Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4766 del 14/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 14/02/2022, (ud. 27/01/2022, dep. 14/02/2022), n.4766

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5310-2021 proposto da:

M.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA PINETA

SACCHETTI, 201, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA FONTANELLA,

che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ROMA CAPITALE (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL

TEMPIO DI GIOVE, 21, rappresentata e difesa, anche disgiuntamente,

dagli Avv.ti Angela Raimondo e Manuela Scerpa;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 18549/2020 del TRIBUNALE di ROMA, depositata

il 23/12/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/01/2022 dal Consigliere Dott. VARRONE LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. M.A. ha proposto ricorso avverso pronuncia del Tribunale di Roma di riforma di sentenza del giudice di pace su opposizione a cartella ex art. 615 c.p.c..

2. Roma Capitale h resistito con controricorso.

3. Su proposta del relatore, ai sensi dell’art. 391-bis c.p.c., comma 4, e art. 380-bis c.p.c., commi 1 e 2, che ha ravvisato la manifesta inammissibilità o infondatezza del ricorso, il Presidente ha fissato con decreto l’adunanza della Corte per la trattazione della controversia in camera di consiglio nell’osservanza delle citate disposizioni.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con due motivi di ricorso si censura la sentenza del Tribunale nella parte in cui ha disposto la compensazione delle spese nei confronti dell’agenzia delle entrate e del Comune di Albano laziale condannando solo l’agente della riscossione, perché il vizio accolto riguardava la dichiarazione di prescrizione del credito per essere decorsi cinque anni dalla notifica delle cartelle.

2. Il Relatore ha avanzato la seguente proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: Il motivo è manifestamente infondato in quanto il principio secondo cui: ” In tema di riscossione tributaria, ove la cartella di pagamento sia annullata per omessa notifica di un atto presupposto, le spese di lite vanno poste, in solido tra loro, a carico dell’ente impositore e del concessionario alla riscossione, che siano stati convenuti insieme dal contribuente, essendo entrambi soccombenti, in base al principio di causalità, rispetto all’opponente, il quale e’, invece, estraneo alla circostanza, rilevante solo nei rapporti interni, per cui il secondo ponga in essere atti dovuti su richiesta del primo” Sez. 6 5, Ordinanza n. 7371 del 22/03/2017 trova deroga quando come, nel caso di specie, l’accoglimento dell’opposizione dipende dalla mancata notifica della cartella di pagamento, attività interamente addebitabile all’agente della riscossione. Ne consegue che, nella specie, non ricorrono le condizioni che impongono la condanna in solido alle spese di lite anche dell’ente impositore. Nel caso citato nella sentenza indicata nella proposta, infatti, si fa riferimento all’ipotesi in cui la cartella di pagamento sia stata annullata per omessa notifica dell’atto presupposto. In tal caso, dunque, l’annullamento è addebitabile all’ente impositore che ne risponde anche nei rapporti interni con l’agente della riscossione.

Si giustifica pienamente, pertanto, la compensazione delle spese nei confronti degli altri enti non soccombenti.

3. Il Collegio condivide la proposta del Relatore.

4. La memoria del ricorrente non aggiunge argomenti nuovi che possano determinare una decisione di accoglimento.

5. Il Collegio rileva altresì che la legittimazione attiva o passiva non è suscettibile di giudicato interno dovendosi rilevare di ufficio l’eventuale difetto di legittimazione. Deve in proposito richiamarsi il seguente principio di diritto: Le contestazioni, da parte del convenuto, della titolarità del rapporto controverso dedotte dall’attore hanno natura di mere difese, proponibili in ogni fase del giudizio, senza che l’eventuale contumacia o tardiva costituzione assuma valore di non contestazione o alteri la ripartizione degli oneri probatori, ferme le eventuali preclusioni maturate per l’allegazione e la prova di fatti impeditivi, modificativi od estintivi della titolarità del diritto non rilevabili dagli atti (Sez. U, Sentenza n. 2951 del 2016).

Ad ogni modo il ricorrente non ha alcun interesse ad impugnare la declaratoria di difetto di legittimazione di Roma Capitale salvo che per un’eventuale condanna alle spese del giudizio anche nei suoi confronti

L’appello del ricorrente, infatti, è stato integralmente accolto quanto alla liquidazione delle spese nei confronti dell’Agente della Riscossione e, dunque, l’unico interesse sotteso alla censura in esame sarebbe quello di una condanna in solido anche nei confronti di Roma Capitale.

Tale interesse, oltre a non essere neanche dedotto dal ricorrente, non sussiste, in quanto secondo la giurisprudenza di questa Corte – richiamata nella proposta – quando la prescrizione del credito è interamente addebitabile all’agente della riscossione le spese devono essere poste esclusivamente a suo carico e per il principio di causalità non ricorrono le condizioni che impongono la condanna in solido dell’ente impositore.

Deve darsi continuità al seguente principio di diritto: L’interesse all’impugnazione, il quale costituisce manifestazione del generale principio dell’interesse ad agire – sancito, quanto alla proposizione della domanda ed alla contraddizione alla stessa, dall’art. 100 c.p.c. – va apprezzato in relazione all’utilità concreta derivabile alla parte dall’eventuale accoglimento del gravame e non può consistere in un mero interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica, non avente riflessi sulla decisione adottata;

sicché è inammissibile, per difetto d’interesse, un’impugnazione con la quale si deduca la violazione di norme giuridiche, sostanziali o processuali, che non spieghi alcuna influenza in relazione alle domande o eccezioni proposte, e che sia diretta quindi all’emanazione di una pronuncia priva di rilievo pratico. (Nella specie, la S.C., enunciando l’anzidetto principio, ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso con il quale, in relazione ad un giudizio di opposizione a cartella esattoriale, si censurava l’omessa pronuncia da parte del giudice di appello sulla applicazione del termine di decadenza previsto dalla L. n. 46 del 1999, art. 24, in luogo di quello previsto dall’art. 617 c.p.c., comma 1, senza però che fosse impugnata la statuizione resa dallo stesso giudice in punto di inammissibilità dell’appello avverso la pronuncia di nullità della notificazione della cartella esattoriale da parte del giudice di primo grado, resa sul presupposto della qualificazione della domanda in termini, appunto, di opposizione agli esecutivi ed ormai passata in giudicato) (Sez. L, Sent. n. 13373 del 2008).

6. La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

7. Ricorrono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater per il raddoppio del versamento del contributo unificato, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione;

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 700 più 200 per esborsi.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della VI-2 Sezione Civile, il 27 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2022

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