Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4910 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. III, 15/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 15/02/2022), n.4910

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al numero 7573 del ruolo generale dell’anno 2019

proposto da:

D.N., (C.F.: (OMISSIS)), S.M., (C.F.:

(OMISSIS)) rappresentati e difesi, giusta procura allegata in calce

al ricorso, dall’avvocato Alfio Franco Amato, (C.F.:

MTALFR66P06C351C);

– ricorrenti –

nei confronti di:

G.D., (C.F.: GNNDNC61E05C351V);

– intimato –

per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Catania n.

1717/2018, pubblicata in data 20 luglio 2018;

udita la relazione sulla causa svolta alla pubblica udienza in data

16 dicembre 2021 dal Consigliere Dott. Augusto Tatangelo; uditi:

il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale

Dott. SOLDI Anna Maria, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

l’avvocato Alfio Franco Amato, per i ricorrenti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

D.N. e S.M. hanno proposto opposizione all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., avverso l’atto di precetto di pagamento dell’importo di Euro 371.603,65, loro notificato da G.D. sulla base di titoli cambiari insoluti.

L’opposizione è stata rigettata dal Tribunale di Catania – Sezione distaccata di Paternò.

La Corte di Appello di Catania, in riforma della decisione di primo grado, l’ha invece accolta, ma la sentenza di appello è stata cassata con rinvio da questa Corte (Cass., Sez. 2, Sentenza del 6/11/2015 n. 22695).

La Corte di Appello di Catania, all’esito del giudizio di rinvio, ha confermato l’originaria decisione di primo grado, di rigetto dell’opposizione.

Ricorrono il D. e la S., sulla base di un unico motivo.

Non ha svolto attività difensiva in questa sede l’intimato.

E’ stata richiesta e disposta la trattazione in pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo del ricorso principale si denunzia “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto, in particolare dell’art. 2967 c.c., artt. 2727 c.c. e segg., art. 115 c.p.c., nonché del principio enunciato dalla Corte di Cassazione in sede di rinvio laddove si chiedeva “una valutazione delle circostanze probatorie suddette al fine di accertare il prezzo effettivo del contratto di vendita ed individuare la parte opponente tenuta al pagamento delle cambiali” – omessa o quanto meno insufficiente e per certi versi contraddittoria motivazione circa un punto deciso della controversia (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5)”.

Il ricorso è infondato.

1.1 La S. (quale promissaria acquirente, per sé o per persona da nominare) e il G. (quale promittente venditore) avevano stipulato un contratto preliminare di vendita avente ad oggetto un esercizio commerciale, per il prezzo di Lire 900.000.000 (pari ad Euro 464.811,21). Era stato corrisposto dalla promissaria acquirente, in sede di stipula di tale preliminare, l’importo di Lire 200.000.000 (pari ad Euro 103.291,38), a titolo di caparra.

Il contratto definitivo è poi stato stipulato in favore di una parente della S., su indicazione di quest’ultima. Nell’atto pubblico definitivo, il prezzo della vendita, indicato in Euro 54.644,76, è stato oggetto di quietanza: contestualmente sono state peraltro emesse le cambiali oggetto della presente controversia, per complessivi Euro 340.861,45 (importo di poco inferiore alla differenza ancora dovuta rispetto al prezzo della vendita fissato nel preliminare).

Rimaste insolute tali cambiali, il G. le ha poste in esecuzione, intimando il precetto opposto.

Gli opponenti hanno eccepito l’insussistenza del rapporto causale sottostante, che hanno individuato in quello relativo alla compravendita, sostenendo che il prezzo effettivo convenuto per tale compravendita fosse pari ad Euro 157.936,14 e fosse stato, quindi, già integralmente pagato (si tratta, più precisamente, della somma dell’importo di Euro 103.291,38, pacificamente corrisposto quale acconto al momento della stipulazione del contratto preliminare e dell’importo di Euro 54.644,76, indicato e quietanzato quale prezzo complessivo pagato per la vendita nel contratto definitivo).

L’opposto ha replicato, sostenendo che il prezzo effettivo della vendita era in realtà quello indicato nel contratto preliminare e che le cambiali erano state emesse, contestualmente alla stipula del contratto definitivo, ad integrazione dell’importo già corrisposto dall’acquirente a titolo di acconto.

1.2 All’esito del giudizio di primo grado, il tribunale ha rigettato l’opposizione, ma in secondo grado l’esito del giudizio è stato ribaltato: la corte di appello ha affermato che spettava al venditore dimostrare la simulazione del prezzo della vendita indicato nell’atto pubblico, dal momento che ogni pattuizione di cui al preliminare era da intendersi superata in virtù del contratto definitivo, ed ha ritenuto che tale prova non fosse stata fornita, con conseguente accoglimento dell’opposizione.

