1325 , 1362 , cod. civ. in relazione all’art. 360 primo
comma n. 3 c. p.c., per avere ritenuto la genericità della motivazione
posta a fondamento dell’assunzione, quindi delle ragioni giustificative
dell’apposizione del termine, che non devono essere valutate in

indicava ” esigenze tecniche, organizzative e produttive anche di

2

relazione al singolo ufficio, avendo invece fatto riferimento , anche per
relationem agli accordi ed ai richiami in esso contenuti con riferimento
agli addetti al recapito. 2)l’omessa e insufficiente motivazione su un
fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 primo
comma n. 5 cod. proc. civ. . La Corte avrebbe omesso di valutare e di
motivare sull’idoneità della compresenza in seno al contratto di più
ragioni , fra esse non incompatibil)k costituire elemento di sufficiente

particolare dall’accordo del 17.ottobre 2001, reltivo all’adozione dei
contratti a termine nel settore recapito..3)Ia violazione e falsa
applicazione dell’art.4 c.2 del Dlgs n.368/2001, dell’art.2697 c.c., 115
e116 c.p.c.„ dell’art.421 c.p.c. , in relazione in relazione all’art. 360
primo comma n. 3 c. p. c., per avere la corte ritenuto che spettasse
alla datrice di lavoro l’onere di provare le ragioni oggettive legittimanti
il termine, mentre tale onere sarebbe imposto dal Dlgs n.368/2001
solo in caso di proroga del contratto, come previsto dall’art.4 comma 2
del citato decreto. Sarebbe quindi onere del lavoratore , in base
all’art.2967 c.c., provare la pretestuosità dell’assunzione.4) l’omessa e
insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo per il
giudizio, ai sensi dell’art. 360 primo comma n. 5 cod. proc. civ. . La
Corte avrebbe omesso di valutare e di motivare sull’ammissibilità e
rilevanza della prova testimoniale- in particolare sul capitolo di cui al
n.11 della memoria di costituzione- , richiesta per dimostrare i processi
di riorganizzazione che avevano investito la società facendo nascere
l’esigenza di assunzioni temporanee, senza neppure chiarire perché
non erano stati esercitati i poteri d’ufficio.5) la violazione ed erronea
applicazione degli artt.1206, 1207, 1217, 1218, 1219, 1223, 2094,
2099, 2697 cod. civ. in relazione all’art. 360 primo comma n. 3 cod.
proc. civ.. Secondo la ricorrente le retribuzioni non potevano che
decorrere dal momento in cui vi era stata l’effettiva ripresa del
servizio, stante la natura sinallagmatica delle prestazioni e , quanto
all’aliunde perceptum,

sarebbe stato onere della lavoratrice provare

di non aver intrattenuto altri e successivi rapporti di lavoro e di non
aver percepito somme a titolo retributivo. In subordine Poste spa ha
chiesto l’applicazione dell’art. 32 comma 5 e 6 della legge 4 novembre

2

giustificazione delle esigenze sottese al contratto, quali emergenti in

3

2010 n. 183 e che in applicazione dello jus superveniens

il

risarcimento del danno fosse contenuto nei limiti previsti dalla citata
norma.

che ritiene il Collegio debba essere accolto l’ultimo motivo collegato al
quinto, ma con riferimento solo all’applicazione dello jus superyeniens.

Che il primo motivo è inammissibile

I

atteso che la Corte di merito non ha ritenuto che la causale di cui al

loro in modo contraddittorio,come dedotto dalla società ricorrente. La
Corte territoriale, ritenuta la sufficiente specificità della causale, ha
accertato il mancato assolvimento in sede giudiziale da parte di Poste
spa, “del rapporto tra le causali addotte rispetto alle esigenze
dell’ufficio” cui era destinata la lavoratrice, rilevando ulteriormente
che la società odierna ricorrente si era limitata a richiamare gli accordi
collettivi che facevano riferimento a generali esigenze di
riposizionamento, senza offrire la prova della effettiva sussistenza di
tali esigenze nell’ufficio presso il quale era stata assunta la
Pasquariello.

Che gli altri motivi ( tranne il quinto nella parte relativa allo Ius
superveniens ), da esaminarsi congiuntamente perché strettamente
connessi, sono infondati. Diversamente da quanto sostenuto dalla
società ricorrente, la corte territoriale ha correttamente affermato che
la prova testimoniale richiesta in primo grado e reiterata in appello,
verteva su premesse in fatto meramente descrittive degli accordi
richiamati senza alcun collegamento con la posizione individuale della
lavoratrice, non precisando ‘ capitoli di prova dedotti come ed in che
misura i processi di riorganizzazione, ristrutturazione e di mobilità e i
conseguenti asseriti squilibri nella distribuzione sul territorio del
personale , con relative carenze, si fossero ripercossi sull’ufficio di
destinazione della Pasquariello, così da determinare un’ esigenza
meramente temporanea di assunzione.

Che spetta al giudice di merito accertare la sussistenza di tali
presupposti, valutando ogni elemento, ritualmente acquisito al
processo, idoneo a dar riscontro alle ragioni specificamente indicate nel
contratto di assunzione a termine, inclusi gli accordi collettivi

3

contratto fosse generica e neanche che tali causali si ponessero tra di

4

intervenuti fra le parti sociali e richiamati nella causale del contratto,
con valutazione che, ove e adeguatamente motivata eli priva di vizi
giuridici, resta esente dal sindacato di legittimità, come nel caso di
specie .
Che deve essere accolta invece la domanda di applicazione dello jus
supeveniens, costituito dalla normativa di cui all’art.32 della legge
n.183/2010, come richiesto da parte ricorrente, trattandosi di giudizio

richiama la recente sentenza di questa Corte a SSUU n.21691/2016,
secondo cui la violazione di norme di diritto di cui all’art.360 c.

1 n.3

può concernere anche disposizioni emanate dopo la pubblicazione della
sentenza impugnata , qualora siano norme applicabili perché dotate dì
efficacia retroattiva, posto che la proposizione dell’impugnazione nei
confronti della parte principale della sentenza impedisce il passaggio
in giudicato anche della parte dipendente, pur in assenza di
impugnazione specifica di quest’ultima.
Che la sentenza pertanto va cassata in relazione al motivo accolto con
rinvio, anche per le spese , alla Corte d’appello di Roma in diversa
composizione , che dovrà limitarsi a quantificare l’indennità spettante
all’odierna parte contro ricorrente per il periodo compreso fra la
scadenza del termine e la pronuncia con cui è stata disposta la
riammissione in servizio (cfr per tutte

Cass.n.14461/2015 ), con

interessi e rivalutazione da calcolarsi a far tempo dalla sentenza
dichiarativa della nullità del termine ( cfr Cass. n. 3062/2016).
P.Q.M.
La Corte accoglie il motivo concernente applicazione dell’art 32 legge
n.183/200, rigettati gli altri , cassa la sentenza impugnata e rinvia
alla Corte di appello di Napoli in diversa composizione, cui demanda
di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso nella Adunanza camerale del 26 settembre o 2017.

(
I

“pendente” ai sensi del settimo comma del citato art.32 . Sul punto si

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