Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4949 del 02/03/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 4949 Anno 2018
Presidente: DI IASI CAMILLA
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

SENTENZA
sul ricorso 2637-2012 proposto da:
IMMOBILIARE

LORI

SRL

in

persona

del

legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato
in

ROMA C.SO

D’ITALIA

102,

presso

lo

studio

dell’avvocato GIOVANNI PASQUALE MOSCA, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ALBERTO
BOVA giusta delega in calce;
– ricorrente contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

Data pubblicazione: 02/03/2018

STATO, che lo rappresentd e difendo;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 111/2010 della COMM.TRIB.REG.
di BOLOGNA, depositata il 13/12/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica

ALESSANDRO RANALDI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. FEDERICO SORRENTINO che ha concluso per
il rigetto del ricorso;
udito per il ricorrente l’Avvocato MOSCA che ha
chiesto l’accoglimento;
udito per il controricorrente l’Avvocato GAROFOLI che
ha chiesto il rigetto.

udienza del 21/11/2017 dal Consigliere Dott.

FATTI DI CAUSA

1. Con atto stipulato il 13.6.2004 la S.r.l. Immobiliare Lori ha acquistato
un’area di terreno di complessivi mq. 14.400, sito in comune di Comacchio, al
prezzo di C 187.200, pari ad C 13,00 al mq. L’Agenzia delle Entrate ha rettificato
il valore dichiarato, elevandolo ad C 388.000, pari ad C 27,00 al mq., richiedendo
il pagamento delle maggiori imposte, oltre alle sanzioni ed interessi, per
complessivi C 45.266,76.

motivazione ed errore nella determinazione della base imponibile. La CTP ha
accolto parzialmente il ricorso, determinando il valore del terreno in C 230.400,
pari ad C 16 al mq., ritenendo che non fossero stati considerati appieno i vincoli
di inedificabilità esistenti sul lotto.
3.

I successivi gravami proposti sia dall’Agenzia delle entrate, sia

incidentalmente dalla società, sono stati decisi dalla CTR di Bologna con
l’accoglimento del ricorso principale dell’Ufficio e con il rigetto dell’appello
incidentale della società, con integrale conferma dell’avviso di rettifica e
liquidazione oggetto di impugnazione.
4. La società Immobiliare Lori chiede la cassazione della sentenza di appello,
con ricorso affidato a quattro motivi. Ha inoltre depositato memoria ex art. 378
cod. proc. civ..
5. L’ intimata Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360, n. 4,
cod. proc. civ., la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 cod. proc. civ.
Deduce che la sentenza impugnata è affetta da vizio di extrapetizione in
quanto la motivazione risulta incentrata principalmente sulla presenza di una
dichiarazione di successione presentata da uno dei venditori (dott. Bergamo) in
cui lo stesso avrebbe indicato un valore, per il terreno in oggetto, corrispondente
a quello dell’accertamento. Sostiene che di tale circostanza non vi è traccia
nell’atto di appello, e che pertanto il giudice ha operato un illegittimo mutamento
della causa petendi.
Il motivo è inammissibile perché manifestamente infondato, risultando
evidente come la menzionata dichiarazione di successione non faccia parte
dell’oggetto della domanda ma ne costituisca un elemento di prova, addotto
dall’Ufficio proprio in relazione alla causa petendi. Il giudice di appello ha piena
cognizione della questione a lui devoluta, nel caso consistente nella delibazione

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2. La società contribuente ha adito la CTP di Ferrara, eccependo carenza di

sulla rettifica operata dall’Agenzia delle Entrate in relazione al maggior valore
attribuito al bene compravenduto, ed in sede contenziosa l’Ufficio è
indubbiamente legittimato a produrre gli elementi di prova a sostegno della
rettifica.
2. Con il secondo motivo lamenta la violazione dell’art. 56 d.lgs. n. 546/92
in relazione all’art. 360, n. 4, cod. proc. civ.
Deduce che la circostanza che uno dei venditori abbia indicato nella
dichiarazione di successione un valore corrispondente a quello accertato è

primo grado, senza che la dichiarazione richiamata fosse mai stata prodotta in
giudizio. Eccepisce come la questione non sia stata riproposta in appello
dall’Ufficio, il che ne determinerebbe l’esclusione dal giudizio per rinuncia, ai
sensi del citato art. 56 d.lgs. n. 546/92.
La censura è infondata. La ricorrente continua a confondere l’oggetto della
domanda con l’argomento di prova costituito dalla ripetuta dichiarazione di
successione, che evidentemente non può rientrare fra le questioni o eccezioni
rinunciabili ai sensi della citata normativa, che riguarda solo le domande e le
eccezioni in senso proprio, e non le mere argomentazioni fondate su elementi a
supporto della propria posizione.
3. Con il terzo motivo lamenta violazione o falsa applicazione dell’art. 52,
comma 2-bis, d.P.R. 131/86, in relazione all’art. 360, n. 3, cod. proc. civ.
Deduce che la sentenza ritiene erroneamente assolto l’onere motivazionale

per relationem, avendo l’Ufficio allegato la stima dell’UTE. Sostiene tuttavia che
la stima dell’UTE contiene una mera clausola di stile, senza alcun riferimento ai
criteri adottati per giustificare il rilevante incremento di valore adottato.
La censura è inammissibile, risolvendosi nella pretesa che la cassazione
formuli un giudizio di merito sulla congruità della motivazione dell’atto di
accertamento, operazione non consentita in questa sede, ma riservata alla
competenza esclusiva del giudice di merito. Infatti, lo stabilire se, in concreto, la
motivazione di un determinato avviso di accertamento risponda o meno ai
requisiti di validità è compito precipuo del giudice tributario e non è dato al
contribuente, se la decisione è motivata, sollecitare alla Corte di cassazione una
revisione critica del suindicato giudizio, salvo che non vengano enunciati ed
evidenziati, nel ricorso, ben specifici errori di diritto in cui il giudice di merito sia
incorso, condizione che non ricorre nel caso di specie (Sez. 5, Sentenza n.
17762 del 12/12/2002, Rv. 559198).
4. Con il quarto motivo denuncia l’omessa, insufficiente, contraddittoria
motivazione su un fatto controverso decisivo per la controversia, in relazione
all’art. 360, n. 5, cod. proc. civ.

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elemento che fu segnalato dall’Ufficio unicamente nell’atto di controdeduzioni del

Deduce che non corrisponde al vero il fatto che uno dei venditori (Bergamo
Riccardo) abbia indicato in dichiarazione di successione un valore corrispondente
a quello accertato, visto che sulla base del valore dichiarato di C 49.920 e la
metratura del terreno di cui era titolare (mq. 3.840), il valore dichiarato è stato
di C 13 al mq. Sostiene che la perizia dell’Ing. Allori°, redatta per le finalità di cui
alla legge n. 388/2000, non poteva avere alcun effetto al fine della
determinazione del valore venale del bene. Ritiene che la CTR abbia trascurato
gli elementi addotti dalla ricorrente a sostegno dell’infondatezza della pretesa

Il motivo è inammissibile, atteso che con esso si allegano vizi motivazionali
che presuppongono un apprezzamento dei fatti e delle prove in senso difforme
rispetto a quanto accertato nella sentenza impugnata. Infatti, la deduzione di un
vizio di motivazione della sentenza impugnata con ricorso per cassazione
conferisce al giudice di legittimità, non il potere di riesaminare il merito della
intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, ma la sola facoltà di
controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico formale, delle argomentazioni svolte dal giudice del merito, al quale spetta, in
via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di
assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di
scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute
maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando
così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i
casi tassativamente previsti dalla legge. Ne consegue che il preteso vizio di
motivazione, sotto il profilo della omissione, insufficienza, contraddittorietà della
medesima, può legittimamente dirsi sussistente solo quando, nel ragionamento
del giudice di merito, sia rinvenibile traccia evidente del mancato (o insufficiente)
esame di punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti o rilevabili di
ufficio, ovvero quando esista insanabile contrasto tra le argomentazioni
complessivamente adottate, tale da non consentire l’identificazione del
procedimento logico – giuridico posto a base della decisione (Sez. 5, Ordinanza
n. 19547 del 04/08/2017, Rv. 645292).
Nel caso in esame il giudice di merito ha congruamente e razionalmente
individuato le fonti del proprio convincimento, costituite dalla valutazione
dell’UTE, che ha valorizzato il prezzo del terreno in C 27 a mq. alla data del
13.6.2004, valore che ha trovato conferma nell’atto di compravendita del
7.10.2004 di alcuni terreni confinanti, nella stima giurata dell’Ing. Allori° e nella
dichiarazione di successione di uno dei venditori (Bergamo Riccardo).
Sulla scorta di quanto sopra è chiaro che, anche ammesso che sussista il
dedotto travisamento della prova sul valore contenuto nella menzionata

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era riale.

dichiarazione di successione, esso non appare decisivo ai fini della decisione,
avendo la sentenza impugnata fornito esauriente e congrua motivazione in
ordine alla fondatezza delle ragioni dell’Ufficio, al riguardo basandosi su plurimi
elementi istruttori e non soltanto sulla dichiarazione successoria del Bergamo,
asseritamente male interpretata dal giudice di merito. Peraltro tale questione, in
quanto del tutto nuova e mai trattata nella fase di merito, è comunque
inammissibile nella presente fase di legittimità.
5. Il ricorso va, pertanto, rigettato, con conseguente condanna della società

processuali, liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore
dell’Agenzia delle Entrate delle spese processuali, liquidate in C 2.900,00, oltre al
rimborso delle spese forfettarie nella misura del 15% ed oltre agli accessori di
legge.
Così deciso in Roma il 21 novembre 2017

ricorrente al pagamento in favore dell’Agenzia controricorrente delle spese

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