Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4879 del 01/03/2010

Cassazione civile sez. II, 01/03/2010, (ud. 03/02/2010, dep. 01/03/2010), n.4879

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Presidente –

Dott. MALZONE Ennio – rel. Consigliere –

Dott. BURSESE Gaetano Antonio – Consigliere –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 8483-2008 proposto da:

SIPPIC SPA (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CEREATE 6, presso lo

studio dell’avvocato PATRIGNANI RAOUL, rappresentato e difeso

dall’avvocato GAETA CLAUDIO;

– ricorrente –

contro

NUOVA FORZA EDILE DI GARGIULO ANTONINO & C SNC (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA MARCELLO PRESTINARI, 15, presso lo studio

dell’avvocato SGROI CORRADO, rappresentato e difeso dagli avvocati

FEDERICO UMBERTO, LEMBO ANTONIO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1299/2007 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 30/04/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/02/2010 dal Consigliere Dott. ENNIO MALZONE;

udito l’Avvocato Domenico BONACCORSI con delega depositata in udienza

dell’Avvocato FEDERICO Umberto, difensore del resistente che ha

chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato in data 21.1.2000 la società Sippic spa proponeva opposizione dal decreto ingiuntivo n. 21/99 di pagamento della somma di L. 35.855.808 emesso dal Tribunale di Napoli, sez. distac. di Caprili 21.2.2000, su istanza della società Nuova Forza Edile di Gargiulo Antonino, equivalente all’importo del 16^ stato di avanzamento lavori per l’esecuzione di opere afferenti al muro di contenimento a monte dell’impianto della centrale elettrica di (OMISSIS).

Sosteneva l’opponente che il decreto opposto si basava su una perizia del Direttore dei lavori, anzichè su quella concordata dalle parti del (OMISSIS) e che i prezzi ivi indicati erano stati erroneamente rapportati all’attualità, anzichè essere riferiti all’anno 1989;

inoltre, che i prezzi erano stati erroneamente contabilizzati in quanto erano stati applicati prezzi diversi da quelli previsti nelle tariffe del Genio Civile; ciò premesso, chiedeva la revoca del decreto opposto e, in via riconvenzionale, dichiararsi non dovuta l’aumento dei costi di cui alle singole voci, nonchè compensata la somma di L. 17.927.904.

Regolarmente costituitosi il contraddittorio, la società opposta chiedeva il rigetto dell’opposizione.

L’adito Tribunale con sentenza n. 2/03 del 29.1.03 rigettava l’opposizione e confermava il decreto ingiuntivo opposto, ponendo le ulteriori spese di lite a carico dell’opponente.

La Corte di Appello di Napoli con sentenza n. 1299/07, depositata in data 30.4.07, rigettava l’appello proposto dalla Sippic spa, che condannava al pagamento delle ulteriori spese del grado.

Per la cassazione della decisione ricorre la Sippic spa esponendo tre moti vi, corredata da quesiti, cui resiste l’intimata con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 360 c.p.c., punto 3, in relazione all’art. 2907 c.c. e art. 474 c.p.c., nonchè per difetto di motivazione nel punto in cui ha affermato che l’esecutata Sippic fosse obbligata al rimborso del prezzo dei lavori realizzati in esecuzione del progetto e della relazione tecnica predisposti dall’arch. E., non considerando che i lavori eseguiti erano ben più onerosi di quelli previsti nel progetto originario e che tale provvedimento del G.E. era divenuto vincolante per l’esecutata, non essendo stato impugnato con opposizione agli atti esecutivi o all’esecuzione a seconda che si volesse attribuire ad esso natura di ordinanza o di sentenza. Si sostiene invece che la sentenza impugnata muova da una premessa errata,nel senso che non ha considerato che il pregiudizio della Sippic ebbe a manifestarsi solo a seguito del decreto ingiuntivo con il quale le veniva imposto di pagare il corrispettivo dei lavori e non con il provvedimento pretorile; le scelte dell’arch. E. in ordine ai lavori a farsi non erano coperte dal passaggio in giudicato del provvedimento pretorile del 2.12.95; la Corte di merito avrebbe, quindi, dovuto accertare se l’arch. E., procedendo all’esecuzione dei lavori, avesse titolo per discostarsi dalla perizia risalente al lontano (OMISSIS); avrebbe dovuto accertare se la mancata impugnazione del provvedimento del G.E. avesse reso la perizia vincolante per la Sippic:

