Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4851 del 24/02/2017


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Cassazione civile, sez. II, 24/02/2017, (ud. 23/11/2016, dep.24/02/2017),  n. 4851

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22627-2014 proposto da:

I.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE XXI APRILE

11, presso lo studio dell’avvocato CORRADO MORRONE, (Studio Romano –

Panuzio) rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI MORRONE giusta

delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati MAURO RICCI,

EMANUELA CAPANNOLO, CLEMENTINA PULLI giusta procura speciale a

margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

RONLk, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati MAURO RICCI,

ENLANUELA CAPANNOLO, CLEMENTINA PULLI giusta procura speciale a

margine del ricorso successivo;

– ricorrente incidentale –

contro

I.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE XXI APRILE

11, presso lo studio dell’avvocato CORRADO MORRONE, (Studio Romano –

Panuzio) rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI MORRONE giusta

delega a margine del controricorso successivo;

– controricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1193/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 03/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA MANCINO;

udito l’Avvocato Vincenzo Sparano (delega avvocato Morrone) difensore

del ricorrente che si riporta agli scritti;

udito l’Avvocato Clementina Pulli difensore del controricorrente Inps

che si riporta agli scritti.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., a seguito di relazione a norma dell’art. 380-bis c.p.c., condivisa dal Collegio e non infirmata dalla memoria depositata dall’assistito.

2. La Corte di Appello di Catanzaro, in parziale accoglimento del gravame svolto dall’assistito (nato il (OMISSIS)) avverso la sentenza di primo grado, ha riconosciuto il diritto alla pensione di inabilità a decorrere dal 1 aprile 2010 e confermato la sentenza di primo grado che aveva riconosciuto il diritto all’assegno mensile di assistenza, L. n. 118 del 1971, ex art. 13 a decorrere da maggio 2006.

3. Avverso detta sentenza l’Inps ha proposto ricorso, affidato ad un motivo, con il quale, denunciando violazione della L. 30 marzo 1971, n. 118, artt. 12, 13 e 19 e D.Lgs. 23 novembre 1988, n. 509, art. 8, della L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 6 e 7, deduce l’erronea applicazione della predetta normativa, per avere la Corte territoriale riconosciuto il beneficio pensionistico da epoca in cui l’assistito aveva già compiuto il 65° anno di età (per essere nato il (OMISSIS)).

4. L’assistito ha proposto, a sua volta, ricorso con il quale, criticando il riconoscimento del diritto alla pensione di inabilità solo dall’aprile 2010, si duole che la sentenza impugnata, nel confermare la statuizione di primo grado che aveva riconosciuto il diritto all’assegno mensile di assistenza, L. n. 118 del 1971, ex art. 13dal maggio 2006 (erroneamente nel ricorso si evoca, invece, il diritto alla pensione di invalidità a decorrere dal maggio 2006), non abbia invece riconosciuto detto ultimo beneficio dalla data della revoca della pensione di inabilità (21 maggio 2004).

5. Il Ministero dell’economia e delle finanze si è costituito al mero fine di partecipare alla discussione orale.

6. Come già statuito da questa Corte (v., fra le altre, Cass. 25662/2014), il principio dell’unicità del processo di impugnazione contro una stessa sentenza comporta che, una volta avvenuta la notificazione della prima impugnazione, tutte le altre debbano essere proposte in via incidentale nello stesso processo e perciò, nel caso di ricorso per cassazione, con l’atto contenente il controricorso, fermo restando che tale modalità non è essenziale, per cui ogni ricorso successivo al primo si converte, indipendentemente dalla forma assunta, in ricorso incidentale.

7. Inoltre, nel caso in cui i due ricorsi risultino essere stati notificati nella stessa data, l’individuazione del ricorso principale e di quello incidentale va effettuata con riferimento alle date di deposito dei ricorsi, sicchè è principale il ricorso depositato per primo ed incidentale quello depositato per secondo.

8. Tanto premesso, il ricorso dell’assistito, notificato per primo, deve ritenersi principale e il ricorso dell’INPS, successivamente notificato, deve ritenersi incidentale.

9. Il ricorso dell’INPS è manifestamente fondato.

10. Premesso che l’età anagrafica costituisce un requisito costitutivo della prestazione e non un fatto non tempestivamente introdotto nel giudizio di merito, come dedotto invece dall’assistito, costituisce principio, ripetutamente enunciato dalla giurisprudenza di questa Corte, quello per cui: “La pensione e l’assegno di inabilità civile di cui alla L. 30 marzo 1971, n. 118, artt. 12 e 13 non possono essere riconosciuti a favore dei soggetti il cui stato di invalidità, a norma di legge, si sia perfezionato con decorrenza successiva al compimento dei sessantacinque anni (o che, comunque, ne abbiano fatto domanda dopo il raggiungimento di tale età), come si evince dal complessivo sistema normativo che per gli ultrasessantacinquenni prevede l’alternativo beneficio della pensione sociale anche in sostituzione delle provvidenze per inabilità già in godimento e come è stato espressamente confermato dal D.Lgs. 23 novembre 1988, n. 509, art. 8” (cfr. ex multis, Cass. 192 del 2011 e numerose conformi).

11. Alla stregua del suddetto principio occorre, dunque, per negare il diritto alle prestazioni assistenziali previste dalla L. n. 118 del 1971, che lo stato di invalidità si sia perfezionato con decorrenza successiva al compimento dei sessantacinque anni e, nel caso in esame, secondo l’accertamento del giudice di merito, la situazione invalidante si è perfezionata, per l’appunto, in epoca successiva al compimento del sessantacinquesimo anno di età da parte del richiedente.

12. Passando all’esame delle doglianze svolte dall’assistito, deve rilevarsi che la dedotta violazione di legge, per il mancato riconoscimento del diritto all’assegno mensile di assistenza a far data della revoca del trattamento pensionistico, non è stata corroborata dall’allegazione della sussistenza, nel periodo compreso tra la data della revoca del trattamento pensionistico e il 30 aprile 2006, degli ulteriori requisiti costitutivi socioeconomici (reddito, incollocamento al lavoro e mancato svolgimento di attività lavorativa) introdotti nel giudizio di merito sì da infirmare validamente la decorrenza (dal maggio 2006) fissata nella statuizione della Corte territoriale.

13. Del pari non sussiste il denunciato omesso esame di un fatto decisivo, e la censura non coglie nel segno, per avere la Corte territoriale affermato e dato atto del gradiente invalidante, nella percentuale del 94 per cento già ritenuta in primo grado, con riferimento alla data della disposta revoca del trattamento pensionistico.

14. In conclusione, per quanto detto, va rigettato il ricorso dell’assistito ed accolto il ricorso dell’INPS, con la cassazione della sentenza impugnata in parte qua e, per non essere necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve decidersi nel merito con il rigetto dell’originaria domanda di riconoscimento del diritto alla pensione di inabilità.

15. L’esito alterno del giudizio di merito giustifica la compensazione delle spese dei gradi di merito.

16. Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

17. La circostanza che il ricorso principale sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi).

18. Essendo il ricorso in questione (avente natura chiaramente impugnatoria) da rigettarsi integralmente, deve provvedersi in conformità.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale, accoglie il ricorso incidentale, cassa l’impugnata sentenza in relazione al ricorso acce o e, decidendo nel merito, rigetta l’originaria domanda di riconoscimento del diritto alla pensione di inabilità; compensa le spese dei gradi di merito; condanna il ricorrente principale al pagamento delle spese processuali del giudizio di legittimità, liquidate, in favore dell’INPS, in Euro 100,00 per esborsi, Euro 2.000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge; nulla spese in favore del Ministero dell’economia e delle finanze. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente principale, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 23 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2017

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