Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4924 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. II, 15/02/2022, (ud. 18/11/2021, dep. 15/02/2022), n.4924

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4397/2017 proposto da:

B.A.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIACOMO

BONI 15 SC. D INT. 3, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO

GIUSTI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato EGIDIO

GIUSTI;

– ricorrente –

contro

P.A.M., PE.EM., elettivamente domiciliati

in ROMA VIA GERMANICO 109, presso l’avv. ATTILIO SEBASTIO, che li

rappresenta e difende;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

contro

C.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FABIO MASSIMO,

45, presso lo studio dell’avvocato LUIGI MATTEO, che la rappresenta

e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 565/2016 della CORTE D’APPELLO SEZ. DIST. di

TARANTO, depositata il 07/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/11/2021 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.

PQM: Vedi Provvedimento Allegato.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

C.G., quale erede di A.L., ebbe ad avviare lite avanti il Tribunale di Taranto nei confronti di P.A.M. ed Pe.Em. – coniugi -, nonché B.A.M., deducendo che questi avevano acquistato degli appartamenti siti in (OMISSIS) dalla de cujus mentre questa si trovava in stato d’incapacità naturale ex art. 428 c.c., sicché chiedeva l’annullamento dei citati contratti di compera vendita.

Resistettero i consorti P. – Pe. – acquirenti di tre alloggi – e la B. – acquirente di un appartamento -, contestando la pretesa attorea ed il Tribunale tarantino rigettò la domanda svolta dalla C..

Questa propose gravame, avanti la Corte d’Appello di Lecce sez. dist. di Taranto, che, resistendo i coniugi Pe. – P. e la B., accolse l’originaria domanda esposta dall’appellante e annullò i contratti di compera vendita oggetto di causa per incapacità naturale della venditrice.

La Corte tarantina osservava come A.L. – venditrice – al momento della stipula dei contratti – tutti rogati in un breve lasso di tempo, giugno luglio 2004 con i consorti Pe. – P. e marzo 2005 con la B. – risultava affetta da numerose, gravi ed invalidanti patologie somatiche, che incisero sensibilmente sulla sua condizione psichica in quanto gli acquirenti erano i suoi medici curanti e la B., figlia della sua badante, tutte persone essenziali per la cura della sua persona, attese le sue condizioni di salute gravemente invalidanti.

Di conseguenza, concludeva il Collegio tarantino, la venditrice versava nella situazione prevista dall’art. 428 c.c. e l’assoluzione in sede penale degli appellati non assumeva dirimente rilevanza, con conseguente accoglimento dell’originaria domanda svolta dalla C. ed annullamento dei contratti de quibus.

B.A.M. ha proposto ricorso principale per cassazione avverso la decisione della Corte tarantina articolato su tre motivi.

Anche i consorti P. – Pe. hanno proposto impugnazione per cassazione, da qualificarsi siccome incidentale, articolata su tre motivi, illustrata anche con nota difensiva.

C.G., benché ritualmente vocata, ha solo depositato atto di costituzione del difensore, allegando procura notarile, in relazione ad ambedue le impugnazioni, che sono state riunite nel presente procedimento.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

I ricorsi proposti e dalla B. e dai consorti Pe. – P. s’appalesano privi di fondamento e vanno rigettati.

Con il primo mezzo dell’impugnazione principale svolta dalla B. viene denunziata la violazione delle norme ex artt. 2909 c.c. e artt. 112,324 c.p.c., nonché artt. 75 e 654 c.p.p., ed omesso esame di fatto decisivo, posto che la Corte territoriale non ha assegnato valore dirimente alla sentenza penale, resa dalla Corte d’Appello di Taranto, divenuta cosa giudicata prima della pronuncia della decisione oggi impugnata, di sua assoluzione dal delitto di circonvenzione d’incapace, proprio con relazione al contratto di compera vendita oggetto di causa.

La ricorrente segnala come ebbe a depositare” nel corso del giudizio avanti la Corte tarantina, la sentenza resa in sede d’appello di sua piena assoluzione dal reato contestato ad esito del dibattimento penale, nell’ambito del quale s’era costituita parte civile la C., ma ciò nonostante il Collegio tarantino non opera cenno a detto fatto fondamentale con conseguente vizio ex art. 112 c.p.c., ed omessa pronuncia su fatto decisivo rappresentato dal giudicato. Difatti, ricorda l’impugnante, in sede penale era stato escluso che l’ A., al momento della confezione del contratto di vendita in suo favore, era incapace d’intendere e volere o che palesasse timore reverenziale verso la contro parte, anzi era determinata a diseredare la figlia adottiva, odierna resistente.