Con il secondo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3 in relazione all’art. 115 c.p.c. e art. 2697 c.c., nel punto in cui ha ritenuto che la Sippic aveva fatto tutto il possibile per sottrarsi all’obbligo di eseguire i lavori di rifacimento del muro di contenimento e,nel contempo,che l’obbligazione della Sippic scaturisse dal provvedimento pretorile divenuto, in difetto di impugnazione, vincolante per la società:

Si sostiene che non c’è prova che la Sippic abbia voluto sottrarsi all’esecuzione dei lavori, avendo, invece, intrattenuto trattative per una soluzione concordata del problema; nè la controparte aveva provato il contrario, essendosi limitata a rivolgersi al G.E. onde impedire alla Sippic di ottemperare spontaneamente alla sentenza.

Con il terzo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata per violazione della L. n. 143 del 1949, art. 19 e per insufficiente motivazione nel punto in cui la sentenza impugnata ha asserito che il costo dell’esecuzione dei lavori scaturisse dall’applicazione dei prezzi previsti dal Genio Civile, maggiorati del 25% trattandosi di lavorio eseguiti in isole e di un ulteriore 20% regolarmente autorizzato dal G.E. e dalla Direzione lavori.

Si sostiene che la Corte di merito approda a tale conclusione senza una preventiva comparazione tra i prezzi praticati e le tariffe del Genio Civile. Al primo quesito,attinente al primo motivo di ricorsola data risposta negativa, nel senso che il provvedimento del G.E. di esecuzione dei lavori mediante modalità contrastanti con il tenore della sentenza costituente il titolo esecutivo ha natura di sentenza e, come tale, era appellabile e non opponibile.

Vale, infatti, osservare che in ordine agli obblighi di fare o di non fare, il titolo esecutivo, essendo a formazione giudiziale, non può dare adito ad opposizione di merito se non per fatti estintivi o impeditivi sopravvenuti dopo la formazione del titolo esecutivo,nel senso che il codice vigente consente al creditore di ottenere un provvedimento giudiziale a cui faccia seguito una esecuzione da realizzarsi nei modi indicati dal codice di procedura civile: colui che intende ottenere l’esecuzione forzata di un obbligo di fare o di non fare deve chiedere, con ricorso al G.E., dopo la notificazione del precetto, che siano determinate le modalità dell’esecuzione e il G.E., una volta sentita la parte obbligata, designa con ordinanza l’Ufficiale Giudiziario che deve procedere all’esecuzione e le persone che dovevano provvedere al compimenmto dell’opera non eseguita o alla distruzone di quella compiuta.

Se però il G.E. dispone, anche implicitamente, che le opere siano eseguite mediante modalità che contrastano con il tenore della sentenza costituente il titolo esecutivo ovvero, a seguito di eccezione della parte obbligata, dichiari non luogo a provvedere, il relativo provedimento, per quanto emesso sotto forma di ordinanza, ha natura e contenuto di sentenza e, come tale, è appellabile e non opponibile. Nel caso che ne occupa, risulta che il G.E. ha demandato all’Uff. Giud. di designare gli esecutori dell’opera e l’opera è stata esguita icon modalità esecutive diverse dal titolo giudiziale.

Il secondo e terzo quesito, riflettenti motivi di merito,non censurabili sul piano motivazionale, sono inammissibili in sede di legittimità.

Ne consegue il rigetto del ricorso e la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio in forza del principio della soccombenza.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 1.700,00,di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese generali ed oneri accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 3 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 1 marzo 2010

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