Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4884 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2022, (ud. 21/10/2021, dep. 15/02/2022), n.4884

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 3558-2020 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) COSTRUZIONI s.r.l., in persona del curatore avv.

R.G., rappresentato e difeso, per procura speciale in

calce al controricorso, dall’avv. Sergio Antonio Maria CACOPARDO ed

elettivamente domiciliato in Roma, al viale Mazzini, n. 142, presso

lo studio legale dell’avv. Vincenzo Alberto PENNISI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3928/05/2019 della Commissione tributaria

regionale della SICILIA, Sezione staccata di CATANIA, depositata il

24/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 21/10/2021 dal Consigliere LUCIOTTI Lucio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– in controversia relativa ad impugnazione di un avviso di accertamento ai fini IVA, IRES ed IRAP emesso dall’Agenzia delle entrate nei confronti della (OMISSIS). s.r.l., in fallimento, con riferimento all’anno di imposta 2010, con la sentenza impugnata la CTR rigettava l’appello erariale sostenendo che la delega di firma dell’atto impositivo prodotto in giudizio dall’Agenzia delle entrate non rispettava i principi enunciati dalla Corte di cassazione nella sentenza n. 25017 del 2015;

avverso tale statuizione l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione affidato a due motivi, cui replica l’intimato con controricorso;

– sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso, incentrato sulla nullità della sentenza per carenza assoluta di motivazione, sub specie di motivazione apparente, la difesa erariale, deducendo la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 111 Cost., comma 6, dell’art. 132c.p.c., comma 2, n. 4, dell’art. 118 disp. att. c.p.c., del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, art. 36, comma 2, nn. 2 e 4, e artt. 53, 54 e 61, censura la sentenza impugnata per non avere fornito adeguata giustificazione argomentativa all’affermazione secondo cui la delega di firma prodotta in giudizio dall’amministrazione finanziaria non rispettasse i principi enunciati dalla Corte di cassazione nella sentenza n. 25017 del 2015.

2. Con il secondo motivo la ricorrente deduce la violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, e della L. n. 241 del 1990, artt. 21 septies, 21 octies e 21 novies, sostenendo che aveva errato la CTR nel ritenere invalida la delega di firma al funzionario che aveva sottoscritto l’atto impositivo.

3. I motivi, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto tra loro strettamente connessi, sono fondati e vanno accolti.

5. In tale prima pronuncia si è precisato che “Con la delega di firma il delegato non esercita alcun potere o competenza riservata al delegante, trovando titolo il suo agire nei poteri di ordine e direzione, coordinamento e controllo attribuiti al dirigente preposto all’ufficio (Statuto Agenzia delle entrate, approvato con Delib. n. 6 del 2000, art. 11, comma 1, lett. c e d; reg. amm. n. 4 del 2000, art. 14, comma 2) nell’ambito dello schema organizzativo della subordinazione gerarchica tra persone appartenenti al medesimo ufficio” e che “La delega, pertanto, non deve indicare le cause che ne hanno resa necessaria l’adozione (quali la carenza di personale, l’assenza per malattia, una vacanza d’organico, ecc.), il termine di validità e, neanche, il nominativo del soggetto delegato”.

6. E ciò sulla scia di Cass., Sez. 5, sentenza n. 8814 del 29/03/2019 (Rv. 653352), secondo cui, dalla medesima premessa che la delega in questione è una delega di firma e non di funzioni, “deriva che il relativo provvedimento non richiede l’indicazione né del nominativo del soggetto delegato, né della durata della delega, che pertanto può avvenire mediante ordini di servizio che individuino l’impiegato legittimato alla firma mediante l’indicazione della qualifica rivestita, idonea a consentire, “ex post”, la verifica del potere in capo al soggetto che ha materialmente sottoscritto l’atto”.

7. Va inoltre ricordato che “In tema di accertamento tributario, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, commi 1 e 3, gli avvisi di accertamento in rettifica e gli accertamenti d’ufficio devono essere sottoscritti a pena di nullità dal capo dell’ufficio o da altro funzionario delegato di carriera direttiva, cioè da un funzionario di area terza di cui al contratto del compatto agenzie fiscali per il quadriennio 2002-2005, di cui non è richiesta la qualifica dirigenziale, con la conseguenza che nessun effetto sulla validità di tali atti può conseguire dalla declaratoria d’incostituzionalità del D.L. n. 16 del 2012, art. 8, comma 24, convertito dalla L. n. 44 del 2012” (Cass. n. 5177 del 2020).

9. Ciò posto, rileva altresì il Collegio che nella specie l’atto di delega, riprodotto per autosufficienza nel ricorso, riporta l’indicazione del nominativo del soggetto delegato, l’oggetto della delega e la sua decorrenza, in epoca precedente all’emissione dell’avviso di accertamento impugnato, sicché neppure si spiega la ragione per la quale la CTR ha ritenuto che la stessa fosse stata adottata in assenza dei requisiti indicati da questa Corte nella sentenza n. 25017 del 2015, essendo sul punto l’affermazione fatta dal giudice di appello obbiettivamente inidonea a far conoscere il ragionamento seguito per la formazione del proprio convincimento, non avendo spiegato quali fossero i requisiti in concreto mancanti, ma essendosi limitato ad indicare soltanto il risultato conclusivo del giudizio valutativo effettuato (cfr., ex multis, Cass., Sez. U., n. 22232 del 2016, Cass. n. 20414 del 2018 e n. 13977 del 2019).

10. Conclusivamente, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio della causa alla CTR territorialmente competente per l’esame delle questioni rimaste assorbite e per la regolamentazione delle spese processuali del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 21 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

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