Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4795 del 26/02/2010

Cassazione civile sez. I, 26/02/2010, (ud. 27/05/2009, dep. 26/02/2010), n.4795

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. SALME’ Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. FITTIPALDI Onofrio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul primo ricorso R.G. 25157/06 proposto da:

B.M., elettivamente domiciliata in ROMA, presso la CORTE

DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avv. FERRANTE MARIANO,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro-tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

sul secondo ricorso R.G. 2516 3/06 proposto da:

R.B., elettivamente domiciliata in ROMA, presso la CORTE

DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’av. MARIANO FERRANTE,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro-tempore,

elettivamente domiciliato m ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, Che lei rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

sul terzo ricorso R.G. 25167/06 proposto da:

G.A., elettivamente domiciliata in ROMA, presso la

CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avv. MARIANO

FERRANTE, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro-tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

avverso il decreto nei procedimenti iscritti ai n.ri 53086, 53087,

53088, 53089 e 53090 del 2004 della Corte d’Appello di ROMA del

6.6.08, depositato l’8.09.05;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27.05.09 dal Consigliere Relatore Dott. Giuseppe SALME’.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. Carlo DESTRO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con decreto dell’8 settembre 2005 la corte d’appello di Roma ha rigettato il ricorso ai sensi della L. n. 89 del 2001 che B. M. e altri hanno proposto per ottenere l’indennizzo del pregiudizio morale derivante dall’irragionevole durata di una causa previdenziale iniziata davanti al tribunale del lavoro di Nola con ricorso del 17 dicembre 1999 deciso con sentenza del 20 maggio 2004 affermando che doveva escludersi l’esistenza del danno lamentato attese la modesta entità della pretesa e gli ampi margini di incertezza sulla fondatezza della domanda (avente ad oggetto la riliquidazione dell’indennità di disoccupazione agricola) derivante dalla circostanza che alla data di proposizione della domanda stessa era stata emanata una norma, di interpretazione autentica con la L. n. 144 del 1999, art. 45, comma 21.

La B. ha proposto ricorso per cassazione richiamando l’orientamento giurisprudenziale secondo cui il danno morale è conseguenza normale della durata irragionevole del giudizio e che lo stesso non è escluso dalla modesta entità economica della pretesa che può solo rilevare ai fini della quantificazione dell’indennizzo.

Ricorsi di identico contenuto avverso lo stesso provvedimento della corte d’appello di Roma sono stati proposti da R.B. e da G.A.. Il Ministero della giustizia resiste con separati controricorsi.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

I ricorsi proposto nei confronti dello stesso provvedimento e basati su identici motivi possono essere riuniti. I ricorsi non sono ammissibili. Infatti il provvedimento impugnato si fonda su due autonome rationes decidendi, la modesta entità economica della pretesa e la consapevolezza dell’infondatezza delle domande, ciascuna delle quali è astrattamente idonea a giustificare la decisione, mentre le ricorrenti hanno fatto oggetto di censura solo quella relativa alla scarsa rilevanza economica della pretesa. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La corte, riuniti i ricorsi, li dichiara inammissibili e condanna ciascuna delle ricorrenti al pagamento delle spese che si liquidano in Euro 900,00 per onorari oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della struttura centralizzata per l’esame preliminare dei ricorsi, Sezione Prima Civile, il 27 maggio 2009.

Depositato in Cancelleria il 26 febbraio 2010

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