Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4857 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2022, (ud. 27/01/2022, dep. 15/02/2022), n.4857

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenz – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24431-2020 proposto da:

COMUNE DI GROTTAGLIE, (provincia di Taranto), in persona del Sindaco

pro tempore, domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato RAFFAELE SANNICANDRO;

– ricorrente –

contro

L.C.P.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 778/6/2020 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della PUGLIA, depositata il 10/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 27/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

la parte contribuente ricorreva avverso avvisi di accertamento aventi per oggetto maggiore ICI per gli anni 2004 e 2005 lamentando carenza di motivazione dei provvedimenti impugnati per non aver sufficientemente evidenziato i criteri utilizzati per determinare la base imponibile del terreno nonché eccessività del valore dell’area oggetto di accertamento che non aveva tenuto presenti i vincoli presenti sul terreno;

la Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso della parte contribuente e la Commissione Tributaria Regionale della Puglia respingeva l’appello del comune di Grottaglie affermando la carenza di motivazione negli atti di accertamento, che non avevano evidenziato i criteri validi per determinare la base imponibile del terreno, né era allegato il provvedimento utilizzato dal Comune per fissare le zone omogenee ed i valori utilizzati.

Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione il comune di Grottaglie affidandosi a due motivi di impugnazione mentre la parte contribuente non si costituiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 4, il comune di Grottaglie denuncia nullità della sentenza, per essere la motivazione mancante, in quanto la Commissione Tributaria Regionale non ha indicato in alcun modo l’iter argomentativo seguito per attribuire il valore venale del terreno in questione.

Con il secondo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 3, il comune di Grottaglie denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 54, nonché degli artt. 329 e 112 c.p.c., per essersi la sentenza impugnata pronunciata sul motivo di impugnazione respinto

dalla decisione di primo grado (carenza di motivazione degli avvisi di accertamento), non appellata sul punto in via incidentale dal resistente né da lui riproposto nelle controdeduzioni depositate in secondo grado.

Preliminarmente si ritiene che, in virtù del principio della ragione più liquida (che consente di modificare l’ordine logico-giuridico delle questioni da trattare di cui all’art. 276 c.p.c., in adesione alle esigenze di celerità del giudizio e di economia processuale di cui agli artt. 24 e 111 Cost., posto che l’accertamento della sussistenza di eventuali motivi di inammissibilità, nonché l’esame del primo motivo di ricorso, anche se logicamente preliminari, non potrebbero in ogni caso condurre ad un esito del giudizio più favorevole per il resistente: Cass. n. 28309 del 2019; Cass. 19 giugno 2017, n. 15064; Cass. 18 novembre 2016, n. 23531), appare opportuno esaminare innanzitutto il secondo dei motivi di impugnazione.

Il secondo motivo di impugnazione è fondato, Secondo questa Corte infatti La violazione del principio della corrispondenza fra il chiesto ed il pronunciato, fissato dall’art. 112 c.p.c., sussiste quando il giudice attribuisca, o neghi, ad alcuno dei contendenti un bene diverso da quello richiesto e non compreso, nemmeno virtualmente, nella domanda, oppure ponga a fondamento della decisione fatti e situazioni estranei alla materia del contendere, introducendo nel processo un titolo nuovo e diverso da quello enunciato dalla parte a sostegno della domanda (Cass. n. 1616 del 2021; Cass. n. 916 del 2018).

La sentenza della Commissione Tributaria Provinciale infatti non si era pronunciata sul primo motivo di impugnazione della parte contribuente riguardante la carenza di motivazione degli avvisi di accertamento impugnati e ha invece accolto il secondo, proposto in via subordinata, provvedendo alla rettifica degli avvisi di accertamento suddetti, previa rideterminazione dell’imposta ICI dovuta. Tuttavia, la sentenza impugnata, in violazione del principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato di cui all’art. 112 c.p.c., si è erroneamente pronunciata in merito alla carenza di motivazione dell’avviso di accertamento, pur essendo stato il relativo motivo di impugnazione implicitamente respinto dalla decisione di primo grado, non appellata sul punto in via incidentale dal resistente né da lui riproposto nelle controdeduzioni depositate in secondo grado.

