Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4972 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2022, (ud. 27/01/2022, dep. 15/02/2022), n.4972

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 11758/2021 R.G., proposto da:

BEST COMPANY IMMOBILIARE S.R.L., in persona del legale rappresentante

p.t., V.S. e I.A., rappresentati e difesi

dall’avv. Bastiani Nicola, con domicilio eletto in Roma, Via G.

Sacconi n. 4/B, presso l’avv. Corrado Selvanetti.

– ricorrenti –

contro

LE SPIANATE S.R.L., in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa dall’avv. Cecchella Claudio, domiciliato come

in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte Suprema di Cassazione n. 23556/2020,

pubblicata in data 27.10.2020.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno

27.1.2022 dal Consigliere Giuseppe Fortunato.

 

Fatto

RAGIONI IN FATTO IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. I.G. ha ottenuto l’ingiunzione di pagamento n. 209/2005 nei confronti della Spianate s.c.r.l. per l’importo di Euro 251.759,10, esponendo che, in data 15.10.1988, aveva concluso un accordo, denominato “impegno bilaterale”, con cui si era obbligato a realizzare una strada nel Comune di Rosignano Marittimo, in località Castiglioncello, denominata (OMISSIS), nonché la costruzione di un parcheggio e della strada di accesso, con obbligo della Spianate s.r.l. di cedere, quale corrispettivo per l’opera eseguita, un terreno avente la volumetria di circa 6.000 mc, per un valore fissato consensualmente in L.. 90.000 al mc, e con spettanza di un eventuale conguaglio in favore dell’appaltatore, da saldare con altra cubatura o in denaro, se il costo delle opere fosse stato maggiore rispetto a quello stabilito consensualmente.

Dopo aver realizzato l’opera, l’Infantino aveva convenuto in giudizio la società dinanzi al Tribunale di Livorno al fine di ottenere, con sentenza ex art. 2932 c.c., il trasferimento del terreno promesso in permuta quale corrispettivo per i lavori eseguiti. Il processo si era concluso con l’accoglimento della domanda principale, ma senza attribuire all’avente diritto alcun conguaglio, poiché la domanda era stata ritenuta tardiva ed è stata quindi proposta in via monitoria.

Avverso il decreto ingiuntivo, ha proposto opposizione la società ingiunta, eccependo l’incompetenza per territorio e la prescrizione del credito. Sono intervenuti in causa I.A. e C.G., quali eredi di I.G., la Best Company Immobiliare s.r.l. e V.S., quali cessionari del credito.

Il giudizio, proseguito dinanzi al Tribunale di Livorno, si è concluso con l’accoglimento dell’opposizione e la revoca del decreto ingiuntivo per intervenuta prescrizione decennale, ma la Corte territoriale di Firenze, in accoglimento del gravame dei soccombenti, ha condannato la Spianate s.r.l. al pagamento, in favore della Best Company Immobiliare s.r.l., di I.A. e di V.S., della complessiva somma di Euro 251.759,10, oltre interessi dalla domanda, sostenendo che la prescrizione non poteva decorrere prima che fossero state superate le contestazioni sull’esatto adempimento avanzate dalla committente, il che era avvenuto solo con la sentenza conclusiva del giudizio ex art. 2932 c.c..

La pronuncia è stata impugnata in cassazione dalla Spianate s.r.l. con ricorso in due motivi.

La Best Company Immobiliare s.r.l., V.S. e I.A. hanno proposto ricorso incidentale affidato a un unico motivo.

Il giudizio di legittimità, definito con la pronuncia impugnata, si è concluso con la cassazione della sentenza di secondo grado a seguito dell’accoglimento del secondo motivo del ricorso principale, con rigetto di quello incidentale.

Nello specifico, il Collegio di legittimità ha ritenuto infondato il primo motivo del ricorso principale, riguardante la decorrenza della prescrizione del diritto al conguaglio, evidenziando che, essendo mancata l’accettazione del committente, il credito dell’appaltatore era divenuto esigibile solo allorché era stato accertato, nel giudizio promosso da I.G. dinanzi al Tribunale di Pistoia, che il committente aveva eccepito vizi e difformità che in realtà non esistevano.

Riguardo al secondo motivo del ricorso principale, con cui era stata contestata la legittimità della rivalutazione del conguaglio, la pronuncia ha osservato che “per l’eccedenza del costo dell’opera, Infantino poteva scegliere per il pagamento l’incremento di volumetria o l’equivalente in denaro, scelta che era divenuta impossibile per il cambiamento dello strumento urbanistico comunale, per cui l’unica alternativa restava solo il corrispettivo in denaro”. Era venuta in essere un’obbligazione alternativa fra l’incremento di volumetria o l’equivalente pecuniario, in cui il denaro non rappresentava una obbligazione succedanea rispetto all’obbligazione primaria, rimasta insoddisfatta, di dare una cosa diversa dal denaro.

Quindi, non si era in presenza di un debito di valore, ma di un’obbligazione pecuniaria sottratta alla rivalutazione.

Infine, esaminando l’unico motivo del ricorso incidentale proposto dagli attuali ricorrenti, con cui era stato sostenuto che, essendo il conguaglio oggetto di un debito di valore, la rivalutazione e gli interessi dovevano essere liquidati dal momento di insorgenza del credito e non dalla domanda, questa Corte ha obiettato che la censura andava respinta per le medesime ragioni che avevano condotto all’accoglimento del secondo motivo del ricorso principale (trattandosi di debito di valuta), dato che la cessione di cubatura e l’equivalente in denaro rappresentavano prestazioni alternative, poste su una posizione reciproca di parità.

La revocazione della sentenza è chiesta dalla Best Company s.r.l., da V.S. e I.A., sulla base di due motivi di ricorso, illustrati con memoria.

La Spianate s.r.l. non ha svolto difese.

2. Il primo motivo di ricorso denuncia la violazione dell’art. 395 c.p.c., n. 5, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, sostenendo che il ricorso incidentale, vertente sulla spettanza della rivalutazione e sulla decorrenza degli interessi dal momento in cui il diritto al conguaglio era sorto e non dalla domanda, non sarebbe stato effettivamente esaminato o comunque che il Collegio sarebbe incorso nell’errore di ritenere che la Spianate s.r.l. avesse proposto una domanda di eliminazione dei vizi, mentre aveva chiesto di pronunciare la risoluzione del contratto per inadempimento dell’appaltatore, essendo giunto all’errata conclusione che la mora non potesse decorrere dalla richiesta stragiudiziale del 17.7.1993.

Si sostiene che, prima di proporre la domanda di risoluzione, la committente aveva eccepito l’inadempimento, rifiutando il pagamento, ma l’eccezione era stata respinta con sentenza passata in giudicato dal Tribunale di Livorno, da cui era emerso la negligenza della committente. Di conseguenza, l’opera doveva considerarsi accettata per facta concludentia, tenendo anche conto della tardività della denuncia dei vizi, e la mora della committente era maturata già alla data del 5.7.1999, allorquando l’Infantino aveva proposto il giudizio volto ad ottenere il trasferimento del terreno, risultando il ricorso incidentale meritevole di accoglimento.

Il secondo motivo denuncia la violazione dell’art. 395 c.p.c., n. 4, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, imputando alla Corte di legittimità l’errore di aver ritenuto che la scelta tra la cessione di cubatura e il pagamento di un conguaglio in denaro fosse rimessa alla volontà debitore, circostanza non risultante dall’impegno bilaterale del 15.10.1988, essendo invece pacifico che tale opzione era rimessa al creditore. Secondo i ricorrenti, il conguaglio doveva essere corrisposto mediante la cessione di cubatura e non in denaro e il credito pecuniario era di valore e non di valuta.

3. Il primo motivo è inammissibile.

Il Collegio di legittimità si è pronunciato esplicitamente sul ricorso incidentale, ritenendo che il rigetto fosse conseguenza del fatto che il diritto al conguaglio aveva natura di credito di valuta e non di valore. In ogni caso, sfugge al rimedio revocatorio l’eventuale omissione di pronuncia ex art. 112 c.p.c. che integra – in astratto un errore di diritto e non di mero fatto, errore che, nella specie, neppure appare sussistente.

