Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4958 del 02/03/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 4958 Anno 2018
Presidente: CHINDEMI DOMENICO
Relatore: BALSAMO MILENA

SENTENZA
sul ricorso 5818-2014 proposto da:
AER AMBIENTE ENERGIA RISORSE SPA in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA CORSO VITTORIO EMANUELE II 18, presso lo
studio dell’avvocato GIAN MARCO GREZ, rappresentato e
difeso dagli avvocati FRANCESCO D’ADDARIO, ANTONIO
ANDREANI giusta delega a margine;
– ricorrente contro

INOX METAL DI GALANTI E GIACONI SNC, COMUNE DI RIGNANO
SULL’ARNO;
– intimati –

Data pubblicazione: 02/03/2018

avverso la sentenza n. 89/2013 della COMM.TRIB.REG. di
FIRENZE, depositata il 18/07/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 07/02/2018 dal Consigliere Dott. MILENA
BALSAMO;

Generale Dott. MAURO VITIELLO che ha concluso per il
rigetto del ricorso;
udito per il ricorrente l’Avvocato D’ADDARIO che si
riporta agli atti.

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

Svolgimento del processo
§.1 La società Inox Metal s.n.c. di Galanti e Giaconi srl, in persona del I.r,
impugnava le fatture emesse dalla società A.E.R. Ambiente Energia Risorse
s.p.a., relative alla T.I.A. anno 2009, chiedendo l’accertamento della illegittimità
delle fatture impugnate ed il conseguente loro annullamento; in via subordinata
l’accertamento della non debenza dell’i.v.a. sul tributo.

riferimento nell’art. 49 Dlgs 22/1997, attuato con DPR 158/1999; che con
delibera n. 11 in data 9.3.2006 il Comune di Rignano sull’Arno aveva approvato
una convenzione che regolava i rapporti con la ricorrente, approvando il
regolamento di determinazione della T.I.A.; aggiungeva di aver estinto il debito
e contestava la determinazione della tassa. Contestava altresì la motivazione
della fattura.
Si costituiva la società A.E.R. s.p.a. che eccepiva l’inammissibilità del
ricorso avverso le fatture e l’applicabilità dell’i.v.a. alla T.I.A.
La CTP di Firenze accoglieva in parte il ricorso, dichiarando non dovuta
l’i.v.a. sulla T.I.A.
Interponeva gravame la società A.E.R. s.p.a. reiterando le medesime
difese svolte in primo grado e censurando la sentenza impugnata per aver
applicato il principio della non ammissibilità della tassa su tassa e quindi
dell’incompatibilità dell’i.v.a. con la natura tributaria della T.I.A.
La C.T.R. di Firenze confermava le rationes decidendi della prima sentenza.
Avverso la sentenza n. 89/13/13 depositata l 113.07.2013, la società
A.E.R. proponeva ricorso per cassazione affidato a tre motivi di ricorso.
L’ente contribuente non si è costituito.
Il P.G. ha chiesto il rigetto del ricorso.

Motivi della decisione
§.2. Con primo motivo la ricorrente assume la”

violazione e o falsa

applicazione degli arti. 1 e 3, d.p.r. 633/1972, dell’art. 6 L. n. 133/1994
introduttivo della voce 127 sexiesdecies di cui alla Parte Terza della Tabella A,
allegata al d.p.r. 633/1972,violazione e falsa applicazione degli art. 6 L.

Deduceva di svolgere attività artigianale e che la TIA trovava il suo

133/1994 e art. 49 D.Igs 22/97 in relazione all’ad 360 n.3 c.p.c., per avere la
sentenza impugnata escluso la soggezione ad I.V.A. della T.I.A. sulla base della
sua natura tributaria, senza considerare la sua natura di corrispettivo di servizio
soggetto invece ad I.V.A., citando all’uopo giurisprudenza di legittimità in
materia di servizi aeroportuali.
§.3. Con il medesimo motivo la ricorrente denuncia omesso esame circa

