Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4866 del 24/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 24/02/2017, (ud. 09/12/2016, dep.24/02/2017),  n. 4866

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – rel. Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11314-2014 proposto da:

DEPIMOTORS DI P.C., (OMISSIS), elettivamente domiciliata

in ROMA, PIAZZA DI SPAGNA, 15, presso lo studio dell’avvocato

FRANCESCO MARIA SALERNO (STUDIO CLEARY & C.), rappresentata e

difesa dall’avvocato GIOVANNI FERRAU’ giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

e contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SAS e personale di A.A., in

persona del Curatore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 82/2014 della CORTE D’APPELLO di MESSINA del

31/01/2014, depositata il 06/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANDREA SCALDAFERRI;

udito l’Avvocato Giovanni Ferraù difensore della ricorrente che si

riporta agli scritti.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

1. E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione: “Il consigliere relatore, letti gli atti depositati, rilevato che Depimotors di De P.C. ha proposto ricorso, notificato in data 6 maggio 2014, per cassazione della sentenza notificata in data 13 marzo 2014 con cui la Corte d’Appello di Messina ha rigettato il gravame da essa ricorrente proposto avverso la sentenza del Tribunale di Barcellona P.G. con cui veniva accolta la domanda L. Fall., ex art. 67, comma 2, di declaratoria di inefficacia del pagamento per l’acquisto di un’autovettura effettuato dalla (OMISSIS) s.a.s., poi fallita, in favore della Depimotors nell’anno anteriore alla ammissione alla procedura di concordato preventivo;

che l’intimata Curatela del Fallimento della s.a.s. (OMISSIS) e di A.A. non svolge difese;

considerato preliminarmente che l’odierna ricorrente ha l’onere di produrre, entro l’adunanza della corte in camera di consiglio di cui all’art. 380-bis c.p.c., l’avviso di ricevimento relativo alla notificazione a mezzo posta del ricorso (cfr.: S.U. n.627/08);

considerato che con il primo motivo la Depimotors denuncia la violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 67, comma 2, art. 116 c.p.c. e art. 2697 c.c., in quanto: a) la corte distrettuale avrebbe erroneamente ritenuto provato il fatto che il pagamento fu effettuato dalla società (OMISSIS) nel periodo sospetto sulla base di una fattura commerciale intestata all’ A. e dell’estratto di scritture contabili, nonostante tali prove non potessero essere usate per dimostrare l’esistenza del negozio; b) al contrario di quanto affermato dalla corte distrettuale, non vi sarebbe stato alcun pagamento alla Depimotors da parte della società (OMISSIS), la quale avrebbe svolto solo un ruolo di mediatore tra la Depimotors e il terzo acquirente finale della vettura (sig.ra N.D.): la N. infatti avrebbe consegnato direttamente le somme dovute a Depimotors e ricevuto direttamente da questi la autovettura;

che con il secondo motivo il ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 67, comma 2, art. 116 c.p.c. e art. 2697 c.c. poichè la corte distrettuale avrebbe erroneamente ritenuto provata la sussistenza della scientia decoctionis sulla base della presenza di “numerose pendenze e trascrizioni pregiudizievoli esistenti già da tempo anteriore all’acquisto per cui è causa”, in quanto tali evidenze proverebbero solo la conoscibilità dello stato di insolvenza ma non sarebbero sufficienti a provarne la effettiva conoscenza;

che con il terzo articolato motivo di ricorso la ricorrente censura la motivazione della sentenza impugnata, da un lato tornando a dolersi della errata considerazione della fattura e delle scritture contabili ai fini della prova della effettuazione del pagamento, oggetto di revocatoria, non da parte della ditta dichiarata poi fallita ma da terzo soggetto (sig.ra N.D.), dall’altro lamentando che, con la conferma del rigetto della istanza di prova testimoniale articolata da essa ricorrente in ordine alle modalità della compravendita in questione ed al reale autore del pagamento, la corte distrettuale abbia omesso di esaminare le risultanze probatorie che sarebbero derivate dall’espletamento della prova stessa;

ritenuto che il primo motivo di ricorso appare infondato atteso che la fattura suddetta e le scritture contabili, unitamente ad altri elementi – quali: la mancata contestazione da parte di Depimotors di avere aderito alla proposta di acquisto fattale dall’ A. (vedi p.3 sent. Imp.); la finalità da parte dell’ A., in quanto concessionario, di ottenere l’acquisto di un’auto da ritrasferire al privato; la mancanza in atti di altra fattura di cui si parla nei motivi di gravame di secondo grado (vedi p. 4 sent. imp.) – paiono essere state utilizzate dal giudice di merito, in linea con la giurisprudenza di questa Corte, come elementi indiziari al fine di provare l’avvenuto pagamento da parte della società (OMISSIS) alla Depimotors (cfr.: Cass. n.9968/16, n.299/16); che d’altra parte non appare idonea a condurre a diverse conclusioni la circostanza che la beneficiaria finale, sig.ra Nardi, abbia pagato direttamente la Depimotors: essendo pacifico (vedi anche la prova testimoniale articolata dalla ricorrente e riportata a p. 13 del ricorso per cassazione) che le vendite sono state due, una da Depimotors all'(OMISSIS), l’altra da questi alla N., la materiale consegna da parte di quest’ultima della somma a Depimotors non appare in contrasto con tale duplicità di rapporti obbligatori, attesa l’idoneità del pagamento diretto ad estinguere entrambi, contestualmente (cfr.: Cass. n. 25928/15);

che inammissibile appare il terzo, connesso motivo: esso, da un lato, appare reiterare non utilmente la denuncia di violazione di legge esposta nel primo motivo, dall’altro non indica specificamente quale fatto controverso) e decisivo per il giudizio la corte abbia omesso di esaminare nel ritenere non conducenti le circostanze articolate nella istanza di prova per testi, che del resto appaiono essere state considerate dalla corte distrettuale nella sua valutazione, sopra considerata, di sostanziale irrilevanza;

che anche il secondo motivo appare inammissibile, ove si consideri che la corte distrettuale non pare aver fatto riferimento alla mera conoscibilità astratta dello stato di insolvenza, bensì tratto da alcune circostanze di fatto, indicate in sentenza, la prova indiretta della conoscenza effettiva di tale stato in capo alla odierna ricorrente; e che le doglianze prospettate sul punto da quest’ultima sembrano risolversi in una mera contestazione delle valutazioni espresse dal giudice del merito e nella sollecitazione di un diverso apprezzamento del materiale probatorio, laddove, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, la scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione e il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l’esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che come tale sfugge al controllo di legittimità, salvo il vizio di motivazione (cfr. ex multis: Cass. nn. 8827/11, 2557/08, 21745/06, 1216/06, 2431/04, 298/82, 27/82);

ritiene pertanto che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio a norma dell’art. 380 bis c.p.c. per ivi, qualora il collegio condivida i rilievi che precedono, essere rigettato.”

2. In esito alla odierna adunanza camerale, il Collegio, dato preliminarmente atto del deposito della relata di notifica postale del ricorso introduttivo, condivide integralmente le considerazioni esposte nella relazione e le relative conclusioni, che non hanno trovato adeguata confutazione nel contenuto della memoria da ultimo depositata dalla ricorrente, sì che il rigetto del ricorso si impone.

Non vi è luogo per provvedere sulle spese del giudizio, non avendo l’intimato svolto difese.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Dà inoltre atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2017

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