Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4860 del 01/03/2010

Cassazione civile sez. I, 01/03/2010, (ud. 03/12/2009, dep. 01/03/2010), n.4860

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – rel. Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. FITTIPALDI Onofrio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 29211-2008 proposto da:

P.G.M. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA SICILIA 235, presso l’avvocato DI GIOIA

GIULIO, che la rappresenta e difende, giusta mandato a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, Che lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

11/06/2008; n. 56416/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/12/2009 dal Consigliere Dott. RENATO BERNABAI;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato GIULIO DI GIOIA che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato il 18 marzo 2002 la signora P. G. conveniva dinanzi la Corte d’appello di Roma il Ministero della Giustizia per ottenere l’equa riparazione del danno da violazione del termine ragionevole del processo promosso nei confronti del Ministero dell’Interno, con ricorso depositato il 25 maggio 1994, dinanzi al giudice del lavoro di Benevento, avente ad oggetto la rivalutazione e gli interessi legali sulle provvidenze a lei spettanti, quale invalida civile, ed erogate in ritardo, sulla base della sentenza della Corte costituzionale 27 aprile 1993, n. 196, dichiarativa dell’illegittimità dell’art. 442 cod. proc. civ., per violazione degli artt. 3 e 38 Cost., nella parte in cui non prevedeva gli interessi legali e la rivalutazione monetaria dei crediti relativi a prestazioni di assistenza sociale obbligatoria:

processo, definito con sentenza di accoglimento della domanda, depositata in data 22 marzo 2001.

Integrato il contraddittorio con la costituzione del Ministero della giustizia, la Corte d’appello di Roma, con decreto 4 settembre 2002 rigettava la domanda, con compensazione delle spese di giudizio, in carenza di prova del danno non patrimoniale sofferto.

In accoglimento del successivo ricorso per cassazione, questa Corte, con sentenza 12 ottobre 2005, cassava la decisione con rinvio alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione, statuendo che il pregiudizio subito in conseguenza dell’eccessiva durata del processo era presunto e non poteva essere escluso sul mero rilievo dell’esiguità della posta in gioco.

Riassunta ritualmente la causa, la Corte d’appello di Roma, con decreto 4 ottobre 2007, accertato il ritardo irragionevole in anni quattro condannava il Ministero della Giustizia al pagamento della somma di Euro 3200,00 (Euro 800,00 per ciascun anno) con compensazione delle spese del giudizio di cassazione e condanna del Ministero alla rifusione di quelle del giudizio di rinvio.

Avverso il provvedimento proponeva ricorso per cassazione la signora P., deducendo la carenza di motivazione in ordine alla determinazione dell’equo indennizzo, in misura inferiore ai parametri consolidati della giurisprudenza alla corte europea, nonchè l’omessa liquidazione delle spese del primo grado di giudizio, la compensazione immotivata delle spese della fase di legittimità e il mancato di rimborso delle spese generali.

Resisteva con controricorso il Ministero della Giustizia, che eccepiva in via preliminare l’inammissibilità del ricorso per mancanza della procura sulla copia notificata e in subordine l’infondatezza dell’impugnazione.

All’udienza del 3 dicembre 2009 il Procuratore generale ed il difensore della ricorrente precisavano le rispettive, conclusioni come da verbale, in epigrafe riportate.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

E’ infondata l’eccezione preliminare di inammissibilità del ricorso ai sensi dell’art. 366 cod. proc. civ. per carenza di procura al difensore sulla copia notificata al Ministero della Giustizia.

L’attestazione del cancelliere di conformità all’originale, e la relazione di notifica contenente la locuzione “richiesto come in atti”, può essere idonea ad attestare la provenienza dell’atto da parte di un procuratore legittimato a richiederne la notifica.

L’accettazione, da parte del cancelliere, degli atti depositati dalla parte che si costituisce, senza l’annotazione di alcun rilievo formale riconducibile all’esercizio dei poteri di controllo affidatigli dall’art. 74 disp. att. cod. proc. civ., fa presumere la regolarità degli atti medesimi e, quindi, anche la tempestività del rilascio della procura alle liti, tranne che il contrario risulti da altre emergenze processuali (Cass. 30 aprile 2009, n. 10115; Cass. 26 settembre 2006, n. 20817).

Nel caso di specie non si assume che così non sia. Occorre aggiungere che tale conclusione è in linea con la regola generale – che ormai decisamente connota le decisioni di questa Corte (cfr., e plurimis, Cass., sez. 1, 30 Aprile 2009, n. 10115) in materia processuale – secondo la quale le norme di rito debbono essere interpretate in modo razionale e in correlazione con il principio costituzionale del giusto processo (art. 111 Cost.), in guisa da rapportare gli oneri di ogni parte alla tutela degli interessi della controparte, dovendosi escludere che l’ordinamento imponga nullità non collegabili con la tutela di alcun ragionevole interesse processuale delle stesse (art. 156 cod. proc. civ., comma 3).

Con il primo motivo la ricorrente deduce la carenza di motivazione in ordine alla misura dell’ indennizzo liquidato.

Il motivo è infondato, dal momento che la corte territoriale ha correttamente valutato gli elementi di fatto rilevanti per determinare la somma dovuta a titolo di equa riparazione; ed in particolare, la non decisività del valore dell’oggetto del processo presupposto.

La liquidazione operata (Euro 800,00 per ciascun anno di ritardo) è in linea con i parametri ormai consolidati che consentono la riduzione dell’ordinario indennizzo annuo di Euro 1000,00 in considerazione della modestia della posta in giuoco: quale, nella specie, emergeva dagli atti, vertendosi solo in tema di accessori e di rivalutazione di un credito pecuniario già soddisfatto nella sorte-capitale.

E’ invece fondato il ricorso in ordine alla censurata omissione della condanna alla rifusione delle spese di primo grado di giudizio, alla compensazione delle spese del giudizio di cassazione, sorretta solo da una motivazione apparente, di stile (“stante la peculiarità della questione sussistono giusti motivi”), e all’omesso rimborso delle spese generali per il giudizio di rinvio.

Cassato il decreto impugnato in parte qua, si può procedere,in carenza della necessità di ulteriori accertamenti di merito, alla decisione nel merito e per l’effetto condannare il Ministero della Giustizia alla rifusione delle spese del giudizio dinanzi alla Corte d’appello di Roma, in primo grado, in complessivi Euro 1150, 00, di cui Euro 380,00 per diritti ad Euro 720,00 per onorari, oltre le spese generali e gli accessori di legge; per il primo giudizio di cassazione in complessivi Euro 1100,00 di cui Euro 1000,00 per onorari, oltre le spese generali e gli accessori di legge, e condannare infine il Ministero della Giustizia al pagamento delle spese generali e degli accessori di legge sulla somma liquidata a titolo di spese del giudizio di rinvio.

La parziale soccombenza reciproca giustifica la compensazione di 2/3 delle spese della presente fase di legittimità, liquidate come in dispositivo sulla base del valore della causa e del numero e complessità delle questioni svolte

P.Q.M.

– Accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato in relazione alla censura accolta e, decidendo nel merito, condanna il Ministero della Giustizia al pagamento delle spese generali oltre gli accessori di legge sulla somma di Euro 550,00 liquidata a titolo di spese del giudizio di rinvio;

– condanna il Ministero della Giustizia alla rifusione delle spese del primo giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.100,00, di cui Euro 1.000,00 per onorari, oltre le spese generali e gli accessori legge e del giudizio di primo grado, liquidate in complessivi Euro 1.500,00 di cui Euro 380,00 per diritti ed Euro 720,00 per onorari, oltre le spese generali e gli accessori di legge;

– condanna il Ministero della Giustizia alla rifusione di un terzo delle spese del presente giudizio di cassazione, frazione liquidata in complessivi Euro 668,00, di cui Euro 334,00 per onorari, oltre le spese generali e gli accessori di legge;

– dispone la distrazione delle spese sopra liquidate in favore dell’avv. Giulio Di Gioia, antistatario.

Così deciso in Roma, il 3 Dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 1 marzo 2010

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