Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4867 del 01/03/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. 2 Num. 4867 Anno 2018
Presidente: MATERA LINA
Relatore: SCARPA ANTONIO

SENTENZA
sul ricorso 28509-2013 proposto da:
ROBBE PASQUALE 01101400768, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA CRESCENZIO 25, presso lo studio dell’avvocato
ANTONIO IERADI, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato PAOLO MARCO CAPORALE ‘W*)
– ricorrente contro
VP TRADING SRL;
– intimata avverso la sentenza n. 2354/2012 della CORTE D’APPELLO di
VENEZIA, depositata il 02/11/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
06/12/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dol-1 L
toístlt., il quale ha concluso per ——eiel-F4Gar-se;
udito l’Avvocato;

Data pubblicazione: 01/03/2018

FATTI DI CAUSA
La V.P. Trading s.r.l. richiese, con ricorso depositato il 19 luglio
2005, un decreto ingiuntivo per l’importo di C 26.920,32, oltre

domanda monitoria la V.P. Trading s.r.l. – dopo aver premesso
che, a seguito della dichiarazione di fallimento della società
Tecnoin s.r.l. ed al relativo concordato fallimentare omologato,
essa era divenuta cessionaria di tutte le attività di tale società espose che la somma ingiunta costituiva il corrispettivo di una
fornitura effettuata, negli anni 1995 e 1996, dalla suddetta
Tecnoin in favore del Robbe e da quest’ultimo non saldata.
Reso il decreto ingiuntivo dal Tribunale di Treviso, l’intimato
Pasquale Robbe propose opposizione, deducendo di aver
estinto il debito mediante pagamento, documentato
dall’allegata quietanza di Tecnoin datata 14 gennaio 1997. Con
sentenza del 20 ottobre 2009 il Tribunale respinse, tuttavia,
l’opposizione e confermò il decreto. Pasquale Robbe appellò la
sentenza di primo grado e la V.P. Trading si costituì,
domandando il rigetto del gravame, previa declaratoria di
inammissibilità delle nuove produzioni documentali effettuate
dall’appellante nel giudizio.
La Corte d’Appello di Venezia, con sentenza n. 2354/2012 del 2
novembre 2012, respinse l’appello, dichiarando
l’inammissibilità dei nuovi documenti prodotti dall’appellante, e
rilevando – a conferma di quanto già statuito dal Tribunale di
Treviso – che la quietanza costituiva confessione stragiudiziale
non opponibile all’assuntore del concordato fallimentare e che,
per il resto, difettava una valida prova del pagamento da parte
del debitore, visto che gli assegni esibiti dal Robbe recavano
Ric. 2013 n. 28509 sez. 52 – ud. 06-12-2017
-2-

accessori, nei confronti di Pasquale Robbe. A sostegno della

solo la copia del frontespizio. Avverso tale decisione Pasquale
Robbe ha proposto ricorso per cassazione sulla base di quattro
motivi. L’intimata V.P. Trading s.r.l. non ha svolto attività
difensive.
All’esito dell’udienza di discussione del 9 febbraio 2017, venne

Sezioni Unite di questa Corte sulla questione posta
dall’ordinanza interlocutoria n. 22602 del 7 novembre 2016.
Il ricorrente ha presentato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.

RAGIONI DELLA DECISIONE
I.Con il primo motivo il ricorrente Pasquale Robbe deduce la
violazione/falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c., dolendosi del
fatto che la Corte d’appello non abbia ammesso le produzioni
documentali da lui effettuate in sede di gravame, in quanto
sprovviste del carattere di indispensabilità di cui all’art. 345
c.p.c. nel testo vigente all’epoca. Si argomenta che dette
produzioni (documenti bancari volti a dimostrare la
negoziazione degli assegni, che il primo giudice aveva giudicato
inidonei a fornire la prova del pagamento) integrerebbero
quelle già tempestivamente effettuate in primo grado, e, come
tali, sarebbero destinate a rafforzare la dimostrazione di
circostanze di fatto già oggetto di discussione fra le parti.
Con il secondo motivo si denunzia la violazione/falsa
applicazione dell’art. 2704 c.c., nonché vizi di omessa,
insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione alla
ritenuta inopponibilità della quietanza all’assuntore del
concordato fallimentare. Secondo il ricorrente, la quietanza
rilasciata il 14 gennaio 1997 dalla Tecnoin in bonis sarebbe
stata opponibile alla V.P. Trading s.r.I., avendo quest’ultima
acquistato il credito per cui è causa il 5 dicembre 2002, ossia in
Ric. 2013 n. 28509 sez. 52 – ud. 06-12-2017
-3-

disposto un rinvio a nuovo ruolo in attesa della pronuncia delle

epoca successiva alla data certa (2 agosto 2001) in cui tale
fattura era stata spedita per raccomandata postale dal signor
Robbe all’avvocato Carli, legale del Fallimento Tecnoin, per
contestare la pretesa di pagamento da quest’ultimo avanzata.
Con il terzo motivo il ricorrente deduce la violazione/falsa

