Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4868 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2022, (ud. 14/12/2021, dep. 15/02/2022), n.4868

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 716-2021 proposto da:

A.R., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

GIUSEPPE DIEGO ANTONICA;

– ricorrente –

contro

M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BEZZECCA 3,

presso lo studio dell’avvocato DANIELA DI DOMENICA, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIA LUIGI VETERE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 887/2019 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 02/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 14/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. VALERIA

PICCONE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza del 25 settembre 2019, la Corte d’Appello di Lecce, in parziale accoglimento dell’appello proposto da A.R., ha condannato M.A. al pagamento, in favore dell’appellante, della somma di Euro 721,05, a titolo di importo differenziale sul TFR oltre accessori;

in particolare, la Corte ha escluso che dall’esame delle emergenze probatorie acquisite potesse inferirsi il raggiungimento della prova circa l’espletamento di lavoro straordinario assumendo, quindi, non fosse stato assolto l’onere probatorio al riguardo e ritenendo, invece, dovute le spettanze di fine rapporto;

per la cassazione della sentenza propone ricorso A.R., affidandolo a tre motivi;

resiste, con controricorso, M.A.;

e’ stata comunicata alle parti la proposta del giudice relatore unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo di ricorso si deduce la nullità della sentenza per travisamento del fatto processuale nonché omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio con riguardo all’interpretazione effettuata delle risultanze probatorie, ritenendosi dimostrata la veridicità delle asserzioni contenute in ricorso circa l’espletamento di lavoro straordinario;

con il secondo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione di legge, nonché l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo e controverso per il giudizio in relazione all’omesso accoglimento delle ulteriori richieste formulate dal ricorrente e respinte in primo grado;

con il terzo motivo si allega la violazione e falsa applicazione di legge in ordine al governo delle spese di lite;

il primo ed il secondo motivo di ricorso, da esaminarsi congiuntamente per l’intima connessione, sono inammissibili;

premesso che la denuncia di un errore di fatto, consistente nell’inesatta percezione da parte del giudice di circostanze presupposte come sicura base del suo ragionamento, in contrasto con quanto risulta dagli atti del processo, non costituisce motivo di ricorso per cassazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (cfr., sul punto, Cass. n. 4893 del 2016), va rilevato con riferimento alla dedotta violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, che si verte nell’ambito di una valutazione di fatto totalmente sottratta al sindacato di legittimità, in quanto in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, al di fuori dell’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti così come configurato ex lege, il controllo del vizio di legittimità rimane circoscritto alla sola verifica della esistenza del requisito motivazionale nel suo contenuto “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, ed individuato “in negativo” dalla consolidata giurisprudenza della Corte – formatasi in materia di ricorso straordinario – in relazione alle ipotesi che si convertono nella violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), e che determinano la nullità della sentenza per carenza assoluta del prescritto requisito di validità (fra le più recenti, Cass. n. 13428 del 2020; Cass. n. 23940 del 2017);

nel caso di specie, propugnando una diversa interpretazione delle risultanze probatorie ed altresì allegando l’erroneo mancato esercizio dei poteri istruttori da parte del giudice di secondo grado, parte ricorrente oblitera quanto statuito dal Supremo Collegio in ordine alla apparente deduzione di vizi ex art. 360 c.p.c. comma 1, nn. 3 e 5, e cioè che è inammissibile il ricorso per cassazione che, sotto l’apparente deduzione del vizio di violazione o falsa applicazione di legge, di mancanza assoluta di motivazione e di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio miri, in realtà, ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito (cfr., SU Cass. n. 14476 del 2021);

quanto al terzo motivo, lo stesso deve reputarsi infondato;

appare evidente, invero, dalla medesima formulazione della censura che l’eventuale fondatezza della medesima discenderebbe dall’accoglimento delle prime due istanze essendovi stato richiesto esplicitamente di “condannare il resistente a spese e competenze tutte del doppio grado di giudizio” qualora fossero state accolte le richieste formulate dal ricorrente;

tali richieste, come evidenziato, sono state reputate infondate in secondo grado e inammissibili nel presente giudizio di legittimità; alla luce delle suesposte argomentazioni, il ricorso deve essere respinto; le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo;

sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, art. 1-bis, se dovuto.

nel caso di specie, propugnando una diversa interpretazione delle risultanze probatorie ed altresì allegando l’erroneo mancato esercizio dei poteri istruttori da parte del giudice di secondo grado, parte ricorrente oblitera quanto statuito dal Supremo Collegio in ordine alla apparente deduzione di vizi ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, e cioè che è inammissibile il ricorso per cassazione che, sotto l’apparente deduzione del vizio di violazione o falsa applicazione di legge, di mancanza assoluta di motivazione e di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio miri, in realtà, ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito (cfr., SU Cass. n. 14476 del 2021);

quanto al terzo motivo, lo stesso deve reputarsi infondato;

appare evidente, invero, dalla medesima formulazione della censura che l’eventuale fondatezza della medesima discenderebbe dall’accoglimento delle prime due istanze essendovi stato richiesto esplicitamente di “condannare il resistente a spese e competenze tutte del doppio grado di giudizio” qualora fossero state accolte le richieste formulate dal ricorrente;

tali richieste, come evidenziato, sono state reputate infondate in secondo grado e inammissibili nel presente giudizio di legittimità; alla luce delle suesposte argomentazioni, il ricorso deve essere respinto; le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo;

sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, art. 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte respinge il ricorso. Condanna la parte ricorrente alla rifusione, in favore della parte controricorrente, delle spese di lite, che liquida in complessivi Euro 3.000,00 per compensi e Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali al 15% e accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, da atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, art. 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 14 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

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