Con la seconda doglianza la ricorrente principale deduce violazione delle norme ex art. 643 c.p., artt. 428 e 2909 c.c., nonché art. 324 c.p.c. e art. 654 c.p.p., in quanto il Collegio tarantino ebbe erroneamente a ritenere che l’ipotesi d’incapacità disciplinata dall’art. 428 c.c., era da ritenere una fattispecie inabilitante più lieve rispetto alla condotta tipica disciplinata dal reato ex all’art. 643 c.p., che, invece per consolidato insegnamento di legittimità, era da ritenere comprensivo delle fattispecie inabilitanti ex art. 428 c.c..

Inoltre la ricorrente rileva come l’accertamento afferente la situazione psichica della venditrice, in quanto effetto comune e rilevante in entrambe le fattispecie – civile e penale – sottoposte a vaglio giudiziale, non può più essere rivalutato una volta che in uno dei giudizi, contemporaneamente in corso, al riguardo si sia formato il giudicato.

Con la terza ragione di impugnazione la B. deduce violazione delle norme ex art. 643 c.p. e art. 428 c.c., posto che il Collegio tarantino ha esaminato le prove raccolte ritenendo autonome le due fattispecie regolate dalle disposizioni citate, mentre, come dianzi visto, la fattispecie penale è ricomprensiva delle situazioni lumeggianti stato di incapacità naturale.

Anche i consorti Pe. – P. hanno proposto impugnazione, da qualificarsi siccome incidentale, avverso la medesima sentenza, svolgendo sostanzialmente ragioni giuridiche omologhe a quelle agitate dalla B..

Con la prima ragione di impugnazione i ricorrenti incidentali deducono violazione delle norme ex artt. 112,324 c.p.c., e art. 395 c.p.c., n. 5, art. 2909 c.c. ed art. 654 c.p.p., posto che il Collegio tarantino non ebbe a pronunciare sull’eccezione di giudicato, da loro proposta, sulla scorta del deposito della sentenza penale di assoluzione in giudicato, versata in atti avanti la Corte di merito.

Anzi, continuano i ricorrenti incidentali, la Corte territoriale espose argomentazione afferente il giudizio penale che palesava la non consapevolezza che detto giudizio s’era definito con decisione oramai in giudicato e ciò impediva al Giudice civile di rivalutare gli accertamenti fatti in sede penale, oramai irrevocabili, specie quello afferente la piena capacità volitiva della de cujus.

Con la seconda ragione di doglianza i consorti P. – Pe. lamentano violazione degl’artt. 428,2909 c.c., art. 324 c.p.c. e art. 654 c.p.p., per aver la Corte pugliese ritenuto che, la fattispecie regolate dal delitto ex art. 643 c.p. e l’incapacità naturale regolata dall’art. 428 c.c., non siano coincidenti e nemmeno che la fattispecie penale ricomprendesse, stante la sua maggior latitudine, le situazioni di incapacità naturale, così concludendo che la valutazione del Giudice penale in punto capacità d’intendere e volere della venditrice non fosse vincolante una volta formatosi il giudicato in quel procedimento, pur risultando le condotte materiali valutate le medesime.

Con il terzo mezzo d’impugnazione i ricorrenti incidentali rilevano violazione del disposto ex art. 643 c.p. e art. 428 c.c., poiché il Collegio tarantino ebbe a valutare i dati probatori afferenti la capacità psichica della de cujus prescindendo dall’accertamento, oramai irrevocabile, al riguardo operato in sede penale.

Tutti i motivi esposti con le due impugnazioni possono esser trattati unitariamente agitando sostanzialmente la medesima questione, ossia la mancata considerazione, da parte della Collegio tarantino, del giudicato formatosi in sede penale sulla medesima situazione di fatto: la vendita da parte dell’ A. dei quattro appartamenti alle parti ricorrenti.

Le censure nel loro complesso non sono fondate posto che si basano sull’asserto che il giudicato penale di assoluzione dal reato di circonvenzione d’incapace ex art. 643 c.p., in quanto la condotta tipica dello stesso sicuramente ricomprendente la fattispecie di maggior spessore delle situazioni disciplinate dall’art. 428 c.c., non solo aveva efficacia in ordine ai fatti accertati dal Giudice penale ma pure impediva al Giudice civile una nuova e diversa valutazione di detti fatti.

Tale asserto non appare in linea con l’insegnamento di questo Supremo Collegio – Cass. sez. 2 n. 17316/18 -.

