Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4808 del 24/02/2017

Cassazione civile, sez. trib., 24/02/2017, (ud. 02/02/2017, dep.24/02/2017),  n. 4808

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – rel. Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22844/2013 proposto da:

R.P., elettivamente domiciliato in ROMA LARGO SARTI 4,

presso lo studio dell’avvocato BRUNO CAPPONI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato DOMENICO DI FALCO, giusta delega a

margine;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA SUD SPA, in persona del Procuratore e legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA NOMENTANA 91,

presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI BEATRICE, rappresentato e

difeso dall’avvocato FRANCESCO AMODIO giusta delega in calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 234/2012 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 05/10/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/02/2017 dal Consigliere Dott. GIACOMO MARIA STALLA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL GIUDIZIO

R.P. propone tredici motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 234/32/12 del 5 ottobre 2012 con la quale la commissione tributaria regionale della Campania ha dichiarato legittima l’iscrizione ipotecaria eseguita a suo carico da Equitalia Sud spa, D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 77, sulla base di alcune cartelle esattoriali di pagamento.

Ha rilevato la commissione tributaria regionale, in particolare, che: – le cartelle in questione erano state regolarmente notificate al R., come risultava dalle relate di notifica prodotte in copia da Equitalia; – tali relate erano liberamente apprezzabili, nella loro efficacia probatoria di natura presuntiva, pur a seguito del disconoscimento di conformità all’originale effettuato dal contribuente.

Resiste con controricorso Equitalia Sud.

Il ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

p. 1. Va preliminarmente disattesa l’eccezione di tardività del ricorso per cassazione, così come proposta da Equitalia.

Il ricorso in questione è stato infatti notificato in data 16 ottobre 2013 e, dunque, nel rispetto del termine annuale, comprensivo della sospensione feriale, di cui all’art. 327 c.p.c. (vertendosi di sentenza di appello depositata il 5 ottobre 2012, non notificata). Diversamente da quanto sostenuto dalla controricorrente, non è nella specie applicabile il termine “lungo” semestrale introdotto dalla legge 69/09, posto che quest’ultimo termine si applica, per espressa previsione normativa, ai giudizi instaurati dopo l’entrata in vigore della legge di riforma (4 luglio 2009). Come più volte stabilito, per “giudizio instaurato” deve intendersi – ai fini in oggetto – quello che ha dato corso al processo in primo grado (Cass. 20102/16; 11087/16; 19969/15 ed altre), e non quello introduttivo del gravame. Nel caso di specie, il ricorso introduttivo è pertanto esente dagli effetti della riforma in esame, in quanto proposto nel novembre 2008.

p. 2. Con il primo, secondo, terzo e quarto motivo di ricorso il R. lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5 – violazione e falsa applicazione di norme sostanziali e processuali, nonchè omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti. Ciò, per avere la commissione tributaria regionale omesso di pronunciarsi, omesso di adeguatamente motivare e, comunque, violato il disposto (correttamente inteso con riferimento ai soli documenti sprovvisti di efficacia probatoria) di cui del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, comma 2; posto che essa avrebbe ritenuto provata la regolare notificazione delle cartelle, prodromiche all’iscrizione ipotecaria, sulla base di relate di notifica che Equitalia (costituitasi tardivamente in primo grado) aveva prodotto per la prima volta in appello.

Questi motivi di ricorso sono destituiti di fondamento.

Il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, comma 2, fa espressamente salva la facoltà delle parti di produrre nuovi documenti in appello. Tale previsione, di per sè chiara e lineare, non consente l’interpretazione offerta dal ricorrente, il quale – d’altra parte – non ha chiarito in che termini, stante la normale funzionalità della “produzione” documentale alla “prova” del fatto o negozio rappresentato nel documento, potrebbe ritenersi rilevante la “produzione” in giudizio di un documento sprovvisto di efficacia probatoria su un fatto sostanziale o processuale oggetto di decisione. Tesi, quest’ultima, che indebitamente sovrappone l’attività prettamente processuale di produzione del documento, a quella – necessariamente successiva – di valutazione sostanziale e probatoria del documento prodotto (in modo tale che non potrebbe giudicarsi dell’ammissibilità del documento prodotto se non dopo averne valutato l’incidenza probatoria). Va d’altra parte considerato come il comma 2 della norma in esame debba essere coordinato con quanto stabilito dal comma 1; nel senso di operare – proprio e soltanto per i documenti, stante la peculiare natura del processo tributario – in deroga al principio generale di inammissibilità di nuove “prove” in appello (salvi i limiti indicati nel medesimo comma 1).

