Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4780 del 14/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 14/02/2022, (ud. 22/12/2021, dep. 14/02/2022), n.4780

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5322-2020 proposto da:

I.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dagli avvocati MASSIMO CARLO SEREGNI, TIZIANA ARESI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI VERONA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 2358/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 06/06/2019 R.G.N. 2447/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/12/2021 dal Consigliere Dott.ssa PONTERIO CARLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte d’appello di Venezia ha respinto l’appello proposto da I.A., cittadino nigeriano, avverso l’ordinanza del Tribunale che, confermando il provvedimento emesso dalla competente Commissione Territoriale, aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

2. Il richiedente aveva narrato di essere nato in Nigeria, nell’Edo State, di essere cristiano; che nel febbraio del 2011 un suo cugino era stato ucciso da fulani musulmani, che avevano devastato i terreni infierendo sui cristiani riuniti, uccidendone tanti e distruggendo le loro case; che verso la fine del 2012 un suo zio si era offerto di portarlo a Lagos per farlo lavorare, proponendogli poi di compiere attività criminali legate ad una banda di rapitori; che nei giorni successivi uno stregone, capo della magia nera, lo aveva iniziato al culto diffuso tra i rapitori per non far rivelare i segreti; che era riuscito a fuggire, recandosi in Libia dove era rimasto per un anno, e poi in Italia; che aveva timore di rientrare nel paese di origine per le reazioni dello zio.

3. La Corte d’appello ha giudicato non credibile il racconto del richiedente per la genericità e contraddittorietà dei fatti narrati e per l’assenza di tutti i requisiti richiesti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3. Ha escluso, comunque, che ricossero i presupposti dello status di rifugiato sul rilievo che la vicenda narrata non comprovasse un pericolo connesso a persecuzioni per motivi religiosi o politici, bensì rivelasse un episodio di natura privatistica, legato ai contrasti con lo zio e con l’intenzione di questi di coinvolgere l’attuale ricorrente in una banda di rapitori.

4. La Corte ha negato la sussistenza dei presupposti della protezione sussidiaria, di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), ed anche della lett. c), ritenendo, sulla base di plurime fonti informative richiamate, che nella regione di provenienza del richiedente non sussistesse una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato, situazione peraltro neppure posta dal richiedente in connessione causale con la propria fuga; ha infine escluso i requisiti per la protezione umanitaria sottolineando che la situazione descritta non rivelasse una condizione di vulnerabilità soggettiva e che fosse irrilevante il riferimento ai paesi di transito; che, comunque, la forma di protezione umanitaria ha natura transitoria e trova applicazione in situazioni che possono svilupparsi verso un risultato ulteriore e positivo.

5. Avverso tale sentenza il richiedente la protezione ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

6. Il Ministero dell’Interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

7. Col primo motivo di ricorso si denuncia violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, per non avere la Corte di merito valutato il periodo di permanenza del ricorrente nei paesi di transito e le ragioni che lo hanno indotto a fuggire anche dalla Libia e per non avere acquisito informazioni precise e aggiornate anche sui paesi di transito, pur non dubitando della credibilità del ricorrente in ordine al trattamento subito in Libia.

8. Col secondo motivo è dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 , violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5 e art. 14 lett. c). Si assume la falsa applicazione dei citati artt. 3 e 5, nella valutazione delle dichiarazioni del ricorrente; si sostiene che la Corte d’appello non abbia proceduto ad acquisire informazioni aggiornate e attendibili anche in ordine ai paesi di transito; si allega che plurime fonti internazionali riferiscono che bande criminali nigeriane eseguono sui loro affiliati riti voodoo per terrorizzarli e mantenerli sotto controllo; che quanto narrato dal ricorrente sulla figura dello zio è credibile mentre la contraddittorietà e illogicità del racconto è spiegabile in ragione del basso livello di scolarizzazione del ricorrente, della età del medesimo al momento degli eventi (16 anni) e del drammatico vissuto durante il viaggio per l’Italia, con la probabile assunzione di sostanze stupefacenti.

