Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4866 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2022, (ud. 02/12/2021, dep. 15/02/2022), n.4866

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11817-2020 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE della PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA, 29, presso lo studio dell’avvocato

MANUELA MASSA, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati

PATRIZIA CIACCI, CLEMENTINA PULLI;

– ricorrente –

contro

V.V.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 611/2019 del TRIBUNALE di CROTONE, depositata

il 03/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 02/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO

BUFFA.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con sentenza del 3.10.19, il tribunale di Crotone, su opposizione dell’assistita in epigrafe ad accertamento tecnico preventivo, ha accertato, all’esito di ctu, il diritto della predetta all’assegno di invalidità a decorrere dal (OMISSIS) ed ha condannato l’INPS al pagamento della relativa prestazione.

Avverso tale sentenza ricorre l’INPS per un motivo, che lamenta la mancata verifica per l’anno rilevante del requisito reddituale necessario per beneficiare della prestazione (sicché il giudice non avrebbe dovuto riconoscere il diritto all’assegno, né condannare l’INPS al pagamento delle relative prestazioni). L’assistita è rimasta intimata.

Il motivo è manifestamente fondato, essendo del tutto mancato l’accertamento del possesso dei requisiti economici per beneficiare della prestazione di invalidità in questione.

Questa Corte ha peraltro già precisato che il giudizio di opposizione all’ATP non può concludersi con la condanna dell’ente previdenziale, ma solo con l’accertamento delle condizioni sanitarie rileanti per beneficiare della prestazione in questione.

Ne deriva che nella specie la sentenza impugnata deve essere cassata nella parte che accerta il diritto all’assegno condannando al pagamento della prestazione, fermo restando l’accertamento del requisito sanitario (e dunque il possesso da parte del signor V.V. delle condizioni sanitarie rilevanti per beneficiare dell’assegno mensile di invalidità di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 13, con decorrenza dal febbraio 2019) e la pronuncia sulle spese del giudizio di merito.

Le spese del presente giudizio di legittimità possono essere compensate in considerazione dell’esito complessivo della lite.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata nella parte che accerta il diritto all’assegno e che condanna al pagamento della prestazione, fermo restando l’accertamento del requisito sanitario e la pronuncia sulle spese del giudizio di merito. Spese del giudizio di legittimità compensate.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 2 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

 

 

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