c.p.c., nonché vizi di omessa, insufficiente e contraddittoria
motivazione, quanto alla mancata valutazione della prova
costituita dalla quietanza in relazione all’estinzione del credito
pecuniario, quietanza, peraltro, fatta oggetto di istanza di
verificazione disattesa.
Con il quarto motivo il ricorrente Pasquale Robbe deduce la
violazione/falsa applicazione dell’art. 2729 c.c., dell’art. 43 r.d.
n. 1736/1933 e degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonché vizi di
omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, in
relazione alla portata probatoria degli assegni. Assume in tal
senso la censura che la Corte d’appello avrebbe ignorato il
valore degli assegni come prova del pagamento, quantomeno a
livello indiziario, omettendo di considerare elementi che ne
consentivano una tale valutazione, pur in assenza di una
dimostrazione certa dell’identità del beneficiario del relativo
importo.
II.Possono essersi esaminati dapprima congiuntamente, per la
loro connessione, il secondo ed il terzo motivo di ricorso, che si
rivelano in parte inammissibili e comunque infondati.
Sono inammissibili le censure di omessa, insufficiente o
contraddittoria motivazione circa la valenza probatoria della
quietanza, riferite al parametro dell’art. 360, comma 1, n. 5,
c.p.c., trovando qui applicazione tale norma nel testo
riformulato dall’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, convertito in
legge n. 134 del 2012. Il secondo ed il terzo motivo di ricorso
Ric. 2013 n. 28509 sez. 52 – ud. 06-12-2017

-4-

applicazione degli artt. 2733, 2735, 2729 c.c., 115, 116 e 215

non denunciano, allora, il vizio di omesso esame di un fatto
storico avente carattere decisivo (vale a dire che, se
esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della
controversia: cfr. Cass. Sez. U, 07/04/2014, n. 8053), ma
invocano una diversa valutazione delle risultanze probatorie

giudici d’appello, invitando la Corte di legittimità a svolgere, in
sostanza, un nuovo giudizio sul merito della causa.
La Corte d’Appello di Venezia ha, peraltro, escluso l’efficacia
probatoria della quietanza, rilasciata il 14 gennaio 1997 dalla
fallita Tecnoin s.r.I., nei confronti della V.P. Trading s.r.I.,
assuntore a seguito di concordato fallimentare.
La sentenza impugnata ha così deciso la questione di diritto in
modo conforme all’interpretazione di questa Corte, dovendosi
affermare che la quietanza, rilasciata dal creditore al debitore
all’atto del pagamento, ha natura di confessione stragiudiziale
in ordine al fatto estintivo dell’obbligazione ai sensi dell’art.
2735 c.c., e, come tale, solleva il debitore dal relativo onere
probatorio, vincolando il giudice circa la verità del fatto stesso,
se e nei limiti in cui la stessa sia fatta valere nella controversia
in cui siano parti, anche in senso processuale, l’autore e il
destinatario di quella dichiarazione di scienza. Ne consegue che
nel giudizio, come nella specie, promosso dall’assuntore del
concordato fallimentare (il quale è legittimato a liquidare per
proprio conto le attività fallimentari, e quindi a perseguire i
debitori del fallito, agendo, nei confronti di questi ultimi, per la
tutela di un suo diritto, e non nella veste di successore a titolo
particolare nel diritto del fallito), la quietanza rilasciata dal
fallito

“in bonis”

non ha l’efficacia vincolante della confessione

stragiudiziale, ma unicamente il valore di documento
probatorio dell’avvenuto pagamento, apprezzabile dal giudice
Ric. 2013 n. 28509 sez. 52 – ud. 06-12-2017
-5-

inerenti un fatto storico comunque preso in considerazione dai

al pari di qualsiasi altra prova desumibile dal processo, atteso
che l’assuntore, pur ponendosi, nell’esercizio del diritto del
fallito, nella stessa posizione di quest’ultimo, è terzo rispetto al
fallito medesimo (arg. da Cass. Sez. 6 – 3, 08/10/2014, n.
21258; Cass. Sez. 3, 18/12/2012, n. 23318; Cass. Sez. 1,

Cass. Sez. 1, 17/10/1986, n. 6097).
III. E’ invece fondato il primo motivo di ricorso, e in ciò rimane
assorbito l’esame del quarto motivo. La Corte d’Appello di
Venezia ha negato l’ammissibilità, per difetto
dell’indispensabilità ex art. 345 c.p.c., dei nuovi documenti
prodotti dal Robbe in sede di gravame, costituenti dichiarazioni
provenienti dalle banche ove erano stati pagati gli assegni nn.
12 e 15 già esibite dall’opponente in primo grado, ma ritenute
dal Tribunale prive di efficacia probatoria, per essere di un
documento riprodotto nella copia allegata solo il fronte e per
essere per l’altro insufficiente la dichiarazione resa dalla banca
trattaria. Delle dichiarazioni prodotte con l’atto di appello la
Corte di Venezia ha sostenuto che esse, pur riferendo
dell’avvenuto pagamento degli assegni, proverrebbero dalle
banche presso cui era avvenuta la relativa negoziazione, e
quindi da soggetti terzi rispetto al giudizio, ed avrebbero
pertanto imposto un ulteriore approfondimento istruttorio.
I documenti prodotti dal Robbe con l’atto di appello
consistevano, in effetti, in una dichiarazione della banca
trattaria circa l’avvenuto incasso dell’assegno prodotto sub n.
12 in primo grado, con relativo estratto di conto corrente del
traente che attestava l’addebito del rispettivo importo; ed in
una analoga dichiarazione della banca trattaria attestante
l’incasso dell’assegno prodotto sub n. 15 nel giudizio davanti al
Tribunale.
Ric. 2013 n. 28509 sez. 52 – ud. 06-12-2017
-6-

30/07/1984, n. 4535; Cass. Sez. 3, 30/11/2010, n. 24263;

La Corte d’Appello ha perciò deciso la questione di diritto
dell’ammissibilità della produzione dei nuovi documenti in
appello in modo non conforme all’orientamento
giurisprudenziale di recente prescelto da Cass., Sez. U,
04/05/2017, n. 10790, nel senso, cioè, che, nel giudizio di

dell’art. 345, comma 3, c.p.c., nel testo previgente rispetto alla
novella di cui al d.l. n. 83 del 2012, conv., con modif., dalla I.
n. 134 del 2012 (qui applicabile ratione temporis), non soltanto
quella di per sé idonea ad eliminare ogni possibile incertezza
circa la ricostruzione fattuale accolta dalla pronuncia gravata,
smentendola o confermandola senza lasciare margini di dubbio,
ma altresì quella in grado di provare quel che era rimasto
indimostrato o non sufficientemente provato, a prescindere dal
rilievo che la parte interessata sia incorsa, per propria
negligenza o per altra causa, nelle preclusioni istruttorie del
primo grado.
Quando viene dedotta, in sede di legittimità, come nel caso in
esame, l’erroneità della dichiarazione di inammissibilità di una
prova documentale in appello, la Cassazione, essendo
chiamata ad accertare un error in procedendo, è giudice anche
del fatto, ed è, quindi, tenuta essa stessa a stabilire se si
trattasse di prova indispensabile, in quanto tale giudizio attiene
non al merito della decisione, ma al rito (cfr. Cass. Sez. 1,
08/02/2017, n. 3309; Cass., Sez. 1, 25/01/2016, n. 1277;
Cass. Sez. 1, 17/06/2009, n. 14098).
Ciò premesso, i documenti prodotti in appello da Pasquale
Robbe, costituenti le dichiarazioni rilasciate dagli istituti di
credito trattari, attestanti l’avvenuta presentazione per
l’incasso degli assegni bancari dedotti quali mezzi di
pagamento del debito per cui è causa, rivelano la loro
Ric. 2013 n. 28509 sez. 52 – ud. 06-12-2017
-7-

appello, costituisce prova nuova indispensabile, ai sensi

indispensabilità proprio nel quadro delle risultanze istruttorie
già acquisite in primo grado, sicchè essi appaiono dotati di
immediata influenza causale sulla decisione finale della lite,
avendo lo scopo di rafforzare le prove già raccolte in primo
grado. Che poi l’attitudine positiva di tale nuova produzione

pagamento degli assegni a favore della Tecnoin imponga ai
giudici di appello una rivalutazione complessiva e globale del
materiale probatorio, e, quindi, un’indagine unitaria ed
organica, non limitata, cioè, all’esame isolato di quei singoli
elementi (trattandosi di scritti provenienti da terzi, dai quali
possono trarsi presunzioni, che il giudice può legittimamente
porre a base del proprio convincimento), ciò costituisce
conferma, piuttosto che confutazione, dell’indispensabilità dei
nuovi documenti.
Con l’accoglimento del primo motivo, rimane assorbito il quarto
motivo, comunque inerente la valutazione probatoria degli
assegni prodotti.
VII. In definitiva, va accolto il primo motivo del ricorso di
Pasquale Robbe, va dichiarato assorbito il quarto motivo, e
vanno rigettati il secondo ed il terzo motivo; la sentenza
impugnata va cassata, con rinvio ad altra sezione della Corte
d’Appello di Venezia, che deciderà la causa uniformandosi agli
enunciati principi e tenendo conto dei rilievi svolti,
provvedendo anche in ordine alla spese del giudizio di
legittimità

P. Q. M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il
quarto motivo, rigetta il secondo ed il terzo motivo, cassa la
Ric. 2013 n. 28509 sez. 52 – ud. 06-12-2017
-8-

documentale a dissipare lo stato di incertezza sull’effettivo

sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte
d’Appello di Venezia, anche per la pronuncia in ordine alla
spese del giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda
sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 6 dicembre

Il Consigliere estensore
DoXfrio arpa
Il Presidente
Dott. L7ta Matera

DEPOSITATO N CANCELLERIA
Roma,

2017.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA