Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4852 del 24/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 24/02/2017, (ud. 23/11/2016, dep.24/02/2017),  n. 4852

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18435-2015 proposto da:

M.J., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE CLODIO

22, presso lo studio dell’avvocato PIETRO RINALDI, che la

rappresenta e difende giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

T.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MARIANNA

DIONIGI 57, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO BRONZINI,

rappresentata e difesa dall’avvocato CARLO LEPORE giusta procura

speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2989/2015 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il

19/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA MANCINO;

udito l’Avvocato Carlo Lepore difensore della controricorrente che si

riporta agli scritti.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., a seguito di relazione a norma dell’art. 380-bis c.p.c., condivisa dal Collegio.

2. M.J. impugna la sentenza del Tribunale di Roma che ha condannato l’attuale intimata al pagamento di differenze retributive per la prestazione lavorativa svolta, equitativamente quantificandone l’importo.

3. L’intimata resiste con controricorso, eccependo l’inammissibilità del ricorso per saltum, per avere il Tribunale deciso la controversia ai sensi dell’art. 432 c.p.c. e non già ai sensi dell’art. 114 c.p.c.

4. L’eccezione di inammissibilità è qualificabile come fondata.

5. La valutazione equitativa della prestazione economica richiesta in giudizio non ha nulla a che vedere con il giudizio inappellabile perchè emesso secondo equità anzichè secondo diritto.

6. L’art. 113 c.p.c. concerne l’equità come criterio di giudizio e di soluzione della controversia, in contrapposizione alla decisione secondo diritto; la richiesta delle parti, di cui all’art. 114 c.p.c., che la causa sia decisa secondo equità – che peraltro deve essere formulata concordemente dalle parti in causa – ha il medesimo oggetto.

7. La liquidazione della somma dovuta in via equitativa, ai sensi dell’art. 432 c.p.c. attiene, invece, alla quantificazione del credito azionato in giudizio che non può essere provato nel preciso ammontare, e costituisce decisione secondo diritto, in quanto sollecita l’applicazione di una norma di legge, dando così luogo ad un giudizio di diritto caratterizzato dalla cosiddetta equità giudiziale correttiva o integrativa (v., in tema di equivalente pecuniario del danno e giudizio di equità, Cass. 21103/2013).

8. Il mezzo d’impugnazione cosi svolto C, pertanto, inammissibile.

9. Le spese di lite, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

10. La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi).

11. Essendo il ricorso in questione da dichiararsi inammissibile, deve provvedersi in conformità.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 2.500,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e rimborso forfetario del quindici per cento. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 23 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2017

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