Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4913 del 24/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 24/02/2020, (ud. 27/11/2019, dep. 24/02/2020), n.4913

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 25987-2018 R.G. proposto da:

PESCARELLA SCAVI di C.P. s.a.s., in persona del legale

rappresentante pro tempore, C.P., nonchè C.I.

e C.P., rappresentati e difesi, per procura speciale in

calce al ricorso, dall’avv. Giorgio ANTONICELLI, presso il cui

studio legale sito in Roma, al viale Bruno Buozzi, n. 87, sono

elettivamente domiciliati;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1847/16/2018 della Commissione tributaria

regionale del LAZIO, depositata in data 23/03/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 27/11/2019 dal Consigliere LUCIOTTI Lucio.

Fatto

RILEVATO

che:

1. In controversia relativa ad impugnazione di un avviso di accertamento per maggior reddito d’impresa ai fini IVA ed IRAP per l’anno d’imposta 2010, con la sentenza impugnata la CTR rigettava l’appello proposto dalla società contribuente avverso la sfavorevole sentenza di primo grado sostenendo, per quanto ancora qui di interesse, che l’atto impositivo era congruamente motivato; quanto al difetto di contraddittorio, che la ricorrente non aveva assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere nel contraddittorio con l’amministrazione finanziaria; riteneva, quindi, infondato il lamentato difetto di sottoscrizione dell’atto impositivo, in quanto l’Agenzia delle entrate aveva prodotto la disposizione di servizio relativa alla delega di firma al funzionario che aveva sottoscritto l’atto; infine, quanto al merito, che erano corrette le riprese a tassazione effettuate dall’amministrazione finanziaria sia con riferimento alle spese carburante, perchè non provate attraverso l’esibizione delle relative schede, sia per i costi risultanti dalle fatture della Tecnoedilizia s.r.l. e della GA Immobiliare s.r.l. in quanto non provata l’inerenza e l’effettività degli stessi.

2. Per la cassazione della sentenza di appello ricorre la società contribuente con tre motivi, cui replica l’intimata con controricorso.

3. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il primo motivo di ricorso, incentrato sul difetto di contraddittorio endoprocedimentale, dalla ricorrente dedotto in violazione e falsa applicazione degli artt. 41, comma 2, 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dell’art. 117 Cost. e della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, è infondato e va rigettato.

2. Invero, la tesi sostenuta dalla ricorrente nel predetto mezzo, ovvero che in ipotesi di accertamento avente ad oggetto, come nel caso di specie, tributi armonizzati (in particolare, l’IVA) l’espletamento del contraddittorio endoprocedimentale è comunque sempre obbligatorio, collide con il consolidato orientamento di questa Corte, da cui non vi è ragione di discostarsi, secondo cui “In tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’Amministrazione finanziaria è gravata di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, la cui violazione comporta l’invalidità dell’atto purchè il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa, esclusivamente per i tributi “armonizzati”, mentre, per quelli “non armonizzati”, non è rinvenibile, nella legislazione nazionale, un analogo generalizzato vincolo, sicchè esso sussiste solo per le ipotesi in cui risulti specificamente sancito” (Cass., Sez. U., n. 24823 del 2015; per la successiva giurisprudenza conforme si vedano, tra le altre, Cass. sez. 5, 3 febbraio 2017, n. 2875; Cass. sez. 6-5, ord. 20 aprile 2017, n. 10030; Cass. sez. 6-5, ord. 5 settembre 2017, n. 20799; Cass. sez. 6-5, ord. 11 settembre 2017, n. 21071).

2.1. In tale pronuncia il Supremo consesso ha precisato che “in tema di tributi cd. armonizzati, avendo luogo la diretta applicazione del diritto dell’Unione, la violazione del contraddittorio endoprocedimentale da parte dell’Amministrazione comporta in ogni caso, anche in campo tributario, l’invalidità dell’atto, purchè, in giudizio, il contribuente assolva l’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere, qualora il contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato, e che l’opposizione di dette ragioni (valutate con riferimento al momento del mancato contraddittorio), si riveli non puramente pretestuosa e tale da configurare, in relazione al canone generale di correttezza e buona fede ed al principio di lealtà processuale, sviamento dello strumento difensivo rispetto alla finalità di corretta tutela dell’interesse sostanziale, per le quali è stato predisposto” (Cass., Sez. U. citate; in tema di accertamenti a tavolino, come nel caso in esame, cfr. Cass., 6 – 5, Ordinanza n. 27420 del 29/10/2018, Rv. 651436).

