Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4838 del 24/02/2020

Cassazione civile sez. I, 24/02/2020, (ud. 28/11/2019, dep. 24/02/2020), n.4838

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24100/2018 proposto da:

I.B., rappresentato e difeso dall’avv. Lara Petracci

elettivamente domiciliato presso il suo studio in Fermo, viale della

Carriera, 109;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, elettivamente domiciliato in Roma, via Dei

Portoghesi, 12 presso l’Avvocatura Generale dello Stato che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ANCONA, depositata il 03/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/11/2019 dal Cons. Dott. FEDERICO GUIDO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Il tribunale di Ancona, con il decreto n. 8296/18, pubblicato il 3 luglio 2018, ha rigettato la domanda proposta da I.B., cittadino proveniente dalla (OMISSIS), escludendo il riconoscimento di ogni forma di protezione.

Il Tribunale, in particolare, ha ritenuto che la vicenda narrata dal ricorrente restava confinata nei limiti di una vicenda di vita privata e di giustizia comune, in quanto gli aspetti evidenziati nel ricorso integravano personali timori privi di concreti elementi di riscontro, non sussistendo una condizione oggettiva di pericolo.

Il tribunale ha inoltre escluso, sulla base del rapporto UNHCR e delle informazioni acquisite dall’EASO, la sussistenza, nell’area di provenienza del rifugiato, la zona centrale della (OMISSIS), di una situazione di violenza generalizzata, come richiesto dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), ed ha altresì respinto la richiesta di protezione umanitaria, rilevando la mancanza di una specifica situazione di vulnerabilità del richiedente.

Il Ministero dell’Interno ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, comma 1, lett d), del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 per aver il tribunale fondato la propria valutazione negativa del riconoscimento dello status di rifugiato su parametri diversi da quelli normativi, omettendo di effettuare il necessario approfondimento officioso.

Il motivo è fondato.

Il tribunale ha infatti ritenuto il carattere strettamente privato della vicenda posta dal ricorrente a sostegno della propria domanda di protezione, avente ad oggetto le minacce di morte rivolte nei suoi confronti dalla propria famiglia, di religione (OMISSIS), in conseguenza della sua conversione al (OMISSIS) ed ha altresì ritenuto la mancanza di elementi da cui desumere la sussistenza di una grave ed individuale minaccia, pioichè il richiedente ha riferito di un solo evento, e comunque di episodi privi di specifica idoneità lesiva.

La statuizione non è conforme a diritto.

Le riferite minacce di morte inflitte dalla propria famiglia anzitutto non hanno carattere episodico, atteso che, dal racconto del richiedente la cui credibilità non è stata specificamente contestata, risulta l’esistenza di una serie di maltrattamenti che lo costrinsero dapprima ad abbandonare la propria abitazione ed a trasferirsi in un altro villaggio dove fu raggiunto dal padre e da altri uomini con lo scopo di applicare la sharia che implica l’uccisione di tutti coloro che hanno abiurato la religione (OMISSIS).

La minaccia di morte a seguito della conversione al (OMISSIS) inoltre, integra, evidentemente, gli estremi del danno grave, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) ed inoltre non può essere considerato un fatto avente natura meramente privata, laddove lo Stato non sia in grado di fornire al richiedente adeguata protezione.

Come questa Corte ha già affermato, la minaccia di danno grave rilevante agli effetti della predetta norma, può infatti provenire, ai sensi dell’art. 5, lett. c) anche da soggetti non statuali, se i responsabili, di cui alle lett. a) e b), ossia lo Stato ed i partiti o le organizzazioni che controllano lo stato o il territorio o parte di esso, comprese le organizzazioni internazionali, non possono o non vogliono fornire protezione, ai sensi dell’art. 6, comma 2, contro persecuzioni o danni gravi; con la conseguenza che era dovere del giudice accertare, avvalendosi dei suoi poteri istruttori, anche officiosi, l’effettività di tali minacce, vale a dire se le autorità (OMISSIS) fossero effettivamente in grado di offrire adeguata protezione in relazione a tali minacce di carattere religioso (Cass. 3758/2018).

L’accoglimento del primo motivo assorbe l’esame dei motivi residui, con i quali si denuncia rispettivamente la statuizione che ha escluso la protezione sussidiaria di cui all’art. 14, lett. c) (secondo motivo), quella umanitaria (terzo motivo). E’ invece inammissibile per novità della questione il quarto motivo con il quale si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 14.

In conclusione, va accolto il primo motivo, assorbiti il secondo ed il terzo e dichiarato inammissibile il quarto mezzo.

Il provvedimento impugnato va dunque cassato in relazione al motivo accolto e la causa va rinviata, anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio, al tribunale di Ancona in diversa composizione.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo, assorbiti il secondo e terzo, inammissibile il quarto mezzo.

Rinvia la causa, anche per la regolazione delle spese del presente giudizio, al tribunale di Ancona in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 28 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2020

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