Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4806 del 15/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 15/02/2022, (ud. 09/07/2021, dep. 15/02/2022), n.4806

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. CENICCOLA Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13292/2015 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12;

– ricorrente –

contro

M.B., (C.F.);

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del

Friuli-Venezia Giulia, n. 513/09/14, depositata l’11 dicembre 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 9 luglio 2021

dal Consigliere Relatore Filippo D’Aquino.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Il contribuente M.B. ha impugnato alcuni avvisi di accertamento, redatti con metodo sintetico a termini del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, commi 4 – 6, relativi ai periodi di imposta 2006 e 2007. L’Amministrazione finanziaria aveva in precedenza notificato al contribuente altro avviso con medesima metodologia, relativo al periodo di imposta 2005, successivamente definito con adesione. Il contribuente ha contestato l’applicabilità di alcuni elementi di capacità contributiva, deducendo l’inutilizzabilità degli incrementi patrimoniali relativi al biennio 2009 – 2010 in virtù dell’intervenuta novella di cui al D.L. 31 maggio 2010, n. 78.

A seguito di annullamento parziale da parte dell’Ufficio in autotutela degli atti impugnati con conseguente rideterminazione del reddito accertato, la CTP di Udine ha accolto il ricorso del contribuente. La CTR del Friuli-Venezia Giulia, con sentenza in data 11 dicembre 2014, ha rigettato l’appello dell’Ufficio. Ha evidenziato il giudice di appello, per quanto qui rileva, che parte degli incrementi patrimoniali conteggiati nel 2006 provenissero dalla ripartizione nei quattro anni precedenti di investimenti avvenuti negli anni 2008, 2009, 2010. Pur riconoscendo l’imputabilità dell’incremento relativo all’anno 2008, la CTR ha ritenuto, quanto agli investimenti degli anni 2009 – 2010, che gli stessi non potessero imputarsi ai suddetti periodi di imposta, non risultando applicabile la presunzione di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 5, per effetto della novella di cui al D.L. n. 78 del 2010. Pertanto, la CTR ha ritenuto venuto meno lo scosta mento di almeno il 25% per i periodi di imposta 2005 – 2007, con conseguente annullamento degli atti impugnati.

Propone ricorso per cassazione l’Ufficio affidato a un unico motivo; il contribuente intimato non si è costituito in giudizio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con l’unico motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38 e D.L. n. 78 del 2010, art. 22convertito dalla L. 30 luglio 2010 n. 122, nella parte in cui la sentenza impugnata ha escluso dal calcolo delle quote inerenti l’periodi di imposta 2006 e 2007 due spese per incrementi patrimoniali effettuate nel 2009 e nel 2010. Evidenzia il ricorrente che nel giudizio di appello erano residuati all’attenzione del giudice – quali elementi indicativi di capacità contributiva – l’acquisto di un immobile nel 2008 (valutato favorevolmente dal giudice di appello) e gli acquisti di due partecipazioni in società di capitali negli anni 2009 e 2010, così applicando retroattivamente la disciplina del nuovo redditometro di cui al D.L. n. 78 del 2010. Deduce il ricorrente che l’applicazione retroattiva del D.L. n. 78 del 2010 è contraria alla lettera dell’art. 22 D.L. ult. cit., oltre che alla consolidata interpretazione di questa Corte.

2. Il ricorso è fondato. Dispone il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 5, nella formulazione pro tempore, che “qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti”. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, in tema di accertamento sintetico dei redditi per i quali il termine per la presentazione della dichiarazione fosse già scaduto alla data di entrata in vigore del D.L. n. 78 del 2010, art. 22, comma 1, che ha novellato il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 5, l’Ufficio può avvalersi della presunzione legale relativa, posta nella previgente formulazione di detta disposizione, secondo la quale la spesa per incrementi patrimoniali si considera sostenuta con redditi conseguiti in quote costanti nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti (Cass., Sez. VI, 16 maggio 2017, n. 12207). Ne deriva, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di appello, la piena legittimità dell’operato dell’Ufficio, il quale ha agito secondo il disposto del D.P.R. n. 600 cit., previgente art. 38, comma 5, a mente del quale qualora l’Ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata è stata effettuata e nei quattro anni precedenti, salva la prova contraria che il maggior reddito è costituito, in tutto o in parte, da redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (Cass., Sez. V, 6 febbraio 2019, n. 3403). La sentenza impugnata non ha fatto buon governo dei suindicati principi.

3. Il ricorso va, pertanto, accolto e la sentenza cassata, con rinvio alla CTR a quo, la quale dovrà considerare le spese per incrementi patrimoniali effettuate negli anni 2009 e 2010; al giudice del rinvio è demandata anche la liquidazione delle spese processuali di questo giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata con rinvio alla CTR del Friuli-Venezia Giulia, in diversa composizione, anche per la regolazione e la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 9 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2022

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