3. In tali termini si è espressa anche la Corte di Giustizia UE, sez. V, nella sentenza del 3 luglio 2014, in causa C-129/13 e C130/13, Kamino, affermando che “Il giudice nazionale, avendo l’obbligo di garantire la piena efficacia del diritto dell’Unione, può, nel valutare le conseguenze di una violazione dei diritti della difesa, in particolare del diritto di essere sentiti, tenere conto della circostanza che una siffatta violazione determina l’annullamento della decisione adottata al termine del procedimento amministrativo di cui trattasi soltanto se, in mancanza di tale irregolarità, tale procedimento avrebbe potuto comportare un risultato diverso”.

4. Orbene, mentre la statuizione impugnata risulta adottata in conformità ai citati arresti giurisprudenziali, avendo la CTR affermato che “Nel caso in esame la ricorrente non ha assolto l’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere nel contraddittorio pretermesso” (sentenza impugnata, pag. 3), la ricorrente, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso, ha omesso di trascrivere nello stesso il contenuto delle ragioni addotte nel giudizio di merito a sostegno della necessità del contraddittorio endoprocedimentale, così impedendo a questa Corte il necessario vaglio di fondatezza del motivo, essendo del tutto insufficiente allo scopo il richiamo operato nel ricorso alle “pagg. 9 10 11 121314” dell’atto di appello che neppure ha allegato al ricorso per cassazione (come avrebbe potuto fare in base alle “raccomandazioni” di cui al Protocollo d’intesa tra questa Corte ed il CNF del 17/12/2015) e che è atto del processo di merito a cui questa Corte, in ragione del tipo di vizio denunciato (error in iudicando), non ha accesso.

5. Ne consegue che il secondo motivo di ricorso, con cui la ricorrente ha dedotto la violazione o falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, proprio in relazione alla questione sopra esaminata, è manifestamente inammissibile.

5. Con il terzo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, sostenendo che, in tema di ripresa a tassazione di costi derivanti da operazioni inesistenti, la CTR aveva erroneamente posto a carico della società contribuente un onere probatorio invece spettante all’amministrazione finanziaria.

Il motivo è manifestamente infondato atteso che la CTR ha chiaramente dato atto in sentenza degli elementi presuntivi addotti dall’Ufficio finanziario a dimostrazione della non effettività delle operazioni commerciali effettuate dalla contribuente con le predette società, quelle con la Tecnoedilizia s.r.l. (che, peraltro, non aveva presentato le relative dichiarazioni reddituali) fondate su una scrittura privata non registrata e quelle con la GA Immobiliare s.r.l. in assenza di qualsiasi contratto.

La CTR pertanto si è attenuta al consolidato principio giurisprudenziale in base al quale “In tema di IVA, una volta assolta da parte dell’Amministrazione finanziaria la prova, anche mediante elementi indiziari, dell’oggettiva inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente dimostrarne, di contro, l’effettiva esistenza, senza che, tuttavia, sia sufficiente a tal fine l’esibizione della fattura, documentazione di solito utilizzata proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia” (Cass., Sez. 5, Ordinanza n. 26453 del 19/10/2018, Rv. 650797, tra le più recenti).

Quanto, invece, al profilo dell’inerenza dei costi che l’amministrazione finanziaria ha ripreso a tassazione escludendone la sussistenza, deve ricordarsi che “In tema di IVA, ai fini della detrazione di un costo, la prova dell’inerenza del medesimo quale atto d’impresa, ossia dell’esistenza e natura della spesa, dei relativi fatti giustificativi e della sua concreta destinazione alla produzione quali fatti costitutivi su cui va articolato il giudizio di inerenza, incombe sul contribuente in quanto soggetto gravato dell’onere di dimostrare l’imponibile maturato” (Cass., Sez. 5, Sentenza n. 18904 del 17/07/2018, Rv. 649772 – 02).

7. In estrema sintesi il ricorso va rigettato ed i ricorrenti condannati al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo.

PQM

rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.300,00 per compensi, oltre al rimborso delle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 27 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2020

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