Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4892 del 23/02/2021

Cassazione civile sez. lav., 23/02/2021, (ud. 03/11/2020, dep. 23/02/2021), n.4892

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11471/2015 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati ESTER ADA

SCIPLINO, LELIO MARITATO, ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO;

– ricorrente –

contro

B.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G.B. VICO 1,

presso lo studio dell’avvocato ROBERTO CARLINO, che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 433/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 02/12/2014 r.g.n. 381/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/11/2020 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. con sentenza in data 28 ottobre 2014 la Corte di Appello di Genova ha accolto il gravame svolto dalla lavoratrice in epigrafe indicata e, per l’effetto, ha accolto la domanda della predetta dipendente della società di trasporto aereo Alitalia s.p.a., allo scopo di vedersi riconosciuta l’anzianità contributiva per 52 settimane per tutti gli anni durante i quali aveva lavorato in regime di part time verticale;

2. per la Corte d’Appello nel rapporto di lavoro a part time verticale ciclico va riconosciuta l’anzianità contributiva annuale correlata, richiamando la pronuncia della CGUE 10.6.2010, resa nei procedimenti riuniti C-395396/08, Bruno ed altri, concernente fattispecie sovrapponibile a quella in esame (in base alla quale la clausola 4 dell’accordo quadro dev’essere interpretata, con riferimento alle pensioni, nel senso che osta ad una normativa nazionale la quale, per i lavoratori a tempo parziale di tipo verticale ciclico, escluda i periodi non lavorati dal calcolo dell’anzianità contributiva necessaria per acquisire il diritto alla pensione, salvo che una tale differenza di trattamento sia giustificata da ragioni obiettive);

3. avverso tale sentenza l’INPS ha proposto ricorso, affidato ad un motivo, al quale B.A. ha opposto difese.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

4. Con il primo motivo di ricorso l’INPS deduce violazione e/o falsa applicazione dell’art. 288 T.F.U.E., della sentenza della Corte di Giustizia 10.6.2010 resa nei procedimenti riuniti C-395/2008, e C-396/2008, degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonchè vizio di motivazione; censura la decisione impugnata in quanto in larga parte fondata, come evincibile dal riferimento alla predetta sentenza della Corte di Giustizia 10.6.2010, sul principio di parità di trattamento tra lavoratori part time e lavoratori a tempo pieno tratto dall’ordinamento comunitario laddove, in riferimento alla materia della sicurezza sociale, nella quale si inscrive la controversia, l’art. 48 TFUE si limita a prevedere solo il coordinamento delle singole legislazioni e non anche la necessità di una loro armonizzazione;

5. col secondo motivo di ricorso l’INPS deduce, in via subordinata, violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 61 del 2000, art. 9,D.L. n. 726 del 1984, art. 5, comma 11, convertito con modificazioni dalla L. n. 638 del 1984 e D.L. n. 463 del 1983, art. 7, comma 1, convertito con modificazioni dalla L. n. 638 del 1983, nonchè della già richiamata sentenza della Corte di Giustizia; denunzia, inoltre, vizio di motivazione; censura, in sintesi, la sentenza impugnata in contrasto con la corretta ricognizione della disciplina interna di riferimento alla stregua della quale il computo dell’anzianità contributiva doveva essere effettuato in proporzione al concreto orario di lavoro osservato;

6. il ricorso è da rigettare in continuità con recenti arresti di questa Corte (v., da ultimo, Cass. nn. 16255, 14817, 14644, 8161, 8160 del 2020);

7. la giurisprudenza di questa Corte che, con orientamento consolidato (v., fra le altre, Cass. nn. 23948 e 24532 del 2015; nn. 26662, 21376, 21207 e 8565 del 2016; nn. 4968 e 16677 del 2017), ha affermato, in tema di efficacia, a fini pensionistici, dei periodi non lavorati in caso di part time verticale, che i lavoratori con orario part time verticale ciclico hanno diritto all’inclusione anche dei periodi non lavorati, incidendo la contribuzione ridotta sulla misura della pensione e non sulla durata del rapporto di lavoro (si rinvia, per la più ampia motivazione, a Cass. n. 16677 del 2017 cit. ed anche per il rilievo che dalla disciplina comunitaria si evince la conferma del principio di parità di trattamento tra lavoratori a tempo pieno e a tempo parziale, pur immanente, nell’ordinamento interno, ai fini previdenziali);

8. peraltro, come già affermato da Cass. n. 16677 del 2017, reputa il Collegio che il richiamo alla giurisprudenza comunitaria da parte di Cass. nn. 23948 e 24647 del 2015 e 8565 del 2016 debba intendersi non già nel senso di considerare la materia de qua direttamente assoggettata alla disciplina di cui alla direttiva n. 97/81/CE (la Corte di Giustizia non manca di chiarire che quest’ultima concerne esclusivamente “le pensioni che dipendono da un rapporto di lavoro tra lavoratore e datore di lavoro, ad esclusione delle pensioni legali di previdenza sociale”: cfr. CGUE, 10.6.2010, Bruno ed altri, p. 42), bensì nel senso di ricavare (anche) dalla disciplina comunitaria una conferma di quel principio di parità di trattamento tra lavoratori a tempo pieno e a tempo parziale immanente nell’ordinamento interno ai fini previdenziali;

9. le spese seguono la soccombenza e vengono regolate come da dispositivo;

10. ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre quindici per cento spese generali e altri accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 3 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 febbraio 2021

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