9. I motivi di ricorso, che possono essere esaminati unitariamente, si rivelano inammissibili, in quanto formulati con assoluta genericità e senza alcun collegamento delle censure alla fattispecie concreta.

10. Si denuncia la omessa valutazione del trattamento che il ricorrente avrebbe subito nei paesi di transito e, specificamente, in Libia, senza tuttavia che sia in alcun modo esplicitato il contenuto di tale trattamento attraverso allegazioni puntuali, riferite all’esperienza dal medesimo vissuta e non a generiche “voci di come i migranti siano addirittura drogati”.

11. Secondo la giurisprudenza di questa Corte (v. Cass. n. 5287 del 2021; n. 31676 del 2018; n. 29875 del 2018), nella domanda di protezione internazionale, l’allegazione da parte del richiedente che in un Paese di transito (nella specie la Libia) si consumi un’ampia violazione dei diritti umani, senza evidenziare quale connessione vi sia tra il transito attraverso quel Paese ed il contenuto della domanda, costituisce circostanza irrilevante ai fini della decisione, perché l’indagine del rischio persecutorio o del danno grave in caso di rimpatrio va effettuata con riferimento al Paese di origine o alla dimora abituale ove si tratti di un apolide. Il paese di transito potrà tuttavia rilevare per la protezione internazionale (dir. UE n. 115 del 2008, art. 3) nel caso di accordi comunitari o bilaterali di riammissione, o altra intesa, che prevedano il ritorno del richiedente in tale paese. Mentre per la protezione umanitaria potrà essere preso in considerazione laddove si dimostri che le violenze subite nel Paese di transito e di temporanea permanenza del richiedente asilo siano state potenzialmente idonee, quali eventi in grado di ingenerare un forte grado di traumaticità, ad incidere sulla condizione di vulnerabilità della persona (vedi, per tutte: Cass. n. 13096 del 2019).

12. Si denuncia, inoltre, la violazione del dovere di cooperazione istruttoria senza che il ricorrente abbia dimostrato di aver adempiuto al proprio onere di allegazione.

13. E’ costante l’affermazione di questa Corte secondo cui, in tema di protezione internazionale, il richiedente ha l’onere di allegare in modo circostanziato i fatti costitutivi del suo diritto circa l’individualizzazione del rischio rispetto alla situazione del paese di provenienza, atteso che l’attenuazione del principio dispositivo, in cui la cooperazione istruttoria consiste, si colloca non sul versante dell’allegazione ma esclusivamente su quello della prova. Ne consegue che solo quando il richiedente abbia adempiuto all’onere di allegazione sorge il potere-dovere del giudice di cooperazione istruttoria, che tuttavia è circoscritto alla verifica della situazione oggettiva del paese di origine e non alle individuali condizioni del soggetto richiedente (v. Cass. n. 17185 del 2020; n. 17069 del 2018). Analogamente, l’inadempimento all’onere di allegazione impedisce che possa svolgersi il giudizio di comparazione tra la condizione di vulnerabilità a cui il richiedente sarebbe esposto in caso di rimpatrio rispetto al livello di integrazione raggiunto in Italia.

14. Neppure può trovare accoglimento la dedotta violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, atteso che la Corte di merito richiamato e rispettato i canoni legali di interpretazione delle dichiarazioni del richiedente e la struttura “procedimentale” e “comprensiva” del ragionamento argomentativo imposto ai fini del controllo di quelle dichiarazioni, e nel ricorso in esame non è formulata alcuna deduzione specifica su omissioni o mancanze al riguardo.

15. I rilievi svolti conducono alla declaratoria di inammissibilità del ricorso.

16. Nulla va disposto sulle spese atteso che il Ministero non ha svolto attività difensiva.

17. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla in ordine alle spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 22 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2022

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA