Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4947 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2022, (ud. 27/01/2022, dep. 15/02/2022), n.4947

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 184/2021 R.G., proposto da:

S.D.C.C., rappresentata e difesa dall’avv. Giovanni

Pilato, elettivamente domiciliata in Roma, Via Monserrato n. 34,

presso l’avv. Clelia Betti.

– ricorrente –

contro

S.E., S.P., C.M., rappresentati e

difesi dall’avv. Raffaele Papa, con domicilio in Cassino, Via de

Nicola n. 162.

– controricorrenti –

e:

S.G., S.A..

– intimati –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Napoli n. 1661/2020,

pubblicata in data 11.5.2020.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del giorno

27.1.2022 dal Consigliere Giuseppe Fortunato.

 

Fatto

RAGIONI IN FATTO IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. L’avv. S.d.C.C. propone ricorso, affidato ad unico motivo, avverso la sentenza con cui la Corte distrettuale di Napoli, respingendo l’appello proposto da D.P.G., S.d.V.G., S.d.V.A., M.N., C.A. e S.d.L.S. nei confronti di S.G., S.P., C.M. ed altri, ha liquidato le spese di lite in Euro 6600,00 per il primo grado e in Euro 3100,00 per il secondo grado, con attribuzione al ricorrente, difensore delle appellanti dichiaratosi antistatario.

Resistono con controricorso S.E. e S.P. nonché C.M..

S.A. e S.G. non hanno svolto difese.

In prossimità dell’adunanza camerale, la ricorrente ha depositato memoria.

Su proposta del relatore, secondo cui il ricorso, in quanto manifestamente inammissibile, poteva esser definito ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, il Presidente ha fissato l’adunanza in Camera di consiglio.

2. E’ infondata l’eccezione di inammissibilità del controricorso, poiché notificato alla parte personalmente, presso il domiciliatario, anziché al difensore munito di procura. Il vizio, che dà luogo a nullità e non ad inesistenza della notifica, deve ritenersi sanato dal deposito della memoria illustrativa da parte della ricorrente, che ha con ciò dimostrato che la notifica ha raggiunto il suo scopo, che è quello di portare tempestivamente a conoscenza della controparte l’atto notificato (Cass. n. 3455 del 2007; Cass. n. 908 del 2005; Cass. n. 8166 del 2001; Cass. n. 3796 del 2001).

3. L’unico motivo di ricorso denuncia la violazione dell’art. 91 c.p.c., del D.M. n. 55 del 2014, artt. 2 e 4, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, lamentando che la Corte distrettuale abbia liquidato, a titolo di spese processuali di primo e secondo grado, importi inferiori ai minimi tabellari, senza – inoltre – riconoscere l’aumento del 30% in caso di difesa di più parti.

Il ricorso è inammissibile ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1.

La ricorrente – quale difensore dichiaratosi antistatario – non è legittimato ad impugnare la pronuncia sulle spese, né a contestare la congruità della liquidazione.

Questa Corte ha già affermato che il difensore distrattario delle spese processuali assume la qualità di parte, sia attivamente che passivamente, solo quando l’impugnazione riguardi la pronuncia di distrazione in sé considerata, con esclusione delle contestazioni relative al loro ammontare.

Difatti, l’erroneità della liquidazione non pregiudica i diritti del difensore, che può rivalersi nei confronti del proprio cliente in virtù del rapporto di prestazione d’opera professionale, bensì quelli della parte vittoriosa, che, a sua volta, è tenuta al pagamento della differenza al proprio difensore e che è legittimata, pertanto, a impugnare il capo della sentenza di primo grado relativo alle spese, pur in presenza di un provvedimento di distrazione, in caso di loro insufficiente quantificazione, avendo interesse a che la liquidazione giudiziale sia il più possibile esaustiva delle legittime pretese del professionista (cfr. da ultimo, Cass. n. 6481 del 2021; Cass. n. 27166 del 2016; Cass. n. 4378 del 1985; Cass. n. 865 del 1982).

La ricorrente poteva dolersi solo dell’eventuale mancanza della pronuncia di distrazione. Ogni altra contestazione doveva esser sollevata dalle parti del processo di merito.

Il ricorso è quindi inammissibile, con aggravio delle spese processuali liquidate in dispositivo.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, pari ad Euro 200,00 per esborsi ed Euro 2000,00 per compensi, oltre ad accessori di legge e rimborso forfettario delle spese generali in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

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