Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4877 del 01/03/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 4877 Anno 2018
Presidente: DI CERBO VINCENZO
Relatore: CURCIO LAURA

ORDINANZA

sul ricorso 19638-2011 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso lo
studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI, che la
rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente contro
2017
3623

MELONI EMMA, elettivamente domiciliatilla in ROMA,
CORSO TRIESTE 185, presso lo studio dell’avvocato
RAFFAELE VERSACE, rappresentato e difeso
dall’avvocato VINCENZO DI PALMA, giusta delega in
atti;

Data pubblicazione: 01/03/2018

- controricorrente –

avverso la sentenza n. 5560/2010 della CORTE
D’APPELLO di ROMA, depositata il 22/07/2010 R.G.N.

11306/2007‘

Rgn.19638/2011

RILEVATO

Che la Corte di Appello di Roma ha riformato la sentenza del Tribunale di Roma
che aveva respinto la domanda di Emma Meloni diretta a far accertare la legittimità
del termine apposto al contratto stipulato con Poste Italiane spa, per ragioni “di
carattere sostitutivo correlate alla specifica esigenza di provvedere alla sostituzione

la Filiale di Napoli Ovest, assente con diritto alla conservazione del posto dì lavoro”
dal 15.4.2004 al 30.6.2004″.

Che la Corte territoriale ha ritenuto che non fosse stato assolto dalla società l’onere di
specificazione della causale sostitutiva stante la genericità della ragione esposta, che
non indicava non solo e non tanto il nome del lavoratore sostituito, ma nessuna
specifica precisazione delle esigenze che avevano portato l’azienda a concludere il
contratto in un ambito di lavoro particolarmente ampio – Filiale di Napoli Ovest.

Che la conseguenza era la illegittimità del termine e la natura a tempo indeterminato
del rapporto, con obbligo della società al suo ripristino ed al pagamento delle
retribuzioni maturate dalla messa in mora.

Che avverso tale sentenza Poste Italiane ha proposto ricorso affidato a quattro
motivi, ai quali ha opposto difese la Meloni con controricorso.

CONSIDERATO

Che i motivi di ricorso hanno riguardato:

1) violazione e falsa applicazione , in

relazione all’art.360 comma 1 n.3 C.P.C., dell’art.1 del Dlgs n.368/2001e dell’art.1362
c.c., oltre che contraddittoria e omessa pronuncia in ordine ad un punto decisivo della
controversia, ai sensi dell’art 360 c.1.n.5 c.p.c., per avere la corte mal interpretato il
comma 1 del decreto legislativo citato atteso che il contratto presenterebbe i caratteri
di specificità che la norma richiede avuto riguardo alla nuova formulazione legislativa
che, diversamente da quanto statuito dalla legge n.230/62, non individua
predeterminate tipologie di ragioni giustificatrici del termine e che, quanto alla
specifica ragione sostitutiva, non richiede più il ricorso ad elementi identificativi quale
il nominativo del lavoratore sostituito. 2)I’insufficiente motivazione in ordine ad un

del personale inquadrato nell’Area operativa e addetto al servizio di recapito presso

fatto controverso e decisivo per il giudizio con riferimento agli articolati capitoli di
prova non valutati e non ammessi.3)omessa, insufficiente e contraddittoria
motivazione (360 c.1.n5 c.p.c.,violazione e falsa applicazione degli artt.12 preleggi,
1419c.c.e 115 e 166 c.p.c., per avere la corte ritenuto erroneamente che la violazione
dell’arti del Dlgs n.368 citato comporti la conversione in rapporto a tempo
indeterminato del rapporto a termine, in assenza dei presupposti legali, conseguenza
sanzionatoria invece non più prevista dalla normativa di cui al decreto legislativo