Va inoltre evidenziato che già il giudice di appello aveva fatto decorrere gli interessi sul conguaglio dal momento della domanda e non dalla precedente messa in mora o dalla consegna dell’opera, ciò per effetto delle contestazioni concernenti la corretta esecuzione dell’appalto circa la sussistenza di vizi delle opere. Questa Corte ha soggiunto – in proposito – che: “il fatto che il prezzo sia esigibile solo dal momento dell’accettazione dell’opera suppone che l’accettazione non sia ancora avvenuta per ragioni giustificate, cioè in quanto il committente non abbia potuto ancora compiere la verifica, oppure in quanto quest’ultima abbia rilevato la presenza di vizi o difformità. In tema di appalto privato il principio che il prezzo non è esigibile se il committente riceve l’opera con riserva presuppone, per la sua applicabilità, che la riserva sia giustificata, cioè è applicabile in quanto l’opera presenti realmente i vizi rilevanti, ma se, a verifica eseguita, si accerta che l’opera non presentava i vizi denunciati, il pagamento del prezzo non può più essere differito con l’eccezione di inesatto adempimento, ma deve seguire senza ulteriore indugiò.

Da tale prospettiva, la circostanza che la Spinate s.r.l. non avesse chiesto l’eliminazione dei vizi, ma avesse proposto una domanda di risoluzione, non solo non trova un esplicito ed indubbio riscontro nella pronuncia, ma appare evenienza tutt’altro che decisiva, posto che anche la domanda di risoluzione per vizi delle opere implica il rifiuto di accettazione o l’accettazione con riserva, essendo fondata sulla sussistenza dei vizi, sì da produrre conseguenze non dissimili, quanto all’esigibilità del prezzo dell’appalto, da quelle che derivano dalla richiesta di eliminazione dei difetti.

In conclusione, l’errore denunciato non sussiste in concreto, attinge profili interpretativi della domanda non deducibili con il mezzo esperito e – soprattutto- sarebbe privo, anche ove sussistente, di decisività, non potendo comportare una decisione diversa da quella adottata alla luce del principio di diritto evocato nella pronuncia impugnata e nei precedenti di legittimità richiamati in motivazione. 4. Anche il secondo motivo è inammissibile.

L’errore materiale, consistente nel fatto di ritenuto che fosse rimessa alla volontà del debitore (e quindi alla committente) la scelta tra le diverse prestazioni alternative, è del tutto irrilevante ed appare comunque il frutto di un refuso materiale che non ha inciso sulla decisione, come si rileva a pag. 8 dell’ordinanza ove il Collegio di legittimità ha in realtà affermato, emendando un precedente passo della pronuncia, che tale scelta competeva all’Infantino – ossia al creditore – conformemente a quanto sostengono i ricorrenti.

Deve poi porsi in risalto che, come è affermato nella sentenza, l’obbligazione era divenuta semplice per l’impossibilità di procedere alla cessione di cubatura nel mutato quadro normativo locale, sicché il fatto che detta l’obbligazione si fosse concentrata sulla prestazione in denaro non era dipeso da una opzione invalidamente esercitata da una parte che non ne aveva facoltà, ma da un evento oggettivo estraneo alla sfera dei contraenti. Era quindi superfluo stabilire a chi competesse – in astratto – tale scelta tra le alternative prestazioni. Quanto alla circostanza che – per l’eventuale eccedenza l’appaltatore avesse diritto in via principale – e non alternativa – ad una data volumetria, la circostanza è anzitutto smentita già dalla nella sentenza 2018/2018 della Corte di appello (che, come si legge nella parte di motivazione riprodotta a pag.15 del ricorso, aveva precisato che “per tale eccedenza l’Infantino poteva scegliere tra l’incremento di volumetria o l’equivalente in denaro, configurando chiaramente un’obbligazione alternativa), e comunque la corretta individuazione del contenuto delle prestazioni e la configurabilità di un’obbligazione alternativa appare frutto di un’attività interpretativa del contratto censurabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c. e non con il mezzo della revocazione, restando insindacabile anche la qualificazione del diritto al conguaglio come credito di valuta, agli effetti della decorrenza degli interessi.

Il ricorso è – per tutte le esposte ragioni – inammissibile, con aggravio delle spese processuali liquidate in dispositivo.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti il solido al pagamento delle spese processuali, pari ad Euro 200,00 per esborsi ed Euro 7000,00 per compensi, oltre ad accessori di legge e rimborso forfettario delle spese generali in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

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