Nessuna distinzione (tra documento probatorio e documento non probante) è dunque consentita dalla lettera e dalla ratio della norma di cui si assume la violazione (Cass. 22776/15; 655/14; 20109/12 ed altre).

La circostanza che la commissione tributaria regionale abbia preso in esame i documenti così prodotti in appello da Equitalia, valutandone l’efficacia probatoria in ordine alla regolare notificazione delle cartelle, implica che la stessa abbia preso in esame, respingendola perchè ritenuta infondata, l’eccezione di tardività mossa sul punto dal contribuente. Si è pertanto in presenza, stante l’incompatibilità della decisione assunta con la tesi sostenuta dal R., non già di omessa pronuncia, ma di reiezione implicita dell’eccezione.

p. 3. Con il quinto, sesto, settimo ed ottavo motivo di ricorso il R. lamenta ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – violazione e falsa applicazione delle norme sulla prova, sul disconoscimento documentale e sull’obbligo di motivazione; nonchè omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti. Per avere la commissione tributaria regionale ritenuto provata la regolare notificazione delle cartelle in questione: – sulla base di relate di notifica che Equitalia aveva prodotto (in appello) soltanto in copia; – nonostante il disconoscimento di conformità all’originale da lui formalmente proposto nella prima difesa utile; – senza dare conto della loro ritenuta efficacia probatoria presuntiva o indiziaria.

Nemmeno questi motivi possono trovare accoglimento.

Va premesso che la commissione tributaria regionale, nella sentenza impugnata, ha dato specificamente atto sia del disconoscimento, da parte del contribuente, delle relate di notificazione prodotte in copia; sia del proprio convincimento in ordine al fatto che tale disconoscimento (non assistito dall’avvenuta presentazione, avanti al giudice ordinario, di querela di falso) non precludesse al giudice tributario la valutazione probatoria presuntiva di tale documentazione, così come evincibile dal complesso di tutti gli elementi della fattispecie notificatoria.

Ebbene, ciò solo deve ritenersi necessario e sufficiente ad escludere che si verta nella specie di “omesso esame” ai sensi della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (applicabile anche al giudizio di legittimità su sentenze della commissione tributaria); vizio di natura motivazionale il cui perimetro di operatività è stato dalla giurisprudenza collocato entro rigorosi ed invalicabili limiti, ai quali si fa qui richiamo (Cass. Sez. U, n. 8053 del 07/04/2014; Cass. n. 12928/14; Cass. ord. n. 21257/14; Cass. 2498/15 ed altre).

Venendo al fondo delle censure qui in esame, si ritiene che la commissione tributaria regionale abbia fatto corretta applicazione del principio secondo cui: “in tema di negazione di conformità di una copia all’originale, i relativi tempi e modalità di esercizio sono disciplinati dagli artt. 214 e 215 c.p.c., richiedendosi, quindi, la precisione ed inequivocità della negazione; sebbene un siffatto disconoscimento non abbia gli stessi effetti del disconoscimento della scrittura privata previsto dall’art. 215 c.p.c., comma 1, n. 2), giacchè mentre quest’ultimo, in mancanza di richiesta di verificazione, preclude l’utilizzabilità della scrittura, la contestazione di cui all’art. 2719 c.c., non impedisce al giudice di accertare la conformità all’originale anche mediante altri mezzi di prova, comprese le presunzioni” (Cass. n. 24456 del 21/11/2011; sulla necessità che il disconoscimento di conformità, ex art. 2712 c.c., venga formulato in maniera “chiara, circostanziata ed esplicita, dovendo concretizzarsi nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza fra realtà fattuale e realtà riprodotta”: Cass. 2117/11 ed altre).

Così come riportato dallo stesso ricorrente, il disconoscimento era stato da lui formulato con riferimento non già alle singole relate di notificazione, ed alle loro intrinseche caratteristiche che asseritamente avrebbero dovuto deporre per la non rispondenza all’originale, ma al “coacervo informe di cartule” prodotte in giudizio dalla controparte. Sicchè la non conformità all’originale di queste ultime veniva, in sostanza, sostenuta con richiamo al solo fatto di essere copie non autenticate degli originali (il che era pacifico e tautologico), ma non con riguardo a profili specifici che le rendevano, ciascuna, difforme dall’originale.

Deve dunque ritenersi che la commissione tributaria regionale abbia recepito ed applicato il suddetto orientamento interpretativo; reputando che – non vertendosi nella specie di disconoscimento di scritture private ad effetto negoziale, bensì di documenti rappresentativi di fatti – il disconoscimento di conformità all’originale, così come genericamente e complessivamente proposto dal contribuente, non fosse di per sè in grado di impedire di trarre dalla documentazione contestata la prova della regolare notificazione delle cartelle. Aspetto sul quale va ulteriormente richiamato l’indirizzo, ancor più in termini, secondo cui: “in tema di prova documentale, l’onere di disconoscere la conformità tra l’originale di una scrittura e la copia fotostatica della stessa prodotta in giudizio, pur non implicando necessariamente l’uso di formule sacramentali, va assolto mediante una dichiarazione di chiaro e specifico contenuto che consenta di desumere da essa in modo inequivoco gli estremi della negazione della genuinità della copia, senza che possano considerarsi sufficienti, ai fini del ridimensionamento dell’efficacia probatoria, contestazioni generiche o onnicomprensive” (Cass. n. 28096 del 30/12/2009 ed altre).

Ciò posto, la commissione tributaria regionale ha esplicitato il proprio convincimento fattuale – qui insindacabile – nel senso che le relate in questione erano sufficienti a fornire la prova, posta correttamente a carico di Equitalia, della regolare notificazione; fra l’altro risultante dalla ravvisata “sistematicità” delle procedure di notificazione degli estratti di ruolo affidati all’agente per la riscossione.

In definitiva, esclusi tanto il vizio di motivazione quanto quello di violazione o falsa applicazione normativa, non vi è spazio per addivenire, nella presente sede di legittimità, ad una diversa valutazione della fattispecie.

p. 4. Con il nono, decimo, undicesimo e dodicesimo motivo di ricorso il R. lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5 – violazione della legge sostanziale e processuale, nonchè omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti. Ciò per avere la commissione tributaria regionale ritenuto regolarmente notificate le cartelle in questione, nonostante che: – la cartella n. (OMISSIS) fosse stata consegnata a tal D.G.A., qualificatosi come “zio” del ricorrente, senza peraltro che sussistesse alcun rapporto di parentela, vicinato o conoscenza tra esso ricorrente e quest’ultimo soggetto; – la cartella n. (OMISSIS) fosse stata notificata, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 60, lett. e), mediante affissione dell’avviso di deposito all’albo comunale, nonostante che fosse nota, come da certificato storico di residenza prodotto in giudizio, la residenza di esso ricorrente nel Comune di consegna; – la cartella n. (OMISSIS) risultasse consegnata nelle mani di tal M.G. in qualità di portiere dello stabile, trattandosi invece di soggetto addetto a mere funzioni di pulizia, e non di portierato.

Le doglianze sono infondate.

Nel ritenere che Equitalia avesse “legittimamente dato prova di aver correttamente notificato le cartelle di pagamento poste a base dell’impugnata iscrizione di ipoteca”, la commissione tributaria regionale ha implicitamente rigettato le eccezioni mosse dal contribuente con specifico riguardo – questa volta – alle singole cartelle prodromiche.

La decisione del giudice territoriale, in ogni caso, deve ritenersi indenne dalle censure che le vengono qui mosse dal R., perchè conforme all’orientamento di legittimità in materia.

Per quanto concerne la notificazione mediante consegna allo “zio” del destinatario, rileva che tale consegna venne effettuata presso la residenza del contribuente, ed in forza di una dichiarazione di parentela (riportata in relata) che era onere di quest’ultimo smentire. Si è in proposito affermato (Cass. 3906/12; 14366/07 ed altre) che la dimostrazione dell’insussistenza del rapporto di parentela tra il destinatario dell’atto e la persona che risulti indicata come consegnataria nella relata di notificazione grava sul destinatario che contesti la regolarità di quest’ultima. E tale dimostrazione è chiamata a superare l’apparente oggettività di una relazione personale e di famiglia la quale – ancorchè riferita dal consegnatario all’agente della notificazione, e da quest’ultimo riportata con attestazione che non è frutto della sua diretta percezione, bensì di notizie a lui fornite, così da non essere assistita da fede privilegiata – è tuttavia in grado di ingenerare quantomeno una presunzione juris tantum di sussistenza di uno stretto rapporto con l’effettivo destinatario e, conseguentemente, di regolare trasmissione a questi del plico preso in consegna. Va inoltre aggiunto come l’inesistenza del rapporto di parentela – nel caso di specie solo genericamente contestato – debba essere smentito con rigorose modalità di prova; tale non essendo nemmeno la produzione di uno stato integrale di famiglia, il cui contenuto negativo non escluderebbe, di per sè, il suddetto rapporto (Cass. 3906/12 cit. ed altre). Ferma restando la consegna al congiunto, non sussisteva il presupposto per l’ulteriore adempimento dell’avviso al destinatario a mezzo di lettera raccomandata, così come previsto – per i soggetti di cui al comma 3 – dal comma 4 dell’art. 139 c.p.c..