laddove la sentenza impugnata ha escluso” r assoggettabilità ad Iva della tariffa
di gestione dei rifiuti, per la supposta assenza di un rapporto sinallagmatico tra
il servizio di smaltimento dei rifiuti e la controprestazione gravante sugli utenti,
beneficiari del servizio”, omettendo di applicare il principio contrario affermato
dalla giurisprudenza di questa Corte.
§.4 Con il secondo motivo di ricorso, la società censura la sentenza
impugnata per violazione e falsa applicazione degli artt. 1,3 D.P.R. 633/1972,
art. 127 sexdecies tab A all. al DPR 633/1972, art.t 4 e 6 L. 133/1994, reiterando
le medesime difese svolte con il primo motivo e citando ulteriore giurisprudenza
di legittimità.
§.5 Con il terzo motivo la società censura la sentenza impugnata per
violazione e falsa applicazione di ricorso dell’art. 14 D.L. 78/2010 e art. 238 d.1g.
152/2006, dolendosi dell’omessa valutazione dell’art.14 cit e dell’erronea
interpretazione del d.l. 78/2010, il quale ha stabilito che le disposizioni di cui
all’art. 238 d.lgs 2006/152 si interpretano nel senso che la natura della tariffa
ivi prevista non è tributaria. Sostiene dunque la ricorrente che l’incompatibilità
tra I.V.A e T.I.A. è esclusa dalla lettera dell’art. 14 cit e dalla corretta
applicazione della disposizione interpretativa. Interpretazione che troverebbe
conferma nella circolare del Ministero delle Finanze dell’11.11.2010 (richiamata
nella parte che interessa nel corpo del ricorso).
§.6. I quattro motivi di ricorso, anche se il primo ed il secondo sono
sovrapponibili, da esaminarsi congiuntamente per la loro intima connessione,
sono infondati.
La normativa a fondamento delle questioni sollevate è costituita dall’art. 49 del
d.lgs. 5/2/1997, n. 22 — con il quale venne soppressa a decorrere dal gennaio
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un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti

1999, la cd. Tarsu, disponendo che i costi per i servizi relativi alla gestione dei
rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade
ed aree pubbliche e soggette ad uso pubblico, fossero coperti dai comuni
mediante l’istituzione di una tariffa (usualmente denominata Tariffa di Igiene
ambientale)- composta da una quota determinata in relazione alle componenti
essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le

rifiuti conferiti, al servizio fornito, e all’entità dei costi di gestione, in modo che
sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.
La tariffa di cui all’art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997, è stata soppressa e sostituita
con la diversa “Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani” (come testualmente
indicato nella rubrica dell’articolo), che una disposizione successiva (l’art. 5,
comma 2-quater, del d.l. 30 dicembre 2008, n. 208 (Misure straordinarie in
materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente), convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, denominò “Tariffa Integrata
Ambientale” (di seguito anche TIA2).
La TIA 2 è stata sostituita dal TARES (tributo comunale sui servizi), introdotto
dal D.L. n. 201 del 2011, art. 14 convertito dalla L. n. 214 del 2011, ed il TARES
è stato sostituito dalla TARI (tassa sui rifiuti), istituita dalla L. n. 147 del 2013,
art. 1, commi 639, e seguenti), a decorrere dal 1 gennaio 2014.
La tariffa integrata, in particolare, restava “commisurata alle quantità e qualità
medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e
alla tipologia di attività svolte, sulla base di parametri che tengano anche conto
di indici reddituali articolati per fasce di utenza e territoriali” (comma 2), e
costituiva “il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e
smaltimento dei rifiuti solidi urbani e ricomprende anche i costi indicati dall’art.
15 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36” (art. 238, comma 1, secondo
periodo, d.lgs. 152/2006).
Il D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, (Codice dell’Ambiente), che ha istituito la
nuova “tariffa” sui rifiuti TIA 2, destinata a sostituire quella di cui al D.Lgs. n. 22
del 1997, ha previsto, al comma 1, che “La tariffa di cui al D.Lgs. 5 febbraio
1997, n. 22, art. 49 è soppressa a decorrere dall’entrata in vigore del presente
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opere ed ai relativi ammortamenti, e da una quota rapportata alle quantità di

art., salvo quanto previsto dal comma 11”, il quale recita che “Sino alla
emanazione del regolamento di cui al comma 6 e fino al compimento degli
adempimenti per l’applicazione della tariffa continuano ad applicarsi le discipline
regolamentari vigenti”. Tale regolamento ministeriale non è stato adottato
(entro il prorogato termine del 30 giugno 2010), per cui sono rimaste in vigore,
ed applicate dai Comuni nei rispettivi territori, per quanto qui d’interesse, sia la

quale, per effetto della L. n. 296 del 2006, commi 183 e 184 (Finanziaria 2007),
sono stati estesi i criteri di determinazione della TARSU.
Il D.L. n. 208 del 2008, art. 5, comma 2 quater, convertito dalla L. n. 13 del
2009, ha altresì disposto che, “Ove il regolamento di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006,
n. 152, art. 238, comma 6 non sia adottato dal Ministro dell’ambiente e della
tutela del territorio e del mare (entro il 30 giugno 2010), i comuni che intendano
adottare la tariffa integrata ambientale (TIA) possono farlo ai sensi delle
disposizioni legislative e regolamentari vigenti”. Dunque è stata prevista per gli
Enti locali, inutilmente decorso il termine del 30 giugno 2010, la facoltà di
adottare delibere di passaggio dalla TARSU alla TIA 2, con effetto dal 10 gennaio
2011.
Con il D.L. n. 78 del 2010, art. 14, comma 33, è stato previsto che “le disposizioni
di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, si interpretano nel senso che la
natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla
predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria”, e ciò al
fine di sottoporre ad IVA le somme versate, in passato, a titolo di TIA. A detta
norma non è stata riconosciuta natura interpretativa (Cass. S.U. n. 26268/2016)
in considerazione del fatto che la giurisprudenza della Corte Costituzionale e
della Corte di Cassazione era, già al momento della entrata in vigore del D.L. n.
78 del 2010, pacificamente orientata nel senso di ritenere la natura tributaria e
non di corrispettivo della TIA 1 (Cass., S.U. n. 5078/2016; Cass. S.U. n.
23114/2015). Dunque fino alla scadenza del termine per l’emanazione del
regolamento di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, comma 6 (il 30
giugno 2010), i Comuni dovevano continuare ad applicare le discipline
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TARSU che la TIA 1, quella appunto prevista dal D.Lgs. n. 22 del 1997, alla

regolamentari vigenti in materia di TIA, ritenuta essere una mera variante della
TARSU disciplinata dal D.P.R. 15 novembre 1993, n. 507, di cui conservava la
qualifica di tributo (Cass. nn. 14903 del 2010; 25929 del 2011; 9600 del 2012;
2320, 3293 e 5831 del 2012; 11157 del 2013, 4723 del 2015; 23114 del 2015;
n. 17271 del 2017).
Ne consegue che per il periodo in esame, anno 2009, la natura della tariffa

dei principi ad essa afferenti ( v. Cass. n. 453 del 2018; Cass. n. 455 del 2018;
Cass. n. 22535 del 2017).
§. 4. Tanto premesso quanto al regime normativo e alla evoluzione legislativa
della TIA, in considerazione nella fattispecie, con riferimento ai motivi di ricorso,
la quinta sezione di questa Corte, con orientamento costante ha affermato:” la

tariffa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, istituita dall’art. 49 del d.lgs. 5
febbraio 1997, n. 22, non è assoggettabile ad IVA, in quanto essa ha natura
tributaria, mentre l’imposta sul valore aggiunto mira a colpire una qualche
capacità contributiva che si manifesta quando si acquisiscono beni o servizi
versando un corrispettivo, in linea con la previsione di cui all’art. 3 del d.P.R. 26
ottobre 1972, n. 633, non quando si paga un’imposta, sia pure destinata a
finanziare un servizio da cui trae beneficio il medesimo contribuente (Sentenza
n. 3293 del 02/03/2012; Sez. 5, Sentenza n. 3756 del 09/03/2012; Sez. 5,
Sentenza n. 5831 del 13/04/2012).
Le S.U., con sentenza n. 5078 del 15/03/2016, hanno definitivamente ribadito
la natura tributaria della tariffa (TIA) ed hanno escluso l’elemento di
sinallagmaticità del rapporto tra soggetto prestatore del servizio ed utenti,
difettando una funzione di scambio tra servizio che assolve ad esigenze
pubbliche generali e valore tariffario applicato, essendo imposto all’utente il
prelievo anche in assenza di controprestazione.
Tale determinazione trova il suo fondamento negli elementi autoritativi che
caratterizzano la cd. T.I.A., elementi costituiti dall’assenza di volontarietà nel
rapporto fra gestore ed utente, dalla totale predeterminazione dei costi da parte
del soggetto pubblico – essendo irrilevanti le varie forme di attribuzione a
soggetti privati di servizi (ed entrate) pubblici – nonchè dall’assenza del rapporto

applicata alla contribuente aveva natura tributaria, con conseguente applicabilità

sínallagmatico a base dell’assoggettamento ad IVA (D.P.R. n. 633 del 1972, artt.
3 e 4).
Questo indirizzo è altresì conforme all’art. 13 della direttiva 2006/112 CE secondo cui “Gli Stati, le regioni, le province, i comuni e gli altri enti di diritto
pubblico non sono considerati soggetti passivi per le attività od operazioni che
esercitano in quanto pubbliche autorità, anche quando, in relazione a tali attività

Il ricorso va dunque rigettato; nulla va sttatuito sulle spese, stante la
mancata costituzione in giudizio della parte intimata.
Ai sensi dell’art.13 comma 1 quater del d.p.r. n.115 del 2002, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il
ricorso.

P.Q.M.
La Corte di Cassazione
-Rigetta il ricorso;
– Sussistono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente
dell’ulteriore importo a titolo dì contributo unificato, pari a quello dovuto per il
ricorso.
Così deciso ìn Roma, nella Camera di consiglio della sezione tributaria, il
7.02.2018.
Il Consigliere estensore
Dr. Milena Balsamo

od operazioni, percepiscono diritti, canoni, contributi o retribuzioni”-.

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