In ogni caso anche il primo motivo di impugnazione è fondato.

Secondo questa Corte infatti:

in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, non è più deducibile quale vizio di legittimità il semplice difetto di sufficienza della motivazione, ma i provvedimenti giudiziari non si sottraggono all’obbligo di motivazione previsto in via generale dall’art. 111 Cost., comma 6, e, nel processo civile, dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4. Tale obbligo è violato qualora la motivazione sia totalmente mancante o meramente apparente, ovvero essa risulti del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione (per essere afflitta da un contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili oppure perché perplessa ed obiettivamente incomprensibile) e, in tal caso, si concreta una nullità processuale deducibile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 (Cass. n. 22598 del 2018);

in tema di contenuto della sentenza, il vizio di motivazione previsto dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e dall’art. 111 Cost., sussiste quando la pronuncia riveli una obiettiva carenza nella indicazione del criterio logico che ha condotto il giudice alla formazione del proprio convincimento, come accade quando non vi sia alcuna esplicitazione sul quadro probatorio, né alcuna disamina logico-giuridica che lasci trasparire il percorso argomentativo seguito (Cass. n. 3819 del 2020); il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia (Cass. n. 27899 del 2020; Cass. n. 23940 del 2017; Cass. SU n. 8053 del 2014); in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, non è più deducibile quale vizio di legittimità il semplice difetto di sufficienza della motivazione, ma i provvedimenti giudiziari non si sottraggono all’obbligo di motivazione previsto in via generale dall’art. 111 Cost., comma 6, e, nel processo civile, dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4. Tale obbligo è violato qualora la motivazione sia totalmente mancante o meramente apparente, ovvero essa risulti del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione (per essere afflitta da un contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili oppure perché perplessa ed obiettivamente incomprensibile) e, in tal caso, si concreta una nullità processuale deducibile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 (Cass. n. 27899 del 2020; Cass. n. 22598 del 2018).

La sentenza della Commissione Tributaria Regionale affermando che la carenza di motivazione negli atti di accertamento non aveva evidenziato l’criteri validi per determinare la base imponibile del terreno, né era allegato il provvedimento utilizzato dal Comune per fissare le zone omogenee ed i valori utilizzati – ha fornito una motivazione circa il merito della lite oscura, irragionevole, contraddittoria e incomprensibile, che non permette di comprendere la ratio decidendi e si colloca al di sotto del minimo costituzionale di motivazione di cui all’art. 111 Cost.. La sentenza impugnata infatti da un lato non spiega minimamente perché gli atti di accertamento non avevano indicato i criteri per determinare la base imponibile del terreno e dall’altro è incoerente rispetto alla parte in fatto, perché se là si riferisce che la parte contribuente si era doluta della eccessività del valore dell’area oggetto di accertamento per non aver tenuto presenti i vincoli presenti sul terreno, nella parte in diritto sì afferma che non era allegato il provvedimento utilizzato dal Comune per fissare le zone omogenee ed i valori utilizzati, senza fare riferimento alla presenza o assenza di vincoli; il tutto è aggravato da una assai sommaria e nebulosa descrizione della fattispecie concreta, che non consente un adeguato controllo circa la sua coerenza con la soluzione offerta in diritto, e da una forma italiana farraginosa e talvolta errata che contribuisce notevolmente a rendere assai poco comprensibile la motivazione.

Ritenuto pertanto fondati entrambi i motivi di impugnazione, il ricorso va accolto e la sentenza va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Puglia in diversa composizione, anche per statuire in merito alle spese del presente procedimento.

P.Q.M.

La Corte accoglie entrambi i motivi di impugnazione, accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Puglia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

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