Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4898 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2022, (ud. 21/10/2021, dep. 15/02/2022), n.4898

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Lucia – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17859-2020 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso lo studio dell’avvocato MARITATO LELIO, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati SGROI ANTONINO,

CORETTI ANTONIETTA, DE ROSE EMANUELE, D’ALOISIO CARLA;

– ricorrente –

contro

V.P., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato CASTROGIOVANNI GIANFRANCO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 396/2019 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 29/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARCHESE

GABRIELLA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. la Corte d’appello di Caltanissetta, in riforma della decisione di primo grado, ha dichiarato V.P. non tenuto al versamento dei contributi, relativi all’iscrizione nella Gestione separata INPS, per l’anno 2007, in relazione all’attività libero professionale svolta quale avvocato iscritto all’Albo Forense ma non alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense, per intervenuta prescrizione;

2. per quanto solo di rilievo in questa sede, la Corte territoriale ha escluso che l’omessa esposizione, all’interno della dichiarazione presentata nel 2008, in relazione ai redditi del 2007, degli obblighi contributivi connessi al lavoro autonomo (cd. quadro RR) equivalesse alla volontà del debitore di occultare il proprio debito. L’incertezza normativa, all’epoca dei fatti, in ordine ai presupposti dell’iscrizione, era palese, tanto da necessitare di una legge di interpretazione autentica, dagli esiti tutt’altro che chiarificatori, come testimoniato dai successivi contrasti in ambito giurisprudenziale;

3. avverso tale sentenza l’INPS ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo; la controparte ha resistito con controricorso;

4. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

Che:

5. con l’unico motivo l’INPS ha dedotto -ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione dell’art. 2935 c.c. e art. 2941 c.c., n. 8, in relazione alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26 e ss., al D.L. n. 98 del 2011, art. 18, comma 12, conv. nella L. 6 luglio 2011 n. 111, per avere la Corte territoriale escluso che l’omessa compilazione, nella dichiarazione presentata in relazione ai redditi del 2007, del “quadro RR”, integrasse un occultamento doloso del debito e desse luogo alla sospensione del termine di prescrizione;

6. il motivo è inammissibile;

7. in materia previdenziale, la prescrizione dei contributi dovuti alla gestione separata decorre dal momento in cui scadono i termini per il pagamento dei predetti contributi e non dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi ad opera del titolare della posizione assicurativa, in quanto la dichiarazione in questione, quale esternazione di scienza, non costituisce presupposto del credito contributivo (Cass. n. 27950 del 2018; sez. 6 n. 19403 del 2019; sez. 6 n. 13049 del 2020);

8. inoltre, quanto alla invocata sospensione del decorso della prescrizione, deve rilevarsi che l’operatività della causa (di sospensione) di cui all’art. 2941 c.c., n. 8, “ricorre quando sia posta in essere dal debitore una condotta tale da comportare per il creditore una vera e propria impossibilità di agire, e non una mera difficoltà di accertamento del credito” (v. sul punto Cass. n. 19640 del 2018; n. 21567 del 2014);

9. la sentenza impugnata, a tale riguardo, ha effettuato una valutazione di merito, all’esito della quale ha espressamente escluso che la non completa compilazione della dichiarazione dei redditi, quanto al riquadro relativo ai contributi, integrasse una condotta di doloso occultamento del debito;

10. l’accertamento del dolo integra un giudizio di fatto (v. Cass. n. 7254 del 2021 con richiamo anche a Cass. 6677 del 2019), nella specie, non ritualmente censurato dall’Istituto. Il motivo, infatti, non indica, nei termini rigorosi richiesti dal vigente testo del predetto art. 360 n.5 c.p.c., il “fatto storico”, non esaminato, che abbia costituito oggetto di discussione e che abbia carattere decisivo, secondo gli enunciati di Cass. SS.UU. nn. 8053 e 8054 del 2014 (principi costantemente ribaditi dalle stesse Sezioni unite v. n. 19881 del 2014, n. 25008 del 2014, n. 417 del 2015, oltre che dalle Sezioni semplici);

11. i rilievi dell’INPS criticano il ragionamento decisorio e si fondano, a ben vedere, sull’erroneo presupposto di un “automatismo (…) tra la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi e l’occultamento doloso del debito contributivo” che questa Corte ha, oramai, in più occasioni escluso (v. in motivazione, Cass. n. 7254 del 2021 cit. e numerose altre ordinanze di questa sesta sezione);

12. sulla base delle svolte considerazioni, il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile;

13. le spese del presente giudizio, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza;

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna I’Inps al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, che liquida in Euro 1.200,00 a titolo di compensi professionali, in Euro 200 per esborsi oltre a spese generali nella misura forfetaria del 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 21 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

 

 

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