1219, 1223, 2094, 2099, 2697 cod. civ. in relazione all’art. 360 primo comma n. 3
cod. proc. civ.. Sostiene la ricorrente che le retribuzioni non potevano che decorrere
dal momento in cui era stata offerta la prestazione, e comunque dal momento
dell’effettiva ripresa del servizio, circostanza nella specie non verificatasi tale non
potendosi considerare la domanda giudiziaria. Quanto all’aliunde perceptum sostiene
la ricorrente che sarebbe stato onere di controparte provare di non aver intrattenuto
altri e successivi rapporti di lavoro e di non aver percepito somme a titolo retributivo.
7. Che in subordine la società ricorrente ha chiesto l’applicazione dell’art. 32 comma 5
e 6 della legge 4 novembre 2010 n. 183 e che in applicazione dello jus superveniens
il risarcimento del danno sia contenuto nei limiti previsti dalla citata norma.
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8)Che il primo motivo è fondato. Con l’entrata in vigore del decreto legislativo
n.368/2001 e l’abrogazione delle disposizioni di legge incompatibili, il quadro
normativo che è emerso i ha visto l’introduzione di un sistema articolato per clausole
generali che consentono di apporre il termine al contratto solo a fronte delle ragioni
obiettive indicate nel contratto.
9) Che in caso di ragioni sostitutive l’orientamento oramai consolidato di questa Corte,
a cui si intende dare continuità, è nel senso espresso da Cass. 26.1.2010 n.1576 e
n.1577, seguito tra le altre da Cass.n. 1246/2016, secondo cui “In tema di assunzione
a termine di lavoratori subordinati per ragioni di carattere sostitutivo, alla luce della
sentenza della Corte costituzionale n. 214 del 2009, con cui è stata dichiarata
infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 2, del d.lgs. n.
368 del 2001, l’onere di specificazione delle predette ragioni è correlato alla finalità di
assicurare la trasparenza e la veridicità della causa dell’apposizione del termine e
l’immodificabilità della stessa nel corso del rapporto. Pertanto, nelle situazioni
2

citato. 4) la violazione ed erronea applicazione degli artt.1206, 1207, 1217, 1218,

aziendali complesse, in cui la sostituzione non è riferita ad una singola persona, ma ad
una funzione produttiva specifica, occasionalmente scoperta, l’apposizione del termine
deve considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori
assenti – da sola insufficiente ad assolvere l’onere di specificazione delle ragioni stesse
– risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori (quali l’ambito territoriale di
riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da
sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro) che consentano

nominativamente, ferma restando, in ogni caso, la verificabilità della sussistenza
effettiva del prospettato presupposto di legittimità. (Ak-k
10) Che nel caso in esame non è contestato che tali elementi fossero contenuti nel
contratto stipulato tra le parti. Inoltre sempre questa Corte ha rilevato come l’onere di
prova da parte del datore di lavoro dell’esistenza della ragione sostitutiva, stante la
specificità della causale così come indicata dalle decisioni prima ricordate, può
ritenersi assolto quando sia determinato il numero dei lavoratori da sostituire,
sebbene non identificati nominativamente (Cfr Cass.n.1577/2010, Cass.n.
23119/2010). A ciò consegue che la prova delle esigenze sostitutive può ritenersi
assolta attraverso la corrispondenza quantitativa tra il numero dei lavoratori assunti
con contratto a termine per lo svolgimento di una determinata mansione ed il numero
di scoperture, ossia di assenze in servizio, verificatesi tra i lavoratori stabili in tale
periodo. Questa Corte ha infatti statuito che il datore di lavoro ben può utilizzare il
lavoratore in un insieme di sostituzioni successive per scorrimento, ciò rientrando
nell’ambito del potere organizzativo dell’imprenditore ( cfr Cass. n. 20647/2017 ).
11)La sentenza va pertanto cassata in relazione al motivo accolto, restando assorbiti
gli altri tre, con rinvio della causa ad altro giudice, individuato in dispositivo, il quale
nel riesame dei punti oggetto dell’annullamento, si atterrà ai criteri già indicati ai
paragrafi 9 e 10. Allo stesso giudice si demanda anche la regolazione delle spese di
questo giudizio.

3

di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorché non identificati

P.Q.M.
Accoglie il primo motivo,assorbiti gli altri , cassa la sentenza impugnata a rinvia ,
anche per le spese alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione.
Cosi deciso nell’Adunanza camerale del 26 settembre 2017

Vincenzo Di Cerbo

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