Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4895 del 01/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 01/03/2010, (ud. 14/01/2010, dep. 01/03/2010), n.4895

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – rel. Consigliere –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO

MIRABELLO 17, presso lo studio dell’avvocato ZARDO FULVIO,

rappresentato e difeso dagli avvocati MISCIONE MICHELE, CASADIO

GIANNI, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, PREDEN SERGIO, VALENTE NICOLA, giusta mandato in calce al

controricorso;

– controricorrente –

e contro

I.N.A.I.L – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI

INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144,

presso lo studio degli avvocati LA PECCERELLA LUIGI e RASPANTI RITA,

giusta procura speciale atto notar CARLO FEDERICO TUCCARI di Roma del

27/02/07, rep. 72912;

– resistente con procura –

avverso la sentenza n. 578/2006 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 18/10/2006 R.G.N. 1000/01;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

14/01/2010 dal Consigliere Dott. GIANCARLO D’AGOSTINO;

udito l’Avvocato ROMEO LUCIANA per delega LA PECCERELLA LUIGI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato il 29 marzo 2000, M.P. conveniva l’INPS e l’INAIL avanti al Tribunale di Ravenna e premesso di aver lavorato alle dipendenze di vari cantieri navali per la manutenzione e trasformazione di navi e di essere stato esposto alla inalazione di polveri di amianto per oltre dieci anni, chiedeva che venisse accertato il suo diritto al beneficio contributivo di cui alla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8.

Radicatosi il contraddittorio con entrambi gli istituti previdenziali, il Tribunale di Ravenna, escussi alcuni testimoni e negata l’ammissione di una CTU, con sentenza del 1^ marzo 2001, accoglieva il ricorso rilevando che il lavoratore era stato esposto per oltre dieci anni all’inalazione di fibre di amianto e che il beneficio richiesto non era subordinato alla esposizione ad una concentrazione media annua non inferiore a 0,1/fibre per centimetro cubo per otto ore al giorno.

Proponevano appello gli istituti previdenziali e la Corte di Appello di Bologna, disposta una CTU, con sentenza depositata il 18 ottobre 2006, dichiarava il difetto di legittimazione passiva dell’INAIL e rigettava la domanda di M.P.. La Corte rilevava che dal combinato disposto della L. n. 257 del 1992, artt. 3 e 13, già nella originaria formulazione, il beneficio contributivo era subordinato alla esposizione ultradecennale ad una concentrazione di fibre di amianto non inferiore su base annua a 0,1/fibre per cmc per otto ore al giorno.

La Corte rilevava altresì che l’INAIL aveva riconosciuto l’esposizione qualificata del M. dal 20 aprile 1978 al 17 maggio 1987. Di conseguenza, poichè la durata complessiva dell’esposizione qualificata era inferiore ai dieci anni, la domanda non poteva trovare accoglimento.

Riteneva la Corte di non poter condividere le conclusioni del CTU, secondo cui poteva ritenersi complessivamente raggiunta per il M. la prova di una esposizione media di 1000/fibre per 10 anni facendo una media ponderata dei periodi lavorativi a bassa esposizione con quelli ad alta esposizione, in quanto tale media ponderata non era prevista dalla legge ed era altresì illogica ed irrazionale, poichè la media ponderata veniva operata tra due periodi lavorativi nei quali il lavoratore aveva operato alle dipendenze di diversi datori di lavoro in condizioni di esposizione assolutamente non omogenee.

Per la cassazione di tale sentenza M.P. ha proposto ricorso con due motivi. L’INPS ha resistito con controricorso.

L’INAIL ha depositato procura.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con i primo motivo di ricorso, denunciando violazione della L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8 e successive modificazioni, nonchè carenza di motivazione, il ricorrente sostiene che il beneficio previdenziale previsto dalla norma di legge invocata non è subordinato al requisito della esposizione ad una concentrazione su base annua di 0,1/fibre per centimetro cubo per otto ore giornaliere.

Con il secondo motivo, denunciando violazione degli artt. 115, 116 e 437 c.p.c. nonchè insufficiente motivazione, il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui non ha condiviso le conclusioni del CTU laddove il tecnico ha affermato che anche per il M. doveva ritenersi raggiunta la prova del superamento del limite suddetto operando una media tra i vari periodi lavorati presso aziende diverse, posto che la legge non richiede che i dieci anni siano lavorati in modo ininterrotto presso uno stesso datore di lavoro e non esclude la possibilità di effettuare una media ponderata.

Il primo motivo di ricorso è infondato.

Secondo la costante giurisprudenza di legittimità il disposto della L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8, (come modificato dalla L. n. 271 del 1993, art. 1, comma 1), relativo all’attribuzione di un beneficio contributivo pensionistico ai lavoratori esposti all’amianto per un periodo superiore a dieci anni, anche prima dell’espressa previsione della L. 24 novembre 2003, n. 326, art. 47, comma 3, va interpretato nel senso che l’esposizione all’amianto che da diritto al beneficio è identificabile con una esposizione ad una concentrazione media annua non inferiore a 0,1 fibre per centimetro cubo come valore medio su otto ore al giorno, di cui al D.Lgs. n. 277 del 1991, art. 24, comma 3 (vedi Cass. n. 400/2007, n. 19692/2007, n. 22422/2006, n. 10185/2002 e numerose altre conformi).

Parimenti infondato è il secondo motivo.

La Corte di Appello ha disatteso le conclusioni del CTU sul rilievo che l’applicazione del criterio della media ponderata di esposizione ad amianto, in base al quale è stato formulato per il M. il giudizio complessivo di esposizione ultradecennale, è illogico e irrazionale dal momento che la media ponderata è stata fatta tra due periodi lavorativi nei quali il lavoratore ha operato alle dipendenze di diversi datori di lavoro in condizioni di esposizione assolutamente non omogenee.

L’affermazione del giudice di appello è pienamente condivisibile anche sulla scorta di quanto recentemente affermato da questa Corte, secondo cui, ai fini del riconoscimento della maggiorazione del periodo contributivo ai sensi della L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8, occorre verificare se vi sia stato il superamento della concentrazione media della soglia di esposizione all’amianto di 0,1 fibre per centimetro cubo, quale valore medio giornaliero su otto ore al giorno, avuto riguardo ad ogni anno utile compreso nel periodo contributivo ultradecennale in accertamento e non, invece, in relazione a tutto il periodo globale di rivalutazione, dovendosi ritenere il parametro annuale (esplicitamente considerato dalle disposizioni successive che hanno disciplinato la materia) quale ragionevole riferimento tecnico per determinare il valore medio annuo e tenuto conto, in ogni caso, che il beneficio è riconosciuto per periodi di lavoro correlati all’armo (Cass. n. 4650/2009).

Per le considerazioni sopra esposte, il ricorso deve essere respinto.

Nulla per le spese del giudizio di cassazione ai sensi dell’art. 152 disp att. c.p.c., nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla L. n. 326 del 2003, trattandosi di causa iniziata prima del 2 ottobre 2003.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 1 marzo 2010

 

 

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA