Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4916 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. III, 15/02/2022, (ud. 21/12/2021, dep. 15/02/2022), n.4916

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25248/2019 proposto da:

S.F., elettivamente domiciliato in Roma, via Magnagrecia, 84,

presso lo studio dell’avvocato Luca Chessa, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

Allianz Spa, Carrozzeria N. Service, Groupama Assicurazioni

Spa, M.R., N. Service Di N.M. & C.

Sas, Q.D., C.L..

– intimati non costituiti –

avverso la sentenza n. 4154/2019 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di

ROMA, depositata il 13/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/12/2021 da Dott. CRICENTI GIUSEPPE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- S.F. ha agito in giudizio nei confronti di Q.D. e della Groupama Assicurazioni per ottenere il risarcimento dei danni subiti in un incidente stradale: egli era a bordo di un motociclo quando assume di essere stato investito dalla vettura della Q., che non avrebbe rispettato la precedenza.

Questa causa è stata riunita, in primo grado, davanti al Giudice di Pace di Roma, con quella, connessa, iniziata dalla Carrozzeria N. Service, nei confronti dello stesso S. e di altri, per il recupero delle somme anticipate per la riparazione del veicolo.

2.- Il Giudice di Pace ha rigettato la domanda del S., ed ha accolto la riconvenzionale della Q., attribuendo dunque al primo dei due la responsabilità esclusiva dell’incidente, e questa decisione è stata confermata dal Tribunale in secondo grado.

2.1.- Il S. ha proposto ricorso per Cassazione, facendo valere diverse violazioni d: legge, ed in particolare, per ciò che ci riguarda qui, erronea interpretazione dell’art. 245 c.p.c., in quanto il Giudice di Pace non aveva ammesso un teste che si era presentato in udienza sprovvisto di documento di identità e dunque non identificabile.

Con sentenza 4154 del 2019 la Corte di cassazione, accolto altro motivo, ha però ritenuto inammissibile quello relativo alla mancata ammissione del teste, per la sua novità: il S., secondo la Corte, non avrebbe censurato in modo compiuto ed adeguato la decisione del giudice di merito di escludere la prova testimoniale.

3.- S.F. agisce ora per revocazione di tale sentenza, nella parte in cui ha ritenuto tardiva la censura, e lo fa con un solo motivo di ricorso, e con una memoria di chiarimento. Gli intimati non sono costituiti. Il Pubblico Ministero ha chiesto che il ricorso venga dichiarato inammissibile.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5.- Il motivo di revocazione fa valere violazione degli artt. 391 bis e 395 c.p.c., anche in relazione agli artt. 157,246 e 252 c.p.c..

La tesi è la seguente.

Il ricorrente sostiene che, nel ritenere come nuovo, ossia fatto per la prima volta in Cassazione, il motivo di censura della mancata ammissione del teste, la decisione oggetto di revocazione è incorsa in errore percettivo: non ha tenuto conto che un fatto processuale v’era – ossia il motivo di appello sulla mancata ammissione del teste, poi ribadito in comparsa conclusionale – ed invece ha statuito come se non vi fosse.

Secondo il ricorrente si tratterebbe di un errore percettivo rilevante per la revocazione.

Il motivo è inammissibile.

Invero, la Corte, nella decisione qui oggetto di revocazione, non ha negato che materialmente (rectius, quale atto processuale) esistesse un motivo di appello volto a censurare la decisione di non ammettere la testimonianza, piuttosto ha ritenuto quel motivo come insufficientemente svolto (“nell’atto di appello, infatti, gli odierni ricorrenti non formularono alcuna compiuta e valida censura concernente la capacità a deporre del testimone non interrogato”).

Ossia, la Corte ha ritenuto, si, proposta graficamente la censura in appello, ma in maniera insufficiente ad assurgere a motivo di impugnazione ammissibile, e dunque tamquam non esset.

La ratio della decisione di cui sin chiede la revoca, allora, è nell’avere ritenuto quel motivo di appello – sulla mancata ammissione del teste – come insufficientemente a costituire valida censura in secondo grado, dove quindi era da ritenersi inammissibile, con la conseguenza che doveva allora ritenersi proposto per la prima volta in Cassazione: da qui l’inammissibilità per novità. Ed in quanto valutazione quella ratio non è suscettibile di revocazione.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 21 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

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