1.3 Questa Corte (Sez. 2, Sentenza del 6/11/2015 n. 22695), nel cassare la decisione di secondo grado, ha, al contrario, osservato che la simulazione (relativa) del prezzo della vendita era pacifica tra le parti, in quanto ammessa dalla stessa acquirente e che, di conseguenza, la controversia riguardava solo il prezzo effettivamente convenuto tra le parti per la vendita; poiché peraltro erano stati azionati i titoli di credito emessi contestualmente alla stipula del contratto definitivo i quali, avendo valore di promessa di pagamento, comportano l’inversione dell’onere della prova in relazione al rapporto causale sottostante, sarebbe stato eventualmente onere della parte opponente dimostrare che l’importo degli effetti emessi non corrispondeva al reale prezzo della vendita ancora dovuto e che invece quest’ultimo era equivalente all’importo della caparra versata al momento della conclusione del contratto preliminare maggiorato del prezzo complessivo simulatamente indicato e quietanzato nel contratto definitivo, ed era stato integralmente già corrisposto.

Ha, quindi, affermato che non aveva rilievo, per la decisine della causa, il principio di diritto richiamato dalla corte di appello per cui le pattuizioni di cui al contratto definitivo superano quelle di cui al contratto preliminare, dovendosi invece “valutare quest’ultimo contratto in concorso con la circostanza della coincidenza cronologica tra atto pubblico di vendita ed emissione delle cambiali, elemento probatorio integrativo, unitamente alla promessa di pagamento incorporata dai titoli stessi, della prova sul prezzo effettivo della vendita”, concludendo come segue: “Non potendosi, in ogni caso, ritenere raggiunta la prova (di cui erano onerati gli opponenti) della non debenza delle somme portate dalle cambiali, la sentenza impugnata va cassata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Catania che dovrà procedere ad una valutazione delle circostanze probatorie suddette al fine di accertare il prezzo effettivo del contratto di vendita ed individuare la parte opponente tenuta al pagamento delle cambiali (con riferimento a quanto eccepito sul punto dal ricorrente)”.

1.4 All’esito di tale decisione, in sede di rinvio, la corte di appello, valutando proprio le “circostanze probatorie” espressamente indicate dalla Corte di Cassazione, è giunta alla conclusione che l’emissione delle cambiali contestuale alla stipulazione del contratto definitivo, per un importo di poco inferiore a quello ancora dovuto sulla base del contratto preliminare, induceva a ritenere che gli effetti erano stati rilasciati a titolo di integrazione del prezzo realmente pattuito per la vendita (prezzo, quindi, pari nel suo complesso ad Euro 444.153,03, cioè alla somma di Euro 103.291,38, importo della caparra, più quello di Euro 340.861,65, importo delle cambiali), mentre la quietanza del prezzo indicato nel definitivo come pagato era anch’essa simulata, onde effettivamente gli opponenti non avevano dimostrato la non debenza delle somme portate dai titoli di credito sottoscritti.

1.5 I ricorrenti sostengono che la corte di appello, in sede di rinvio, non avrebbe in realtà correttamente valutato le “circostanze probatorie” indicate dalla Corte di Cassazione e, segnatamente, non avrebbe tenuto conto della quietanza del pagamento dell’importo corrispondente al prezzo apparente della vendita, rilasciata in sede di stipula dell’atto pubblico definitivo; insistono, pertanto, nell’affermare che il prezzo effettivo della vendita era pari ad Euro 157.936,14 (cioè equivalente all’importo della caparra versata in sede di stipula del contratto preliminare, maggiorato dell’importo oggetto di quietanza in sede di stipula del contratto definitivo) e che lo stesso doveva ritenersi integralmente pagato, in quanto le pattuizioni del contratto definitivo superano quelle del contratto preliminare.

1.6 Le censure sono manifestamente infondate: la decisione impugnata, diversamente da quanto pretendono i ricorrenti, ha correttamente applicato l’art. 384 c.p.c., conformandosi ai principi di diritto e, comunque, a quanto statuito dalla Corte di Cassazione nella decisione che ha disposto il rinvio, escludendo quindi (come precisato proprio in tale ultima decisione) che, ai fini della controversia, potesse avere rilievo il principio per cui le statuizioni del contratto definitivo superano quelle del contratto preliminare e valutando, invece, (come altresì statuito da questa Corte), sul piano probatorio, la circostanza che, contestualmente alla stipulazione del contratto definitivo, in cui era indicato un prezzo di vendita pacificamente simulato, erano state emesse le cambiali poste a base del precetto opposto, per un importo di poco inferiore a quello ancora dovuto in base al contratto preliminare. All’esito di tale valutazione, sostenuta da adeguata motivazione (non meramente apparente, né insanabilmente contraddittoria sul piano logico, come tale non censurabile nella presente sede) la corte di appello ha – del tutto correttamente – ritenuto che le cambiali azionate fossero state emesse per il pagamento del residuo prezzo realmente pattuito per la vendita, che non fosse stata affatto fornita la prova dell’integrale pagamento di detto prezzo e che la quietanza di pagamento di un ulteriore importo, rilasciata nel definitivo, fosse in realtà anch’essa simulata (il tutto, ancora una volta, in perfetta coerenza con le considerazioni svolte in proposito nella sentenza di legittimità che aveva disposto il rinvio).

2. Il ricorso è rigettato.

Nulla è a dirsi in ordine alle spese del giudizio, non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte:

– rigetta il ricorso;

– nulla per le spese.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso (se dovuto e nei limiti in cui lo stesso sia dovuto), a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

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