Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4842 del 24/02/2020

Cassazione civile sez. I, 24/02/2020, (ud. 28/11/2019, dep. 24/02/2020), n.4842

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25584/2018 proposto da:

A.O., rappresentato e difeso dall’avv. Lara Petracci del foro

di Fermo, elettivamente domiciliato presso il suo studio, in Fermo,

viale della Carriera, n. 19;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ANCONA, depositata il 26/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/11/2019 dal Cons. FEDERICO GUIDO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Il tribunale di Ancona, con il decreto n. 9480/18, pubblicato il 26 luglio 2018, ha rigettato la domanda proposta da A.O., cittadino proveniente dalla Nigeria, escludendo il riconoscimento di ogni forma di protezione.

Il Tribunale, in particolare, ha ritenuto scarsamente credibili le dichiarazioni del ricorrente in quanto lo stesso non era stato in grado di circostanziare la vicenda su fatti di essenziale rilevanza; le dichiarazioni erano inoltre intrinsecamente incoerenti ed affette da contraddizioni su punti essenziali della vicenda personale, ed in contrasto con le informazioni acquisite in merito alle generali condizioni del paese di origine.

In ogni caso, tali dichiarazioni restavano confinate in un ambito strettamente privato, si da integrare timori personali, privi di elementi di riscontro, non sussistendo una situazione oggettiva di pericolo riferibile al ricorrente in relazione alla generale situazione del Edo State, onde il ricorrente avrebbe ben potuto chiedere la protezione del suo paese ed attenderne l’esito.

Il tribunale ha inoltre escluso, sulla base del rapporto UNHCR e delle informazioni acquisite dall’EASO, la sussistenza nell’Edo State di una situazione di violenza generalizzata, come richiesto dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), ed ha altresì respinto la richiesta di protezione umanitaria, rilevando la mancanza di una specifica situazione di vulnerabilità del richiedente.

Il Ministero dell’Interno non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il primo motivo denuncia la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 censurando la statuizione del tribunale che ha ritenuto non credibile il racconto del richiedente, deducendo che il tribunale ha sopravvalutato alcune imprecisioni su aspetti di rilievo secondario, laddove la credibilità del racconto non può essere esclusa sulla base di mere discordanze o contraddizioni su aspetti secondari o isolati.

Il motivo è inammissibile per genericità.

Conviene premettere che la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c).

Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ovvero sotto il profilo della mancanza assoluta della motivazione, della motivazione apparente, o perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito. (Cass. 3340/2019).

Nel caso di specie, la Corte territoriale ha rilevato che il ricorrente non era stato in grado di circostanziare la vicenda su fatti essenziali e determinanti ed inoltre che le dichiarazioni risultavano affette da incoerenza interna e con frequenti contraddizioni: tale valutazione non risulta efficacemente e specificamente contestata nel motivo di ricorso, sulla base delle dichiarazioni e degli elementi effettivamente allegati dal richiedente.

Il secondo motivo denuncia violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 14 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 censurando la statuizione che ha ritenuto il carattere privato della vicenda, omettendo di considerare che il ricorrente si trovava esposto al rischio di subire una condanna a morte o comunque alle pene previste in condizioni disumane o degradanti, tenuto conto della condizione carceraria della Nigeria, atteso che il sistema carcerario di quel paese non rispetta i diritti fondamentali, e che il processo non è rispettoso delle garanzie minime previste dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici della Nazioni unite.

Il ricorrente censura, inoltre, la statuizione della sentenza impugnata che ha escluso la sussistenza, in Nigeria, di un conflitto armato di cui all’art. 14, lett. c).

Quanto alla prima doglianza si osserva che la mancanza di credibilità della narrazione assorbe l’esame della censura avverso l’autonoma ratio posta a fondamento della statuizione di rigetto dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, di cui all’art. 14, lett. a) e b), costituita dalla natura privata della vicenda: la scarsa credibilità del racconto impedisce infatti, di per sè, di ritenere sussistente una minaccia individuale alla vita o alla persona.

Ed invero, qualora le dichiarazioni del richiedente siano giudicate inattendibili, alla stregua dei criteri di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 non occorre procedere ad approfondimento istruttorio officioso circa la prospettata situazione persecutoria nel paese di origine – con riferimento al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) – salvo che ipotesi neppure allegata nella specie – la mancanza di veridicità derivi esclusivamente dall’impossibilità di fornire riscontri probatori (Cass. 16925/2018).

Quanto alla violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), il motivo è inammissibile, in quanto si sostanzia in una censura di merito, sulla valutazione del tribunale relativa all’Edo State, area di origine del richiedente, fondata su fonti aggiornate ed attendibili, specificamente riportate in motivazione, quali UNHCR e L’EASO.

Il terzo motivo denuncia violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 14 come modificato dal D.L. n. 13 del 2007 lamentando che nel caso di specie non erano state rispettate le formalità previste dalla norma suindicate, nè era stato dato atto nel verbale delle dichiarazioni rese dei motivi ostativi alla registrazione.

Il motivo è inammissibile per novità della questione, la quale non risulta trattata nel provvedimento impugnato.

Come questa Corte ha già affermato, infatti, il ricorrente, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, ha l’onere non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione avanti al giudice del merito, ma anche di indicare in quale atto del precedente giudizio lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di cassazione di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione, prima di esaminarne il merito (Cass. 2140/2006).

In ogni caso le lamentate violazioni, afferenti alla regolarità fase amministrativa svolta davanti alla commissione territoriale, in assenza della allegazione di uno specifico pregiudizio, non appaiono idonee a pregiudicare in alcun modo il diritto di difesa del ricorrente.

Il ricorso va dunque respinto e, considerato che il Ministero dell’interno non ha svolto difese, non deve provvedersi sulle spese del presente giudizio.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 28 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2020

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