Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4785 del 14/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 14/02/2022, (ud. 25/11/2021, dep. 14/02/2022), n.4785

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19631-2016 proposto da:

REGIONE CALABRIA, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SABOTINO 12, presso lo studio

dell’avvocato GRAZIANO PUNGI’, rappresentata e difesa dall’avvocato

ANTONELLA COSCARELLA;

– ricorrente –

contro

S.R.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA

GIULIANA n. 80, presso lo studio dell’avvocato ANNAISA GARCEA,

rappresentata e difesa dagli avvocati RAIMONDO GARCEA, GIUSEPPE

SARDANELLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 451/2016 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 03/05/2016 R.G.N. 916/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

25/11/2021 dal Consigliere Dott. SPENA FRANCESCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte d’appello di Catanzaro, con sentenza del 3 maggio 2016, confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede, che aveva accolto la domanda proposta da S.R.A., dipendente della Regione Calabria, per il ricalcolo della indennità supplementare prevista dalla L.R. CALABRIA n. 8 del 2005, art. 7, per l’adesione alla proposta di esodo anticipato e per la condanna del datore di lavoro ad includere nella retribuzione mensile posta a base del computo il rateo della tredicesima mensilità.

2. La Corte territoriale osservava che la norma cui alla L.R. CALABRIA n. 15 del 2008, art. 44, comma 2, di interpretazione autentica della predetta L.R. n. 8 del 2005, art. 7, comma 6 – con la quale la tredicesima era stata espunta dal computo dell’indennità supplementare – era stata dichiarata illegittima con sentenza n. 271/2011 dalla Corte Costituzionale, per avere realizzato, con efficacia retroattiva, una sostanziale modifica della normativa precedente, incidendo in modo irragionevole sul legittimo affidamento nella sicurezza giuridica.

3. Tanto premesso, il giudice dell’appello riteneva infondata la tesi della Regione, secondo cui la clausola contenuta nell’art. 5 del contratto di risoluzione del rapporto di lavoro, conteneva a livello individuale la pattuizione di non includere nella base di calcolo il rateo della tredicesima mensilità. Osservava che la clausola era nulla ai sensi dell’art. 1418 c.c., in quanto contraria alla norma imperativa della L.R. n. 8 del 2005, art. 7.

4. Osservava che il carattere imperativo del suddetto L.R. CALABRIA n. 8 del 2005, art. 7, commi 1 e 6, derivava dalla natura retributiva dell’incentivo all’esodo, con conseguente nullità parziale del contratto di risoluzione (nel punto in cui derogava alla inclusione nel computo dell’indennità del rateo di tredicesima mensilità), rilevabile d’ufficio.

7. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza la REGIONE CALABRIA, sulla base di quattro motivi di censura; ha resistito con controricorso S.R.A., illustrato mediante memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la REGIONE CALABRIA ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione dell’art. 1322 c.c., assumendo che con l’accettazione della risoluzione del rapporto di lavoro in cambio del pagamento di una somma di denaro determinata nell’ammontare, il lavoratore aveva consapevolmente rinunciato all’inclusione della 13^ mensilità nella base di calcolo, nell’ambito di diritti disponibili.

2. Ha esposto che nel contratto e nella allegata scheda di calcolo si indicava l’importo della indennità e la retribuzione mensile lorda posta a base del computo, accettati dalla dipendente senza riserve.

3. Con il secondo mezzo la REGIONE CALABRIA ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – violazione dell’art. 101 c.p.c., lamentando che il rilievo ufficioso della nullità parziale del contratto avrebbe imposto giudice di sollecitare il contraddittorio sulla questione.

4. Con la terza censura la ricorrente ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – la violazione e falsa applicazione degli artt. 1418 e 1339 c.c. e dell’art. 1419 c.c., comma 2, contestando la affermata natura di norma imperativa della L.R. CALABRIA n. 8 del 2005, art. 7, commi 1 e 6, con la conseguenza che non poteva essere dichiarata la nullità dell’art. 5 del contratto individuale per avere derogato ad essa.

5. I tre motivi, che possono essere trattati congiuntamente per la connessione che li lega, sono infondati.

6. Le questioni prospettate nel ricorso sono state già affrontate dalla sentenza di questa Corte n. 1748/2017 e da successive numerose ordinanze (tra le altre: Cass. n. 10307/2018; n. 12157/2018; n. 14185/2018; n. 19248/2018; n. 19250/2018 e n. 6276/2019), alle cui motivazioni si rinvia, in quanto integralmente condivise.

7. Nei precedenti citati si è ritenuto che nel concetto di “retribuzione lorda” previsto dalla L.R. CALABRIA 2 marzo 2005, n. 8, art. 7, deve essere inclusa la 13 mensilità: dunque il dato normativo, nell’unica sua interpretazione possibile – (come evidenziato anche dalla Corte Costituzionale nel dichiarare illegittima, con sentenza n. 271/2001, la norma di interpretazione autentica di cui alla L.R. CALABRIA 13 giugno 2008, n. 15, art. 44, che disponeva in senso contrario)-depone nel senso della fondatezza della pretesa dei dipendenti.

8. Non rileva, invece, il fatto che il contratto individuale di risoluzione del rapporto di lavoro non prevedesse espressamente la inclusione nel calcolo della indennità del rateo della 13 mensilità, in quanto quest’ultima è strettamente inerente alla nozione di “stipendio o salario” ed è compresa nella nozione di stipendio tabellare.

9. In questa prospettiva, la declaratoria di nullità dell’art. 5 del contratto individuale pronunciata dal giudice dell’appello è del tutto impropria. La clausola, come accertato in sentenza ed allegato in ricorso, si limitava ad effettuare il calcolo delle somme dovute.

10. Non vi è dunque alcuna questione di violazione della autonomia negoziale delle parti, che non hanno inteso disciplinare l’istituto in difformità dal modello legale ma effettuare una mera quantificazione dell’importo dovuto, senza disporre del relativo diritto.

11. La declaratoria di nullità, comunque, non incide sulla correttezza dell’impianto della motivazione né sul dispositivo della sentenza impugnata, che risulta conforme a diritto sicché non ne va disposta la cassazione ma la correzione della motivazione, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., u.c.).

12. Rimane così assorbita la questione relativa alla mancata attivazione del contraddittorio.

13. Con il quarto motivo la REGIONE CALABRIA ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione dell’art. 11 preleggi e della L.Cost. n. 87 del 1953, art. 30, censurando la sentenza impugnata per avere ritenuto rilevante nella fattispecie di causa la sentenza della Corte costituzionale n. 271 del 2011 benché si trattasse di rapporto esaurito.

14. Il motivo è infondato.

15. Anche in ordine tale motivo, vanno richiamati i precedenti di questa Corte sopra citati, nei quali si è ribadito che il principio che gli effetti dell’incostituzionalità non si estendono ai rapporti ormai esauriti riguarda le sole ipotesi in cui sia formato il giudicato, si sia verificato altro evento cui l’ordinamento collega il consolidamento del rapporto medesimo ovvero si siano prodotte preclusioni processuali, decadenze o prescrizioni non direttamente investite, nei loro presupposti formativi, dalla pronuncia d’incostituzionalità, ipotesi non ricorrenti in causa, giacché il pagamento della indennità, in misura parziale, non determina alcun consolidamento del rapporto.

16. Conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato e la Regione condannata al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano come da dispositivo

17. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 200 per spese ed Euro 3.000 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge, con attribuzione.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 25 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2022

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA