Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4781 del 14/02/2022

Cassazione civile sez. I, 14/02/2022, (ud. 06/10/2021, dep. 14/02/2022), n.4781

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23123/2020 proposto da:

A.M.A., elettivamente domiciliato in Roma Via Del

Casale Strozzi, 31 presso lo studio dell’avvocato Barberio Laura che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato Veglio Maurizio;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso il provvedimento del GIUDICE DI PACE di TORINO, depositato il

20/07/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/10/2021 dal Cons. FIDANZIA ANDREA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il giudice di Pace di Torino, con decreto del 20.7.2020, ha convalidato il trattenimento di A.M.A. presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri “(OMISSIS)” di Torino.

Il giudice di Pace ha osservato, in ordine ai presupposti di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, che non erano emersi elementi tali da far ritenere l’illegittimità del decreto di espulsione, né era stata documentata alcuna circostanza di cui alla L. cit., art. 19, mentre, in ordine ai presupposti di cui alla L. cit., art. 14, che al momento non era disponibile idoneo vettore ed era necessari acquisire documento valido per l’espatrio.

Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso per cassazione A.M.A. affidandolo a cinque motivi. L’amministrazione intimata non ha svolto difese.

Il ricorrente ha deposito la memoria ex art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo è stata dedotta la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 1, art. 3 CEDU, art. 19, comma 2 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea sul rilievo della illegittimità del decreto di convalida del trattenimento per violazione del divieto assoluto di espulsione per rischio di persecuzione e/o tortura in Somalia.

2. Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 112 c.p.c., D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 4, art. 111 Cost., per omessa pronuncia in ordine alla richiesta di rigetto della convalida del trattenimento per violazione del divieto assoluto di espulsione per rischio di persecuzione e/o tortura in Somalia.

3. Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione del D.L. n. 34 del 2020, art. 103, comma 11, conv. nella L. n. 77 del 2020, D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 13 e 14, sul rilievo della illegittimità del decreto di convalida del trattenimento per violazione della sospensione dei procedimenti penali e amministrativi nei confronti dei cittadini stranieri disposta dalla normativa in tema di emersione dei rapporti di lavoro.

4. Con il quarto motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 112 c.p.c., D.L. n. 34 del 2020, art. 103, comma 11, conv. nella L. n. 77 del 2020, D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 13 e 14, per omessa pronuncia in ordine alla richiesta di rigetto della convalida del trattenimento per la sospensione dei procedimenti penali e amministrativi nei confronti dei cittadini stranieri disposta dalla normativa in tema di emersione dei rapporti di lavoro.

5. Con il quinto motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4 in relazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 4, 15 par. 2 dir. 2008/115/CE, art. 111 Cost., comma 6, nonché motivazione apparente del provvedimento di convalida del trattenimento.

Espone il ricorrente che la motivazione “non sono emersi elementi tali da far ritenere l’illegittimità del decreto di espulsione, né era stata documentata alcuna circostanza di cui all’art. 19 TUI” costituisce una mera formula di stile utilizzata dal Giudice di Pace di Torino, alla quale non corrisponde alcuna valutazione specifica del caso in esame.

Il decreto impugnato non offre alcuna risposta alle specifiche censure sollevate dalla difesa (e riportate nei primi due motivi del ricorso), rivelandosi viziato da una motivazione apparente, non dandosi conto dell’iter logico-argomentativo seguito dal giudicante.

6. Il quinto motivo, da esaminarsi per primo per una questione di priorità logica, è fondato.

Va osservato che correttamente il Giudice di Pace, in sede di convalida del trattenimento del cittadino straniero, si è posto la questione della legittimità del provvedimento di espulsione. In proposito, infatti, è orientamento consolidato di questa Corte (vedi Cass. n. 7823/2019; Cass. n. 5750/2017) che, il giudice, in sede di convalida del decreto di trattenimento dello straniero raggiunto da provvedimento di espulsione, è tenuto, alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, in relazione all’art. 5 par. 1 della CEDU (che consente la detenzione di una persona, a fini di espulsione, a condizione che la procedura sia regolare), a rilevare incidentalmente, per la decisione di sua competenza, la manifesta illegittimità del provvedimento espulsivo, che può consistere anche nella situazione di inespellibilità dello straniero.

Tuttavia, il Giudice di Pace, ha omesso di indicare del tutto l’iter logico-argomentativo che supportasse la sua valutazione di legittimità del decreto di espulsione in oggetto e di insussistenza dei presupposti di cui all’art. 19 T.U.I., utilizzando una clausola di stile valida per una qualsiasi causa, incorrendo così in una motivazione apparente, non idonea a soddisfare “il minimo costituzionale” richiesto da questa Corte a partire dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 8053/2014.

2. I primi quattro motivi ed il sesto, avente ad oggetto la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 5, art. 111 Cost. e nullità del provvedimento di convalida per motivazione apparente, sono assorbiti.

Il decreto impugnato deve essere quindi cassato senza rinvio.

Le spese di entrambi i gradi del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

PQM

Accoglie il quinto motivo, assorbiti gli altri, cassa senza rinvio il provvedimento impugnato.

Condanna l’intimato al pagamento delle spese del procedimento di merito, da liquidarsi in Euro 1000,00, e del presente giudizio di legittimità, da liquidarsi in Euro 2.700,00, di cui Euro 200, per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 6 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2022

 

 

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