Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4809 del 24/02/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 24/02/2017, (ud. 02/02/2017, dep.24/02/2017),  n. 4809

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – rel. Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24928-2013 proposto da:

EQUITALIA NORD SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEGLI SCIPIONI 267, presso lo

studio dell’avvocato LUCA SAVINI ZANGRANDI, rappresentato e difeso

dall’avvocato GAETANO MORAZZONI giusta delega in calce;

– ricorrente –

contro

M.S., elettivamente domiciliato in ROMA VIA DONATELLO

75 C/O STUDIO LEGALE CAPPONI & DI FALCO, presso lo studio

dell’avvocato ENRICO DE FEO, che lo rappresenta e difende giusta

delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 58/2012 della COMM.TRIB.REG. di MILANO,

depositata il 25/09/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/02/2017 dal Consigliere Dott. GIACOMO MARIA STALLA;

udito per il ricorrente l’Avvocato PATRISSO per delega dell’Avvocato

MORAZZONI che ha chiesto l’accoglimento;

udito per il controricorrente l’Avvocato DE FEO che ha chiesto il

rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL GIUDIZIO E MOTIVI DELLA DECISIONE

p. 1. Equitalia Nord spa propone due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 58/30/12 del 25 settembre 2012, con la quale la commissione tributaria regionale della Lombardia, a conferma della prima decisione, ha ritenuto illegittima l’iscrizione ipotecaria eseguita a carico di M.S. sulla base di alcune cartelle di pagamento. Ha rilevato la commissione tributaria regionale, in particolare, che: – Equitalia non aveva provato la regolare notificazione delle cartelle di pagamento che avevano preceduto l’iscrizione ipotecaria; – inoltre, quest’ultima non era stata preceduta dalla notificazione dell’intimazione di pagamento D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 50.

Resiste con controricorso il M..

Equitalia ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata.

p. 2. Con il primo motivo di ricorso Equitalia lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26. Per avere la commissione tributaria regionale erroneamente ritenuto, in contrasto con quanto deciso sul punto specifico dal primo giudice, la mancata o irregolare notificazione delle cartelle. Contrariamente a quanto affermato nella sentenza impugnata, era agli atti la prova della regolare notificazione di tali cartelle, del resto suscettibile di essere eseguita – in assenza di relata di notifica – mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento, ex art. 26 cit..

La censura non può trovare accoglimento, in quanto basata sull’asserita violazione o falsa applicazione di quest’ultima disposizione, nonostante che dalla decisione impugnata emerga non già l’erronea applicazione, da parte della commissione tributaria regionale, della disciplina di notificazione delle cartelle esattoriali di pagamento bensì – ferma restando tale disciplina una determinata e qui insindacabile valutazione del compendio probatorio. Tale da escludere, nel convincimento del giudice di merito, la dimostrazione della regolare esecuzione di tale notificazione.

Ora, quest’ultimo aspetto doveva essere censurato non ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), bensì ai sensi del n. 5) cit. disposizione.

Nè quest’ultima censura potrebbe essere desunta, indipendentemente dalla “rubrica” erroneamente utilizzata, in sede di ricostruzione sostanziale del motivo di ricorso. Al di là del fatto che quest’operazione ricostruttiva non apparirebbe comunque nè agevole nè dall’esito univoco, è dirimente osservare come la sentenza impugnata sia stata emanata successivamente all’entrata in vigore della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Con la conseguenza che la censura in questione avrebbe dovuto porre in evidenza i requisiti di rilevanza del vizio, così come oggi richiesti dall’ordinamento: “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti”. In ordine a tale nuova formulazione – applicabile anche al ricorso per cassazione proposto avverso sentenze del giudice tributario – rileva, in particolare, quanto affermato dalla sentenza Cass. Sez. U, n. 8053 del 07/04/2014; seguita, tra le altre, da Cass. n. 12928/14; Cass. ord. n. 21257/14; Cass. 2498/15.

Senonchè appare del tutto evidente come la censura in oggetto non si faccia minimamente carico del nuovo regime di impugnazione, nè sia validamente suscettibile di ricostruzioni interpretative di sorta, idonee allo scopo.

p. 3. Con il secondo motivo di ricorso si deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50; posto che l’avviso disposto da quest’ultima norma era necessario per l’intrapresa, oltre l’anno dalla notificazione della cartella, dell’azione espropriativa; mentre, nel caso di specie, si verteva di iscrizione ipotecaria non avente natura espropriativa, ma soltanto conservativa e di garanzia.

Il motivo sarebbe, in linea di principio, fondato; atteso quanto stabilito da SSUU 19667/14 in ordine al rapporto tra intimazione ex art. 50 cit. e natura non espropriativa dell’ iscrizione ipotecaria.

Da tale (teorico) giudizio di fondatezza non può però discendere la cassazione della sentenza impugnata, essendo quest’ultima basata sulla ulteriore ed autonoma ratio decidendi costituita dalla mancata prova della regolare notificazione delle cartelle. Ratio decidendi, quest’ultima, che non è stata – per le indicate ragioni (p. 2.) – validamente censurata.

Ricorre pertanto il consolidato indirizzo di legittimità secondo cui: “quando una decisione di merito, impugnata in sede di legittimità, si fonda su distinte ed autonome “rationes decidendi” ognuna delle quali sufficiente, da sola, a sorreggerla, perchè possa giungersi alla cassazione della stessa è indispensabile, da un lato, che il soccombente censuri tutte le riferite “rationes”, dall’altro che tali censure risultino tutte fondate. Ne consegue che, rigettato (o dichiarato inammissibile) il motivo che investe una delle riferite argomentazioni, a sostegno della sentenza impugnata, sono inammissibili, per difetto di interesse, i restanti motivi, atteso che anche se questi ultimi dovessero risultare fondati, non per questo potrebbe mai giungersi alla cassazione della sentenza impugnata, che rimarrebbe pur sempre ferma sulla base della ratio ritenuta corretta” (Cass. n. 12372 del 24/05/2006; in termini: Cass. 16.8.06 n.18170; Cass.29.9.05 n.19161 ed altre).

PQM

LA CORTE

– rigetta il ricorso;

– condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione che liquida in Euro 8.000,00; oltre rimborso forfettario spese generali ed accessori di legge.

– v.to il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012;

– dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione quira civile, il 2 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio 2017

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