Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4899 del 01/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 01/03/2010, (ud. 14/01/2010, dep. 01/03/2010), n.4899

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VALADIER

53, presso lo studio dell’avvocato DE BENEDICTIS CATALDO MARIA, che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato ALLEGRA ROBERTO

giusta mandato speciale alle liti Consolato D’Italia in Montevideo

dell’11/10/06, in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, PULLI CLEMENTINA, VALENTE NICOLA, giusta mandato in calce

al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7837/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 12/01/2006 R.G.N. 4168/04;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

14/01/2010 dal Consigliere Dott. ULPIANO MORCAVALLO;

udito l’Avvocato DE VIVO GIOVANNI per delega CATALDO MARIA DE

BENEDICTIS;

udito l’Avvocato PULLI CLEMENTINA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Roma, pronunciando in sede di gravame sulla domanda di C.D. intesa a percepire dall’INPS gli accessori sui ratei, tardivamente erogati, del trattamento pensionistico a lui spettante, ha ritenuto estinto per prescrizione il credito relativo ai ratei anteriori al decennio prima della presentazione di istanza interruttiva in data 7 gennaio 2003.

1.1. Il giudice d’appello, premesso che alla fattispecie era applicabile la prescrizione decennale, ha escluso che il relativo termine – decorrente dal 121^ giorno dalla domanda amministrativa per il primo rateo e dalle singole scadenze per i ratei successivi ha disatteso la tesi secondo cui già l’avvenuta liquidazione dei ratei (senza pagamento degli accessori) avrebbe costituito atto interruttivo della prescrizione ai sensi dell’art. 2944 c.c..

2. Avverso tale sentenza la parte privata ha proposto ricorso per cassazione deducendo un unico motivo, illustrato con memoria.

L’Istituto ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il motivo di ricorso denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 429 e 442 c.p.c., degli artt. 2934, 2935, 2944, 2946 e 2948 c.c., oltre alla L. n. 533 del 1973, art. 7, L. n. 88 del 1989, art. 46, e art. 443 c.p.c., in una con difetto di motivazione su punto decisivo della controversia. Si lamenta che la Corte d’appello, pur avendo correttamente ritenuto applicabile la prescrizione decennale in ragione dell’unitarietà del credito relativo alla prestazione e agli accessori, non abbia considerato la sospensione del termine per il periodo di pendenza del procedimento amministrativo (trecento giorni a decorrere dalla presentazione della domanda amministrativa) e, inoltre, abbia escluso l’effetto interruttivo della comunicazione dell’Istituto di avvenuto accoglimento della domanda di pensione e del susseguente pagamento parziale (del capitale senza accessori), mentre in realtà il pagamento dei soli ratei arretrati non poteva non comportare la consapevolezza del solvens non solo di pagare in ritardo, ma anche della parzialità dell’adempimento, riferito al periodo più antico.

2. Il motivo non è fondato, alla stregua dell’orientamento consolidato di questa Corte nella materia in esame (cfr., fra tante, Cass. n. 8662 del 2005, n. 8677 del 2006, e altre successive conformi).

2.1. E’ stato ripetutamente precisato che il termine decennale di prescrizione non può rimanere sospeso in pendenza del procedimento amministrativo, atteso che i casi di sospensione della prescrizione sono tassativamente indicati dalla legge e sono insuscettibili di applicazione analogica e di interpretazioni estensive: sotto il primo profilo, nessuna efficacia può riconoscersi alla previsione sospensiva del R.D.L. n. 1827 del 1935, art. 97, trattandosi di disposizione – contenuta nella disciplina dei “ricorsi”, ivi prevista all’interno del titolo terzo (“ricorsi e controversie”) – abrogata, ai sensi dell’art. 15 preleggi, a seguito dell’intervenuta nuova regolamentazione della intera materia del “contenzioso amministrativo” ad opera, dapprima, del D.P.R. n. 639 del 1970 (artt. 44 – 46, inseriti all’interno del titolo terzo “ricorsi e controversie in materia di prestazioni”) e, poi, della L. n. 88 del 1989 (art. 46, intitolato “contenzioso in materia di prestazioni”, che al comma 10 ha abrogato la precedente disciplina dettata dal D.P.R. n. 639 del 1970 cit., artt. 44-47); sotto il secondo profilo, non può assumere rilievo che in altri procedimenti contenziosi relativi al riconoscimento di prestazioni analoghe la legge preveda la sospensione della prescrizione (cfr. D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 111). E mette conto rilevare, infine, che la stessa previsione di improcedibilità della domanda giudiziale prima della definizione del procedimento amministrativo o del decorso dei termini fissati per tale definizione è destinata ad operare esclusivamente in relazione alla proposizione della domanda giudiziale, ma non può incidere sulla determinazione del decorso della prescrizione in esame, poichè il diritto agli accessori, in caso di ritardo nell’erogazione della prestazione, può essere fatto valere al centoventunesimo giorno dalla presentazione della domanda amministrativa, mentre la “procedimentalizzazione” delle varie fasi attiene alle modalità di tutela del diritto e non costituisce un impedimento al suo esercizio.

2.2. La regola secondo cui non può attribuirsi al mero pagamento dei ratei arretrati l’effetto interruttivo di cui all’art. 2944 c.c., salvo che il debitore abbia considerato parziale il pagamento stesso, con riserva di provvedere successivamente al versamento di somme ulteriori (v. ex multis Cass., Sez. un., n. 10955 del 2002), deve trovare applicazione anche con riferimento alle prestazioni previdenziali, nessun rilievo potendo assumere la diversità della procedura di accertamento e liquidazione ed essendo rilevante, in definitiva, solo l’atteggiamento soggettivo dell’ente erogatore: al riguardo, la natura pubblica dell’ente medesimo, con la conseguente “procedimentalizzazione” dell’adempimento della sua obbligazione, incide in misura determinante, ai fini della valutazione di tale atteggiamento, sicchè appare decisiva la considerazione che l’adempimento dell’obbligazione previdenziale avviene attraverso uno specifico procedimento amministrativo di erogazione della spesa, del quale la messa in riscossione, ossia nella disponibilità dell’assicurato delle somme di cui trattasi, è soltanto l’atto conclusivo, che finalizza, ma necessariamente presuppone, quello di determinazione dell’importo della prestazione, che si configura come un tipico atto di colazione; ne consegue che un riconoscimento del debito relativo agli accessori, formale e specifico, ovvero una rinuncia a far valere la relativa prescrizione, non può con certezza ricollegarsi alla mera “comunicazione di accoglimento” della domanda amministrativa, che attiene al pagamento del credito e non agli accessori. Al riguardo, l’effetto eventualmente ricognitivo, o abdicativo, dei crediti rimasti inadempiuti non può che ricondursi alla volontà del debitore, atteso che il riconoscimento dell’altrui diritto, al quale l’art. 2944 c.c., ricollega l’effetto interruttivo della prescrizione, richiede una specifica intenzione proprio in chi lo compie, cioè il soggetto “contro il quale il diritto può essere fatto valere”.

In conclusione, il ricorso va rigettato.

Non occorre provvedere sulle spese del giudizio in applicazione dell’art. 152 disp. att. c.p.c. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal D.L. n. 269 del 2003, qui inapplicabili ratione temporis).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 1 marzo 2010

 

 

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