Difatti fuori dalle fattispecie regolate dall’art. 651 c.p.p. – sentenza di condanna – e art. 652 c.p.p. – sentenza di assoluzione con determinate formule – afferenti specificatamente ai giudizi di danno, l’interazione tra il giudizio penale e quello civile rimane regolato dall’art. 654 c.p.p. – invocato dai ricorrenti – che opera testuale riferimento ai ” fatti materiali ” accertati dal Giudice penale. Tuttavia, come anche ricordato dai ricorrenti, espressamente il Collegio tarantino nel cennare all’incidenza del giudizio penale a carico dei ricorrenti – in tale sede imputati e la resistente costituita parte civile – per circonvenzione d’incapace, mette in evidenza come l’apprezzamento dei fatti accertati, anche in sede penale, sia rimesso al Giudice civile.

E ciò risulta in linea con la norma processualpenalistica citata che appunto indica siccome coperti da giudicato i soli fatti materiali e, non già, l’apprezzamento di detti fatti che ne ha fatto il Giudice penale.

Questione appunto messa in rilievo dalla Corte territoriale ricordando come anche il Giudice penale di primo grado ritenne che la condotta degli imputati poteva ” esser rilevante da un punto di vista civilistico”.

Quindi non concorre la denunziata omessa pronuncia sull’eccezione di giudicato posto che, nei termini sopra ricordati, il Collegio tarantino, ancorché con relazione alla sentenza del Tribunale penale, ebbe a mettere in rilievo la non incidenza ostativa degli apprezzamenti tratti dal Giudice penale sul presente procedimento civile.

In questa prospettiva irrilevante appare il formarsi del giudicato in sede penale posto che non incide, in alcun modo, sulla libertà di apprezzamento dei fatti accertati – coperti da giudicato – da parte del Giudice civile.

Parti ricorrenti non indicano alcun fatto materiale che il Collegio tarantino abbia ritenuto accertato o non in difformità dal Giudice penale, anzi la Corte pugliese ha passato in rassegna tutti i fatti ritenuti rilevanti anche in sede penale – le testimonianze, il procedimento di interdizione, la diversità della condotta tipica del reato e la struttura tipica dell’istituto regolato ex art. 428 c.c. – semplicemente apprezzandoli in maniera autonoma.

Non concorre, dunque, nemmeno l’omesso esame di fatto decisivo posto che il giudicato penale non assume nel contesto dianzi illustrato alcun rilievo decisivo. Quanto poi all’osservazione che il delitto ex art. 643 c.p., individua condotta tipica che, di certo, ricomprende tutte le situazioni regolate ex art. 428 c.c., va rilevato come la Corte territoriale, non già, ha preso posizione su detta questione, di sapore eminentemente dogmatico, bensì s’e’ limitata a motivatamente rilevare la diversità – Cass. sez. 2 n. 19767/15 – dell’oggetto dell’indagine nel giudizio sul reato in sede penale e sulla situazione di incapacità naturale ex art. 428 c.c., in sede civile – questione sulla quale i ricorrenti concordano -, situazioni connotate da peculiarità coerenti con la diversa finalità perseguita dalle due norme.

Quindi, in coerenza con il testo normativo, ex art. 428 c.c., la Corte territoriale ha operato un autonomo apprezzamento di tutti i fatti accertati, compresi quelli in sede penale, per concludere che la stipula dei contratti avvenne quando la de cujus versava in stato di incapacità d’intendere e volere a cagione dell’incidenza sulla sua psiche delle gravissime, ingravescenti e plurime patologie somatiche, da cui era afflitta, in uno con la sua condizione di vita e di dipendenza dai soggetti beneficiari.

Pertanto la questione posta con i ricorsi appare irrilevante poiché si fonda sempre sull’errato postulato che è inibito al Giudice civile operare apprezzamento dei fatti accertati in modo diverso da come fatto dal Giudice penale.

Al rigetto dell’impugnazioni non segue la condanna solidale delle parti ricorrenti alla rifusione delle spese in favore della resistente, posto che questa non s’e’ ritualmente costituita in questo giudizio poiché ha solamente depositato la procura al difensore ma questi non ha svolto alcuna concreta attività difensiva, stante anche la definizione del procedimento in Camera di consiglio.

Al rigetto dell’impugnazioni segue l’obbligo dei ricorrenti del pagamento dell’ulteriore contributo unificato, ove originariamente dovuto.

P.Q.M.

Rigetta i ricorsi.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale e dei ricorrenti incidentali dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza in Camera di consiglio, il 18 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

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