Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4866 del 23/02/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/02/2021, (ud. 20/10/2020, dep. 23/02/2021), n.4866

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22945-2019 proposto da:

Y.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE CORTINA

D’AMPEZZO 190, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO CODINI,

rappresentato e difeso dall’avvocato CARLO BELTRANI;

– ricorrente –

contro

ISPETTORATO TERRITORIALE DEL LAVORO DI (OMISSIS), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

contro

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI;

– intimato –

avverso la sentenza n. 6/2019 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 16/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/10/2020 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIA

ESPOSITO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

la Corte d’appello di Brescia confermava la decisione del giudice di primo grado che aveva respinto l’opposizione a ordinanza ingiunzione proposta da Y.S. nei confronti dell’Ispettorato del lavoro, relativa a sanzione amministrativa per violazione del D.L. n. 122 del 2008, art. 39, comma 1 e art. 3, in ragione della mancata corretta registrazione nel LUL delle prestazioni svolte dai dipendenti;

rilevavano i giudici del merito l’infedele registrazione delle presenze, poichè attraverso lo strumento dei permessi non retribuiti fuori delle ipotesi contrattuali, preordinati a nascondere prestazioni in nero, era stata effettuata una evasione contributiva;

avverso la sentenza ha proposto ricorso per Cassazione Y.S., sulla base di unico motivo;

l’Ispettorato ha resistito con controricorso;

la proposta è stata comunicata alla parte – unitamente al decreto di fissazione dell’udienza – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

il ricorrente ha dedotto violazione e falsa applicazione della L. n. 153 del 1969, art. 12, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la Corte d’appello affermato che il mancato impiego delle prestazioni lavorative grava sul datore di lavoro, il quale deve sopportare il relativo costo sia retributivo che contributivo, rilevando che le ricostruzioni operate dall’ente e fatte proprie dai giudici non erano conformi alla realtà dei fatti ed erano prive di sostegno probatorio, giacchè fondate su presunzioni inidonee a consentire di considerarle fonti di prova attendibili;

il motivo è generico nella formulazione, poichè non specifica sotto quale profilo il ragionamento probatorio fondato su presunzioni sarebbe da considerare incongruo, posto che la Corte ha dato conto dei lunghi periodi registrati per permessi non retribuiti, senza che risultassero istanze in tal senso o altre giustificazioni, esponendo in dettaglio le assenze multiple e prolungate attribuite nelle registrazioni a tali permessi;

deve richiamarsi in proposito la costante giurisprudenza di questa Corte, secondo la quale la prova per presunzioni semplici può anche costituire l’unica fonte del convincimento del giudice, poichè integra apprezzamento in fatto, insindacabile purchè sostenuto, come nel caso in esame, da congrua motivazione (Cass. 5484 del 26/2/2019);

il ricorso è, in ogni caso, infondato perchè, una volta stabilito in fatto il carattere fittizio dei permessi non retribuiti in contestazione, risulta corretto l’inadempimento sanzionato, poichè la registrazione dei permessi è avvenuta in difformità rispetto alle prescrizioni che prevedono al riguardo giustificazioni precise, con conseguente concretizzarsi della violazione contributiva;

sulla base delle svolte argomentazioni il ricorso va rigettato, senza provvedimento alcuno in ordine alle spese, in ragione della tardività del controricorso, notificato il 9/9/2019, oltre il termine previsto dall’art. 370 c.p.c., a fronte di ricorso ricevuto il 19/7/2019.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 febbraio 2021

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