Per quanto concerne la notificazione mediante deposito nella casa comunale, la censura fa innanzitutto difetto della ricostruzione di quanto attestato dall’agente notificatore; necessaria anche al fine di integrare il requisito di autosufficienza e specificità del motivo di ricorso. Parimenti inidonea essa si palesa nel generico riferimento alle risultanze anagrafiche storiche, che non vengono riportate e che non vengono precisate nella modalità e sede della loro produzione in giudizio. Ciò impedisce di esercitare – con i caratteri di concentrazione ed immediatezza connaturati al giudizio di legittimità – il sollecitato controllo. Tanto più a fronte della puntuale controdeduzione di Equitalia, secondo cui il deposito della casa comunale sarebbe stato nella specie imposto dall’attestazione di formale “irreperibilità” (e non di mera e momentanea assenza) risultante dalla notificazione tentata presso la residenza del contribuente il 26 novembre 2007.

Per quanto concerne la cartella notificata a mani del portiere dello stabile, ricorre l’insegnamento di cui in Cass. 7827/05 secondo il quale, in caso di notificazione ai sensi dell’art. 139 c.p.c., comma 3, la qualità di portiere di chi ha ricevuto l’atto si presume “juris tantum” dalle dichiarazioni recepite dall’ufficiale giudiziario nella relata di notifica; incombendo sul destinatario dell’atto, che contesti la validità della notificazione, l’onere di fornire la prova contraria ed, in particolare, di allegare e provare l’inesistenza della suddetta qualità. Altre pronunce – ponendosi sempre sulla stessa linea – hanno chiarito che la non rispondenza al vero della dichiarazione resa dal sedicente portiere all’agente notificatore deve essere, non soltanto allegata, ma dimostrata dal destinatario che contesti la regolarità della notifica; fermo restando che non è richiesto all’agente notificatore che abbia raccolto ed attestato l’informazione sull’esistenza del rapporto di portierato, di effettuare ricerche di sorta sull’effettività di quest’ultimo. Anche in questo caso, in definitiva, la censura appare del tutto generica sulle concrete modalità che connotano la notificazione contestata; e, comunque, essa non è mirata sull’aspetto fondamentale costituito dall’avvenuta deduzione specifica in giudizio di prove che, ove disposte, avrebbero imposto una decisione certamente diversa, perchè tali da smentire la qualità dichiarata dal consegnatario all’agente notificatore.

p. 5. Con il tredicesimo motivo di ricorso il R. deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c.; per avere la commissione tributaria regionale ritenuto provata (ad onere di Equitalia) la regolare notificazione delle cartelle, nonostante che l’esattore non avesse prodotto in giudizio copia integrale delle medesime, ma soltanto le relate di notificazione e gli estratti di ruolo.

Ricorrono anche in ordine a questa doglianza i limiti di specificità ed autosufficienza già per altri versi evidenziati.

Soprattutto, non emerge dal motivo di ricorso che tra i motivi di opposizione all’iscrizione ipotecaria (del resto ben evidenziati in sentenza, nella parte espositiva dello svolgimento del giudizio), e poi riprodotti in appello, sussistesse anche quello specificamente concernente la difformità di contenuto tra gli estratti di ruolo prodotti in giudizio e le cartelle notificate; del resto, necessariamente riproduttive dell’estratto di ruolo (Cass. nn. 11794/16; 11141/15; 11142/15; SSUU 19704/15). In difetto di allegazione della formulazione in corso di causa di specifica contestazione sul punto, non trova riscontro l’affermazione secondo cui Equitalia non avrebbe fornito la prova della rispondenza contenutistica delle cartelle, mediante produzione integrale delle medesime. Dal che deriva come la commissione tributaria regionale – assumendo a base decisoria la presunzione di conformità delle cartelle agli estratti di ruolo – non abbia fatto altro che applicare il principio generale ex art. 115 c.p.c., secondo cui il giudice deve porre a fondamento della decisione non soltanto le prove proposte a dimostrazione dei fatti “contestati”, ma anche i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita. Ciò detto, non trova nemmeno riscontro – per le già indicate ragioni – l’affermazione censoria secondo cui il vizio lamentato si sarebbe risolto nella violazione dell’art. 2697 c.c., con indebito accollo al contribuente della prova del contenuto delle cartelle, e dell’effettiva rispondenza di queste ultime al contenuto dei plichi notificati.

PQM

LA CORTE

– rigetta il ricorso;

– condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione che liquida in Euro 7.000,00, oltre rimborso forfettario spese generali ed accessori di legge.

– v.to il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012;

– dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile, il 2 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 24 febbraio

2017

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